Serena Grandi: “La finale del GF Vip, Giulia, Corinne e l’outing del mio Edoardo”

“I Gay? C’è poco da fare: sono dualisti! Hanno il meglio degli uomini e delle donne. Hanno la famosa marcia in più”.

Serena Grandi sogna un secondo Oscar, confida in un David e spera che questo GF Vip lo vinca Daniele Bossari.

 

Monogama per scelta e devota esclusivamente alla libertà intellettuale, Serena Grandi è pronta a tornare al suo più grande amore: il cinema. Dopo una breve, ma intensa, esperienza nella casa più spiata d’Italia del GF Vip, l’iconica Serena, parla dell’outing mediatico di suo figlio Edoardo, del siparietto con Corinne Cléry finito a tette e bauli, del suo presunto cachet reso pubblico nei giorni scorsi e di quella Roma che la Grandi, oggi, non rimpiange neanche un po’.

Perché una come Serena Grandi, con una carriera importante alle spalle, decide di partecipare ad un reality show come il GF Vip?

Perché sono una donna libera che non ha paura di fare anche delle scelte apparentemente sbagliate. Nella mia vita ho sempre voluto provare tutto sulla mia pelle.

Non hai paura che quel tipo di Tv possa inquinare il tuo curriculum?

Io, nel mio lavoro, ho fatto qualsiasi cosa: ho preso premi, ho fatto settantatré film, ho girato tutto il mondo, ho recitato in pellicole francesi, ma anche in quelle americane e non sarà di certo il GF Vip a mettere in discussione il mio curriculum. Dopo La Grande Bellezza, avevo bisogno di nuovi stimoli. 

Gf Vip

E visto come sono andate le cose, col senno di poi, lo rifaresti?

Subito. Strana come cosa, non trovi?

Direi di sì…

La verità è che non mi sono goduta niente ed è per questo che lo rifarei. Sono entrata nella casa che stavo malissimo. Avevo un virus intestinale abbinato ad un’influenza che mi stava uccidendo e, allo stesso tempo, mi ero portata dietro troppi problemi che avevo lasciato fuori e che mi hanno tormentata per tutto il percorso. Il GF Vip ti cambia o quantomeno ti cambia se sei una persona aperta al cambiamento. Con me non ha fatto in tempo, è vero, ma in quei giorni mi ha comunque trasformata: da estroversa quale sono, mi ha reso piuttosto cupa.

Pensi che le menti diaboliche degli autori, in fase di selezione, si aspettassero qualcosina in più da te?

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Probabilmente, sì, poi non so. Avevano sicuramente un disegno ben preciso. Vedi la storia con Corinne. Magari, se fossi rimasta nella casa, ci avrebbero messe assieme. Tutto sommato, ti dirò: sono contenta così. Grazie alla mia partecipazione hanno chiamato anche lei. Sono stata io ad aver aperto le danze, mettiamola così.

Oggi Corinne parla molto bene di te. Tu, a questo punto, mi sembra che abbia metabolizzato il vostro passato turbolento.

Ma certo! La vera verità è che noi, per anni, non ci siam più viste. Siamo state sulla bocca di tutti, soprattutto in certi salotti romani e, involontariamente, abbiamo alimentato una guerra inutile. 

Però, la litigata con Corinne li avrà sicuramente resi felici. Ti sei mica pentita di quel siparietto lì?

Tutto sommato ci siam divertiti tutti. Quando nella casa le ho detto: “abbracciami!” speravo in suo abbraccio per mettere fine a tutte quelle storie, invece lei, presa dell’emozione non mi ha sentita e la situazione si è deteriorata.

Stasera andrà in onda la finale. Posso chiederti per chi tifi?

Per Daniele Bossari o, al massimo, per Luca Onestini. Con Daniele ho parlato molto. È una persona profonda e dotata di una sensibilità mai vista prima. Nelle mie due settimane mi è stato molto, ma molto vicino. Anche Luca è una bella persona. Eviterei, invece, tutti gli altri.

E perché mai?

Perché non sono cambiati. Perché sono rimasti gli stessi e non si sono messi  neanche per un secondo in discussione! Lo scopo del Grande Fratello è quello di vivere e vedere un cambiamento nelle persone, e lì dentro, a mio parere, degli altri, non è cambiato nessuno. 

Ogni riferimento a Giulia De Lellis è puramente casuale, vero?

Ma sai, non è lei il problema, ma quello che si porta dietro. Entrare lì e vincere solo perché si han tanti follower, a cosa serve? A me, quelle bimbe, fan paura.

Tu, una volta varcata la porta rossa del Gf Vip, hai mai pensato all’idea di poter vincere?

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Prima di entrare, sì. Una volta entrata, no! 

Sul web e non solo stanno facendo discutere i vostri presunti cachet.

(ride, ndr) Sul mio ci sarà sicuramente scritto: Serena Grandi, compenso devoluto ad Equitalia.

In verità c’è scritto 200.000 euro…

Magari! Sono tutti inventati quelli che avete letto, credimi.

Nelle varie serate, mentre eri seduta in studio, non passavano inosservate le tue “facce” ogni qual volta si parlava di Cristiano Malgioglio. Posso chiederti cos’è successo?

Io e Cristiano siamo amici da oltre trent’anni. Pensa che mi fece conoscere la sua famiglia ancor prima di diventare personaggi famosi. Nella casa, invece, ho avuto una sorta di gelosia per come si comportava con le altre. Lui, comunque, è stato il vero vincitore di questo Gf Vip, ma non tanto per discorsi di popolarità o consensi, ma perché ha giocato davvero. Cambiava faccia a seconda delle dinamiche del gioco ed ha eseguito, alla perfezione, l’esperimento.

Avete avuto modo di confrontarvi lunedì sera?

Sì. È stato difficile avvicinarsi perché c’erano guardie, su guardie, che ci impedivano di muoverci liberamente. Quando siamo usciti dallo studio, invece, ci siamo abbracciati e, nel mentre, è arrivata Corinne che gli ha urlato: “Cristiano siamo diventate di nuovo amiche, abbiamo fatto la pace”. E sai cosa ci ha risposto lui?

Conoscendolo, ho paura a chiederti cosa…

“Che meraviglia: già Serena è mia sorella ed ora, con te tra noi, diventeremo le nuove Sorelle Materassi!”

Di la verità: in queste serate in studio è stato più difficile sopportare la logorrea di Simona Izzo o le pose di Carmen Russo?

(ride, ndr) Nessuna delle due! L’unica cosa mortificante è che a noi, eliminati del Gf Vip, non ci microfonano mai. Sì, è vero, c’è il ‘gelato’, ma per avere la parola devi urlare, aspettare che qualcuno ti noti e, per quando arriva il microfono, la magia è già finita.

Nella casa, invece, hai dato una lezione di civiltà parlando dell’omosessualità di tuo figlio Edoardo. In quel momento, mentre ne parlavi con gli altri, avevi rimosso l’idea di essere davanti alle telecamere?

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Nessuna consapevolezza, anzi. In quel momento ero ossessionata dalle prese in giro di Cristiano sul mio respiro profondo nelle ore notturne e, in un momento di sconforto, ho detto quella cosa sui gay, includendo mio figlio. Io sono pazza dei gay, ma anche i gay, come tutti, rompono i coglioni! Io sono orgogliosa di mio figlio e augurerei a tutte le donne di avere un figlio come lui.

E perché molte mamme fan così fatica ad accettare l’omosessualità del proprio figlio?

Non lo so. Faccio fatica a capirlo anch’io. Credo, che alla base, ci sia un discorso culturale. Io preferirei che in questo mondo ci fossero più omosessuali, che eterosessuali. C’è poco da fare: i gay sono dualisti.

Dualisti?

Certo, hanno la cosiddetta marcia in più. Hanno il meglio degli uomini e delle donne. 

Chi sogni al fianco di Edoardo?

Un uomo ricco, ma molto paziente. Delle volte lo vedo ancora come un bambino, nonostante sia un ragazzo molto maturo. 

Oggi, archiviata l’esperienza del reality, da dove ripartirai?

Spero dal cinema e da un nuovo film d’autore.

Starai mica pensando ad un secondo Oscar?

Magari! L’Oscar arriva una sola volta nella vita e oggi, mi accontenterei anche di un David. Quando ero una ragazzina m’intervistò Enzo Biagi e mi chiese: “Serena, lei cosa vuole?” Sai cosa gli risposi?

No…

“Un Oscar” e, alla fine, è arrivato. Nella vita bisogna crederci sempre, senza abbassare mai la guardia, perché tutto arriva.

A sentirti sembreresti una donna molto risolta…

È così. Oggi vivo tra il mare e la Toscana. Mi basta fare una passeggiata tra la natura per riprendermi. Ho chiuso con quei salotti romani dove se non hai tre, quattro camerieri, magari filippini, o il Cayenne sotto casa, e anche un avviso di garanzia sul curriculum, non sei nessuno. A me tutte queste cose fanno schifo e non so come ho fatto per vent’anni a stare in quelle situazioni. Roma è una mamma straordinaria, perché dà lavoro a tutti, ma che poi, a tempo debito, ‘te mena.