Vittorio Feltri, ‘Milano è un vivaio di finocchi, chi minaccerebbe i loro diritti?’

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Il direttore di Libero a briglie sciolte su La7, nel corso del programma L’Aria che Tira Estate.

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A pochi giorni dal trionfale Milano Pride, Vittorio Feltri, 75enne direttore di Libero, è tornato a vomitare insulti omofobi in televisione.

In collegamento su La7 nel corso della trasmissione L’Aria che Tira Estate, Feltri ha preso le distanze dai ‘Pride‘ nazionali, perché a suo dire non esisterebbe un problema di ‘diritti’ LGBT nel Bel Paese.

“Omosessuali? Non riesco a capire da chi e in quale modo siano minacciati i loro diritti. Milano è un vivaio di finocchi“.

Timidamente invitato dal conduttore a darsi un contegno, Feltri ha a quel punto tracimato: “Io non li posso chiamare ‘gay’, perché non mi piace parlare in inglese in televisione. Quando poi si dice ‘Gay Pride’ è davvero ridicolo. E non li chiamo ‘omosessuali’, perché è un termine medico e io non sono neanche infermiere. Io li chiamo ‘ricchioni’ oppure ‘froci’, come fa la gente normale”.

Sono parole oltraggiose rispetto alle quali prendo le distanze”, ha provato a difendersi il conduttore Francesco Magnani, prima di cedere spazio alla pubblicità. Peccato che Vittorio Feltri non sia assolutamente nuovo a simili esternazioni, recenentemente esplicitate in un provocatorio editoriale pubblicato dopo il gigantesco Roma Pride del mese scorso. “Sempre siano lodati i ricchioni”, titolava all’epoca Feltri, infastidito dal politicamente corretto che vieterebbe l’uso di termini come ‘froci’ e ‘ricchioni’: “Non è un reato prenderlo nel posteriore (anche perché altrimenti le carceri scoppierebbero), ma è un reato la parola”.

Nulla di nuovo, in conclusione, eppure c’è ancora chi invita in tv personaggi come Vittorio Feltri, per un pugno di polemiche in più.

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