Sarah Jessica Parker confessa, ‘oggi Sex and the City sarebbe diverso, non rappresentammo le persone LGBT’

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Sarah Jessica Parker fa mea culpa per i tanti, troppi cliché legati alla comunità LGBT presenti in Sex and the City.

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Cestinata per sempre l’ipotesi Sex and the City 3, cullata per anni fino al naufragio definitivo imposto da Kim Cattrall, Sarah Jessica Parker è tornata a parlare della storica serie HBO.  Facendo mea culpa.

L’indimenticata Carrie Bradshaw ha infatti amaramente ammesso come Sex and the City abbia scarsamente rappresentato la comunità LGBT. Fosse stata realizzata oggi, ha continuato la Parker, sarebbe stato uno show differente.

D’altronde è impossibile negare il fiume di stereotipi legati alle persone gay, bi e trans visti in Sex and the City. Erano semplicemente altri anni, gli anni ’90, decennio in cui l’omosessualità in tv era limitata al cliché.

I gay della serie HBO erano spesso legati all’archetipo del ‘migliore amico’ (Stanford Blatch su tutti), le persone trans venivano insultate e persino i bisessuali non ne uscivano affatto bene. In Sex and the City 2, uscito al cinema nel 2010, Stanford ed Anthony si sposano giurandosi amore eterno al cospetto di Liza Minnelli, che per l’occasione canta Single Ladies, officiante in un matrimonio a dir poco trionfante nella sua ostentata esagerazione.

Parlando al Wall Street Journal’s Future of Everything Festival, la Parker è andata dritta al punto: “Non c’erano donne di colore … e non c’erano conversazioni sostanziali sulla comunità LGBTQ“. Un paradosso, vista la venerazione da parte della nostra comunità nei confronti della serie.

 

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