Rita Dalla Chiesa: “Il razzismo è una forma di idiozia”

Partendo da un caso reale la nota conduttrice di Forum affronta le tematiche dell’omosessualità, delle famiglia e del pregiudizio. E al Gay Pride ci andrebbe?

Rita Dalla Chiesa durante una recente trasmissione di “Forum” partendo dal caso proposto da un telespettatore ha dedicato gran parte della puntata al tema delle difficoltà e delle discriminazioni verso gay e lesbiche. L’abbiamo intervistata.

Per chi non avesse visto la trasmissione ci vuole brevemente riassumere la email che avete ricevuto?

Mi ha scritto una email Luca, un ragazzo di 22 anni, dicendo che Davide, il suo compagno, aveva avuto un gravissimo incidente di macchina ed era in rianimazione. Dal reparto però lo avevano buttato fuori perché non poteva essere considerato un parente. La famiglia di Davide non voleva neanche vederlo perché gli addossava la colpa di averlo praticamente ‘traviato’. Luca scriveva “Davide non so se ce la farai, ma voglio che tu sappia che, ovunque saranno la tua anima e il tuo cuore, io sarò lì vicino”, un modo molto tenero e struggente per cercare di stargli accanto.    

Che cosa l’ha colpita di questa vicenda?

Mi ha fatto male, per l’ingiustizia nei confronti di Luca e Davide. Mi ha colpito l’amore che veniva fuori da queste parole.

Ci sono stati sviluppi?

Sì, Luca ci ha scritto nuovamente dicendo dopo quella discussione in televisione i genitori di Davide si erano convinti a farlo entrare in ospedale. Ci ringraziava e aggiungeva: “non vorrei che fosse troppo presto per dirlo però adesso sono vicino a lui, con la sua famiglia, posso tenergli la mano e Davide qualche miglioramento l’ha avuto.” Io non so come dirlo ma nel ‘nulla’ di questa grande aria fritta che è la televisione, quando ci sono delle figure di riferimento così per me sono molto importanti, perché danno un valore a quello che faccio. Ho molti amici gay e sono spesso persone a cui chiedo aiuto quando ne ho bisogno. Sono vissuta per molti anni con una coppia di gay che abitava al piano superiore, stanno insieme da 28 anni. Io ho avuto mille problemi nella vita e magari non sono riuscita a superarli nei mie rapporti di coppia, loro invece ce l’hanno fatta e per me sono un esempio.

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Quando parlate di questi argomenti col vostro pubblico che impressione ne ricava a livello di accettazione?

Il pubblico di Forum è un pubblico giovane e ha capito che io non ho nessun tipo di pregiudizio. Quelli che non condividono per me non lasciano traccia, perché evidentemente o hanno loro dei problemi

irrisolti, e quindi attaccano ciò che non riescono a dire o a dirsi, oppure sono persone che sarebbero razziste comunque e io considero il razzismo una forma di idiozia che mi fa star male.       

Anche da questa vicenda emerge che molti ragazzi e ragazze omosessuali non trovano il coraggio di dire ai loro familiari la verità sul proprio modo di essere. Perché è ancora così difficile dirlo?Se il rapporto con i genitori è un rapporto aperto e di fiducia credo che un giovane possa trovare il coraggio di parlarne. Se questo non avviene spesso sono costretti a venir via dal loro paese d’origine e trasferirsi altrove, magari in una grande città dove poter essere veramente se stessi. È una cosa che riguarda soprattutto il sud, come dicono le molte email che ricevo. Avevo un amico che aveva una storia con un ragazzo pugliese il quale ogni volta che andava a casa non lo portava mai con sé. Ho visto la sofferenza vera di questa persona. Alla fine si sono lasciati, perché per metà della coppia era un tradimento il fatto di non essere incluso, per vergogna, nella schiera affettiva familiare.      

Qual è la sua opinione sul tema del riconoscimento legislativo delle unioni tra persone dello stesso sesso?Penso che debbano essere riconosciute e tutelate tutte le coppie di fatto. I miei amici che stanno insieme da 28 anni, se dovesse

succedere qualcosa a uno dei due, non sarebbero protetti dal punto di vista legislativo. Questa condizione riguarda anche tantissime coppie eterosessuali, perché ci sono molte situazioni nella quali non è neanche possibile sposarsi.  

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In certi ambienti si sostiene che riconoscere queste relazioni costituirebbe un attacco alla famiglia tradizionale fondata sul matrimonio. Qual è il suo pensiero?Io non sono contro il matrimonio tra omosessuali. Questo magari potrà sembrare strano perché provengo da una famiglia molto tradizionalista, però mi hanno sempre insegnato che la libertà, quella nostra individuale ma anche la libertà ‘di testa’, e il rispetto per il nostro prossimo sono i primi gradini per poterci considerare degli esseri civili. Sono cresciuta così e i miei fratelli la pensano esattamente come me, non abbiamo tabù. Questo lo devo alla mia famiglia, anche a un padre generale dei Carabinieri. Non so lui come l’avrebbe pensata, ne avremmo probabilmente anche discusso, ma io gli avrei detto “ma non sei sempre stato tu a insegnarci che libertà è il rispetto per chiunque abbiamo di fronte?”. E forse davanti a questo anche mio padre avrebbe dovuto capitolare.   

Nelle scuole è in espansione il problema del bullismo, che non di

rado presenta risvolti omofobici. Pensa che in ambito scolastico si dovrebbe cercare di fare qualcosa per contrastare il fenomeno?

Il problema è che spesso non si vuole che i figli trattino argomenti ritenuti dalla famiglia ‘scomodi’. Io penso che si farebbero passi avanti se gli insegnanti cominciassero a insegnare il rispetto: per razza, per religione, per colore, per educazione, per sesso, per quello che si vuole. Purtroppo questo non viene fatto. Ci sono dei docenti intelligenti e illuminati, ma quando si trovano di fronte a famiglie razziste, nella peggiore accezione del termine, è chiaro che devono andarci coi piedi di piombo.

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Dalle sue risposte sembra essere piuttosto a suo agio su tutta la questione. Se, come segno di solidarietà verso la comunità gay e lesbica, la invitassero a partecipare a un Gay Pride ci andrebbe? Sono in generale contro le esibizioni, la manifestazioni plateali di piazza. Ero contro la guerra in Iraq, ma non sono scesa in piazza. Sul tema dell’omosessualità credo che in gran parte la società ormai l’ accetti, ma da parte dei gay c’è la necessità di non far diventare l’omosessualità una macchietta.

Da quello che dice mi rendo conto che lei a un Pride non c’è mai stata, visto che la stragrande maggioranza di coloro che partecipano a queste manifestazioni sono cittadini e cittadine del tutto comuni e ‘normali’, anche nell’abbigliamento e negli atteggiamenti. In televisione invece ci si concentra sempre sulla minoranza – che pure ha tutto il diritto di starci – più stravagante ed eccentrica…

È vero, mi baso su quello che si vede in televisione. Non avrei nessun problema ad andare a un Gay Pride in quanto tale, piuttosto ho un problema di piazza. Pensi che non vado più neanche alle fiaccolate contro la mafia, che pure è l’argomento che più mi sta a cuore. (Il padre di Rita, il generale e prefetto Carlo Alberto Dalla Chiesa, fu ucciso in un agguato mafioso a Palermo nel 1982, ndr.) Le battaglie si possono fare anche in altri modi, la piazza molte volte viene fraintesa. Forse dovrei fare dei conti con me stessa, forse mi condiziona il fatto che la prima ‘piazza’ che ho vissuto è collegata alla morte di mio padre, per cui poco alla volta ho eliminato tutto ciò che è manifestazione eclatante.