Superquark, puntata storica: “L’omofobia è una malattia, non l’omosessualità”

Che mamma Rai abbia voluto farsi perdonare per la censura omofoba di alcuni giorni fa?

Superquark è uno dei programmi più longevi della Rai, oltre ad essere un format che unisce in modo sapiente un capzioso e commerciale interesse nozionistico ad un progetto di divulgazione scientifica di qualità. Ieri sera, in una puntata del noto show condotto da Piero e Alberto Angela, è intervenuto il professore dell’università di Tor Vergata Emmanuele Jannini, a parlare del tema della “paura del diverso”.

L’omosessualità non è una malattia: la malattia è l’omofobia, la paura nei confronti del diverso, chi è “fuori norma”. Alla base di questo ci sono le stesse molle che aizzavano i nazisti a compiere i loro delitti nei confronti dei diversi, una sorta di fragilità.

Interessante anche la riflessione sull’omosessualità femminile: “Vedere due donne che si baciano è diverso dal vedere due uomini più farlo: questo avviene poiché l’identità di genere maschile è molto più fragile, mentre quella delle donne è più solida“. Il problema sollevato è che l’uomo ha sempre paura a manifestare la propria tolleranza nei confronti dell’omosessualità, per paura di passare esso stesso per omosessuale. Secondo Jannini è stato dimostrato che i più tolleranti sono sempre i più sicuri, i più maturi, i più solidi: “l’omofobo è una persona fragile, che ha paura“. La soluzione al problema? “L’educazione al diverso, alle varie varietà dei comportamenti sessuali“. Parole importanti, significative, che dette in prima serata, su una rete nazionale, in un programma rivestito di una sorta di autorevolezza popolare, contano.

2 commenti su “Superquark, puntata storica: “L’omofobia è una malattia, non l’omosessualità”

  1. Queste trasmissioni sono prodotte esternamente alla RAI da parte degli Angela. Quindi è stata girata mesi fa comunque Piero Angela è noto per essere una persona preparata, laica, liberale.

  2. Ma l’omofobia, oltre che una malattia, è anche una “fobia”, cioè una paura, che se non giustificata da qualcosa, può essere patologica, ma se è conseguenza di esperienze negative, allora credo che sia regolare. Se uno ha paura dei cani perchè è stato morso, se uno ha paura dell’acqua perchè ha rischiato di annegare, se uno ha paura dell’altezza perchè ha avuto un’esperienza negativa in montagna…. sono tutti casi giustificabili. Come credo che sia giustificabile la mia omofobia, dovuta ad esperienze negative (che naturalmente non sto a spiegare qui…), che hanno fatto sì che ogni volta che vengo a sapere che uno è gay mi si rizzano le antenne, e mi metto un po’ sul chivalà (salvo che sia una persona che conosco personalmente… anche se una di queste esperienze negative l’ho passata cun un mio conoscente, ma vabbe’).
    In definitiva: non credo che se uno è omofobo (per malattia o per paura giustificata), non gli si può dare la colpa. Almeno non sempre.

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