TV: il Vaticano contro Banfi, troppo attento ai gay

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Tuoni e fulmini dal cupolone contro Lino Banfi, attaccato dal quotidiano della “Santa Sede” perché attore in una fiction dove figura anche una famiglia omosessuale. L’attore risponde per...

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ROMA – Polemiche preventive contro la fiction di Rai Uno “Un medico in famiglia”, che riporta sui teleschermi il popolarissimo nonno Libero che ha il volto di Lino Banfi (nella foto). Nella quinta stagione, la cui trasmissione è prevista per il mese prossimo, il personaggio di Oscar (il medico dell’Asl interpretato da Paolo Sassanelli) rende pubblica la sua relazione sentimentale col suo partner Max (il pediatra interpretato da Alessandro Bertolucci). Oscar è il padre di Agnese, nata da una breve storia con un’amica, e quindi Max diventa per la piccola come una seconda figura paterna. Questa famiglia potrà anche essere una famiglia nella quale ci si vuole bene, ci si rispetta e ci si ama di più che in tante famiglie “regolari” dove non mancano botte e violenze, ma la composizione stessa del nucleo suscita le ire dell’Osservatore Romano, che venerdì ha pubblicato un articolo firmato da Mario Gabriele Giordano nel quale si parla di “certe discutibili fiction della Rai” e si attacca Lino Banfi, che sarebbe al centro di un qualche ‘piano’ che sarebbe in atto da parte della televisione pubblica (notare, pubblica, pagata anche coi soldi del canone di gay e lesbiche): “Riciclare un comico nel ruolo di nonno saggio e bonario, imporlo come l’eroe rassicurante di una perfetta famiglia italiana per poi fargli piazzare un messaggio ben preciso in un momento particolarmente favorevole.”
Il momento particolarmente favorevole sarebbe quello attuale, nel quale si parla di riconoscere alcuni diritti anche alle coppie composte da persone dello stesso sesso. Raccontare storie reali nelle quali figurino personaggi omosessuali (uno dei quali anche padre biologico di una bambina) che hanno relazioni stabili e felici? Orrore, questo in Rai (“entità anche culturale”) non s’ha da fare! Scrive infatti l’Osservatore Romano che “occorre denunciare un deprecabile fenomeno. Nel riflettere passivamente tendenze anche deviate della condotta individuale e sociale, molto spesso i programmi televisivi non fanno altro che omologarle e farle quindi percepire come giuste, assecondando in tal modo la moderna propensione a considerare normale ciò che normale non è. È in rapporto a questa disposizione di sostanziale irresponsabilità che va giudicata la programmazione delle fiction imperniate sulla vita di coppie omosessuali perché, tra l’altro, esse presentano come risolto un problema drammaticamente aperto.” Il problema, in Italia, è “drammaticamente aperto” proprio perché esistono ancora oggi, nel 2007, persone che hanno l’arroganza di parlare di “tendenze deviate” e “anormalità” riferendosi a realtà di unioni affettive e familiari che sono già ampiamente riconosciute e accettate nelle maggiori democrazie del mondo.
in seconda pagina la replica di Banfi
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Lino Banfi (già nei mesi scorsi pesantemente attaccato dagli integralisti cattolici per la fiction “Il padre delle spose”) risponde parlando di polemiche eccessive: «Ora perché c’è questo disegno di legge del governo sulle coppie di fatto – dice Banfi – tutto sembra sproporzionato, ma prima di criticare il “Medico in famiglia” lo guardassero e si documentassero. Nella nuova serie che deve ancora andare in onda c’è un medico che ha tendenze omosessuali ma c’è sempre stato anche nelle altre serie e non ha mai fatto ostentazione delle sue tendenze. E non va a convivere con nessun uomo. Evidentemente – dice l’attore all’Adnkronos – sono così carismatico che tutte le responsabilità vengono fatte ricadere su di me. Il tutto mi sembra eccessivo. Penso che presto farò una fiction in cui faccio l’assassino: voglio vedere se tutti si mettono ad uccidere… Eppure – aggiunge, da buon cattolico – tutti sanno che sono sposato da 45 anni.» E conclude: «Ho fatto anche una serie televisiva in cui facevo un frate che aveva avuto un figlio. Non era forse peggio? Ma nessuno ha detto nulla. Mi pare una polemica eccessiva.»
Nell’elzeviro dell’Osservatore Romano, critico su una fiction ancora neanche andata in onda, si faceva ironicamente riferimento a una certa lungimiranza da parte di Viale Mazzini di aver “captato un trascinante consenso tra la folla dei meno provveduti”. Forse il consenso su certi argomenti non è quello dei meno provveduti, bensì quello dei meno prevenuti. (Roberto Taddeucci)

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