QUEI POVERI SECCHIONI

Continua col boom. Di pubblico e critica: ottimi ascolti e ampie stroncature. Il reality di Italia 1 segue il motto “basta che se ne parli”. Fra bene e male, preferiamo essere secondi.

Dici reality, e rispondi stereotipi. Difficile assemblarne così tanti, in un colpo solo. Eppure a Mediaset ci sono riusciti. E per dare maggiore spessore all’esperimento di ingegneria sociale, ne hanno messi due a condurlo. I loro curriculum la dicono lunga: Papi quotidiani, Sarabanda e Papirazzo per lui, Affari di cuore, Scelta d’amore, Bulldozer, per lei.

Enrico Papi e Federica Panicucci sono due che di televisione ne masticano parecchia. Programmi indigesti, per l’appunto, da masticare e poi sputare via. Anche quest’anno non si sono traditi.

Portato in Italia da Endemol, La pupa e il secchione, è un programma che si ispira a The Beauty and The Geek, format ideato dal giovane marito di Demi Moore, Ashton Kutcher, e trasmesso nella versione doppiata da Sky. La produzione italiana va invece in onda su Italia 1, ogni giovedì alle 21, oltre che nelle strisce quotidiane, serale e notturna “hot“.

Nella versione “tarallini e orecchiette con cime di rapa”, sette dottor-so-tutto si confrontano con sette velinette, rinchiusi per un mese e mezzo in una villa del Varesotto, a Travedona Monate (ottima scelta). Scopo del gioco è far trovare gli opposti a metà strada: acculturare le galline e svegliare gli addormentati dell’etere.

I ragazzi, chiamati per cognome, come si fa a scuola, ricalcano i luoghi comuni del maschio eterosessuale più incolto. Hanno dalla loro una simpatia vivace, alti quozienti di intelligenza, lauree in matematica, fisica o ingegneria, ma certo, l’espressione e la goffaggine sono un po’ da tontoloni. Per la prova settimanale vengono agghindati da pugili, ma poi non riescono nemmeno a fare una capriola o a saltare la corda. Scroccano baci impietositi della crocerossina Panicucci, scivolano, rincorrono nuovamente la malcapitata e la baciano di rapina. Appena escono dal recinto culturale, sono bersaglio facile per le belle (che a loro volta sono un gol a porta vuota per chi le sente parlare). Le eccezioni sono due: (Giuseppe) Congedo, il più intraprendente, e (Francesco) Pace, ben più carino degli altri. Pace è però in coppia con la supercafona Lory, una che fa il conto di quante migliaia di euro prenderà con le ospitate in discoteca e che si diverte a slesbicare con Nora (la pupa di Congedo) per meglio applicare la sua tecnica di seduzione polisensoriale: vedere, sentire (rigorosamente in barlettano), annusare, ma non toccare e non gustare.

Le ragazze sono lo specchio della televisione che rappresentano: un bel contenitore, dal contenuto inesistente. Le ambizioni non si sprecano: diventare la sosia ufficiale di Paris Hilton, partecipare a un reality, fare la showgirl, diventare stilista di biancheria sexy (se ci è riuscita Valeria Marini…). Sugli interessi, si fanno compatte. Ne hanno uno solo. Lo shopping. In compenso, per la gioia dei porno-zapper etero, si esibiscono in docce frequenti o nell’ormai consumato lavaggio dell’auto. Le vedi tutte e sette, per mezz’ora, contorcersi, strusciarsi e insaponarsi sul cofano di un’auto – che per il prosieguo del gioco non ha nessuna utilità – e ti senti quasi un poveretto senza classe, se ti ripensi in braghe corte, infradito e canna dell’acqua in mano.

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Alcuni si domandano se siano davvero così oche. Chiedi dov’è l’Abruzzo e ti guardano sbigottite, chiedi chi è Rita Levi Montalcini e pensano sia la madre di Berlusconi, parli di Dante Alighieri e te lo descrivono come un capo indiano. Roba da far incazzare anche uno serafico e mansueto come Vittorio Sgarbi, quando la belloccia fa scena muta sul Barocco.

Il critico d’arte è, fra gli opinionisti, il più creativo. Pronuncia a mezza voce frasi tipo: «Se non mi avessero pagato profumatamente, non sarei mai intervenuto in questa cagata»…

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Il critico d’arte è, fra gli opinionisti, il più creativo. Pronuncia a mezza voce frasi tipo: «Se non mi avessero pagato profumatamente, non sarei mai intervenuto in questa cagata», getta a terra un pc portatile, esce dallo studio, risponde al telefonino. Un tocco dissacratorio al requiem degli ospiti. Gli altri giurati, alcuni dei quali giocano alle belle statuine e non vengono mai inquadrati, sono la prezzemolona Platinette, asso pigliatutto dei reality; il critico Gianluca Nicoletti, un Mapplethorpe costretto alla macchina usa&getta; l’ex deputata Alessandra Mussolini (dopo il suo «meglio fascista che frocio», eravamo già felici di essercene sbarazzati dal Parlamento italiano, ma ahinoi, la volgarità fa sempre audience). Da non trascurare Maria Monsè, forse chiamata per dare consigli alle miss su come fare carriera. Resa celebre da Massimo Giletti, con le sue perle di saggezza e filosofia ontologica, denominate Il Monsè pensiero, aveva fatto il giro dei giornali lo scorso giugno, grazie alle tenere definizioni di “bella porcella” e “porcella doc” con le quali la descriveva Salvo Sottile, il portavoce di Gianfranco Fini. Trombata (sic!) dalla Rai, in seguito allo scandalo di Vallettopoli, ci hanno pensato dall’altra parte a riciclarla.

Alcuni Albert Einstein si sono dichiarati vergini. Bene, mettiamoli a dormire ognuno con una ragazzetta, per vedere di nascosto l’effetto che fa! E qualche cervellone, con la scusa del letto in pendenza, inizia ad avvicinarsi. «Me la dai?» chiede candido candido Congedo alla sua Nora.

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Le pupe, intanto, commentano sconsolate nei loro ginecei, quanto poco bulli siano gli ingegneri e li definiscono «faccia da pesce lesso», «cesso», «sfigato», o «sfigò», nella versione omaggio all’ultimo concorrente entrato, Spinò, o altre amenità, anche vis-à-vis: «sei insulso» (e lei?); «sei un cadavere», «io mi faccio i fighi». Certo, nulla in confronto alla drammaturgia della ex schedina Elisa, dopo essere stata scelta dallo studente di medicina Del Monte (costretto, lui, a scegliere perché nessuna se lo prendeva).

Del Monte si è poi messo in luce come probabile gay. Ha confidato di essere attratto dagli uomini ma di non essersi mai spinto oltre ad un bacio con la sua ex ragazza. Sul sito di Mediaset, descrive la sua donna ideale come «dolce, romantica, ‘posata’, educata ed elegante. Magra e non appariscente» ma poi nel reality si fa truccare, dicendo che non gli dispiacerebbe vestirsi da donna. I costumisti lo accontentano nella terza puntata. Nessuna minigonna o top, ma una polo variopinta e una paio d’occhiali da sole che, assieme al defilé sculettante, sono un coming out senza troppi indugi.

Nelle prove di cultura settimanali, il teatrino si avvalora della presenza di Papi: si agita, si accalora, suda come una fontana, proprio come Bonolis o Lippi quando estraevano parole impossibili al povero Laurenti. Il ritmo si dilata. Per sapere dalla pupa a chi appartiene il faccione sul teleschermo, si impiegano cinque minuti. Che nella percezione dello spettatore corrispondono a cinque ore.

Poi ci sono i dialoghi, scarni, ma densi di significato: «Tu russi»; «E tu scoreggi»; «Dove si mette l’ukulele? E l’organo?». Sono una sinfonia di bip bip, il suono che riproduce la classica suoneria da sms. Ogni parolaccia è un bip bip. Se per caso non hai visto scorrere gli sms del pubblico nella parte alta (e non bassa) dello schermo e ti sei dimenticato che pure tu puoi contribuire al successo mediatico della pr numero uno della riviera romagnola o dell’enigmista Monti, quei bip bip stanno lì, a ricordartelo. Qualcuno da casa manda messaggini più seri che faceti: «Monti e Rampi, meglio di Costa e Interrante».

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Per far prendere confidenza al pubblico con i prossimi divi del video, ognuno di loro è accompagnato da una didascalia. Per le donne: modella di lingerie; aspirante sosia di Paris Hilton; miss cubista 2005; miss calendario. Per gli uomini: astrofisico, mai stato fidanzato; campione di enigmistica, non ha mai baciato; latinista, non ha mai fatto l’amore; poeta e storico, vergine. Un pedigree delle (non) abitudini sessuali.

Come se non bastasse, pupe e secchioni sono diventati i nuovi eroi del contenitore Buona Domenica: ad ogni eliminazione te li ritrovi in studio, accolti da applausi, cori, lazzi. Così, intorpidito dalla digestione sul divano, ti svegli al richiamo delle note di Macho Man dei Village People. Apri gli occhi e vedi, con camminata incerta, entrarti in salotto Rampinelli. La Perego e la Panicucci perorano la sua causa e lui elemosina da Mary un bacio sulle labbra, accompagnato dal classico coro: “Bacio, bacio, bacio!”.

Trash, che più trash non si può. Quattro belle su sette sono pugliesi. Appello al governatore Nichi Vendola: faccia qualcosa, la preghiamo!

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di Matteo Bandini