AMORE ETERNO E DANNATO

Pablo e Gianni: un’unione durata dieci anni, finché morte non li ha separati. Ma per lo Stato non è nulla: l’ha lasciata preda di pregiudizi e ingiustizie familiari.

MILANO. Forse ad ottobre si concluderà la guerra silenziosa che da anni oppone un uomo, rimasto vedovo del suo compagno, e i genitori di lui, che da sempre hanno ostacolato la relazione. Una guerra fatta di insulti, dispetti, ricatti. I fiori che lui poneva sulla tomba dell’amato, misteriosamente sparivano il giorno stesso, regolarmente ad ogni quotidiana visita. L’affitto della casa in cui i due hanno abitato per i dieci anni della loro storia, e che hanno pagato regolarmente ai genitori, viene improvvisamente triplicato subito dopo la morte del figlio. Ma a ottobre una sentenza porrà – si spera – fine a questa diatriba.

Si parla molto in questo periodo, anche in corrispondenza delle manifestazioni del Gay Pride, di unioni civili omosessuali. Si chiede a gran voce il rispetto di quegli elementari diritti che non possono non essere riconosciuti a due persone che condividono un’intera esistenza, siano esse dello stesso sesso o di sesso diverso. La storia di Pablo e Gianni è, in questo senso, esemplare. Una unione durata dieci anni, fatta di convivenza, di cura, una unione vera, intensa, che per lo Stato, per la legge, non è assolutamente nulla, ed è in completa balia di quelle istituzioni o persone che ritengono che gli omosessuali siano cittadini e esseri di rango inferiore.

Pablo e Gianni si sono conosciuti nel 1986: Pablo ha madre spagnola e padre toscano, è nato in Argentina e si è trasferito in Italia, Gianni è il figlio di una ricca famiglia di panettieri della Brianza, una famiglia che – racconta Pablo – "lo ha sempre considerato un interdetto, lo ha affidato da piccolo a un’altra famiglia per poter seguire i propri affari e che vedeva come una vergogna gli atteggiamenti effeminati di Gianni". Non appena si conoscono, tra i due nasce subito un amore molto intenso, e dopo pochi mesi, Pablo prende in affitto dai genitori di Gianni una casa a Desio, in cui poi si trasferisce anche quest’ultimo. Comincia una vita in comune che Pablo definisce "esemplare: non è facile vedere due uomini con una unione così intensa.Quando ci siamo messi insieme, abbiamo cominciato a rafforzarci a vicenda; Gianni è diventato una roccia, e io anche". Secondo Pablo, questo cambiamento non viene visto di buon occhio dai genitori di Gianni, che continuano a ostacolare la loro relazione.

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Nel 1990 Gianni scopre di essere sieropositivo. Come si sia contagiato non è dato saperlo: "Nel ’90 l’avevo portato al pronto soccorso per un attacco di appendicite risultato invece poi di peritonite – racconta Pablo – In quell’occasione fu operato d’urgenza: senza anestesia a causa delle allergie, sentì tutto il dolore dell’intervento e perse molto sangue. Non si sa se sia stata fatta o no una trasfusione di sangue: dalla cartella clinica ciò non risulta, ma personalmente ritengo di non poter escludere che Gianni abbia ricevuto una trasfusione con sangue infetto da HIV". Sia come sia, i due cominciano ad affrontare insieme tutte le difficoltà che la nuova situazione comporta. "La malattia invece di separarci ci unì ancora di più – ricorda ancora Pablo – Tutte le spese durante il periodo della sua malattia sono state sostenute con i nostri guadagni, senza ricevere aiuto da alcuno. Per rimanere al suo fianco ho dovuto trascurare le mie attività, con conseguente diminuzione del reddito, mentre i genitori di Gianni non hanno versato una lira per il figlio".

Nel 1996 Gianni muore, e viene seppellito nel cimitero di Desio, dove ogni giorno Pablo si reca per deporre fiori freschi sulla tomba del compagno. "I fiori venivano sempre buttati via, lasciando la tomba senza niente. Ho fatto anche una denuncia per vilipendio della sepoltura, ma non ho ottenuto niente".

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"Dopo poco tempo – racconta ancora Pablo – ricevo una raccomandata dai genitori di Gianni che mi comunica un aumento dell’affitto del 300%. Ovviamente mi sono rifiutato, e la vicenda è finita in tribunale. Lì loro hanno avuto una prima sentenza favorevole presentando una copia del contratto d’affitto. Ma in realtà non c’è mai stato niente di scritto tra noi, c’era solo un accordo verbale. Ora io sono riuscito a dimostrare questo in tribunale, e a ottobre ci dovrebbe essere una nuova sentenza sul caso."

Anche sulle questioni ereditarie è guerra: "Io sono l’erede universale di Gianni, il suo testamento è stato pubblicato nella Pretura della Repubblica. Ciò nonostante i suoi genitori hanno rinnegato le sue volontà, che non sono mai state rispettate. Non solo, ancora oggi vengo accusato di aver circuito loro figlio dopo che per nove anni gli sono stato vicino, amandolo e prendendomi cura di lui. La sua famiglia ha persino tentato di impugnare il testamento sostenendo il teorema della sua incapacità di intendere e di volere. Si parla di un uomo che nel 1992, anno di deposito del testamento, era nella sua ditta responsabile del comparto import/export per tutto l’Oriente e le Americhe; un uomo che era in grado di parlare e scrivere correttamente in dieci lingue, compreso il giapponese".

Ma Pablo non si preoccupa solo dei rapporti con i genitori di Gianni. "Io non ho più niente da perdere – spiega – sono morto con lui. Ma ci sono tante altre coppie gay che non possono denunciare la situazione di discriminazione in cui vivono perché rischierebbero il lavoro, oppure la casa. E’ per loro che voglio parlare". E infatti a partire dal 1997 Pablo sommerge di lettere e petizioni il Parlamento italiano e europeo. Da quest’ultimo, giunge un segnale d’ascolto:la risoluzione sui diritti umani del 1998, cita, tra le petizioni prese in considerazione per redigere il testo, anche quella "presentata dal sig. Adolfo Pablo Lapi, cittadino italiano ed argentino, sul mancato rispetto degli omosessuali in Italia". A significare che le questioni gay sono questioni che impegnano la cultura dei diritti umani.

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"L’intolleranza, l’ignoranza, la cattiveria premeditata verso gli omosessuali ammazzano i ragazzi come Gianni, che sono vittime dell’omertà, delle ingiustizie da parte di quella società che si proclama eterosessuale. Di tutto questo è complice lo Stato che resta fermo a guardare le persone sbranarsi tra di loro" scriveva Pablo nel 1997, indirizzandosi al Senato della Repubblica Italiana.

"Quella mia e di Gianni è stata, nel bene e nel male, una famiglia fondata sull’amore e sul rispetto reciproco. Mi domando perché la nostra storia d’amore debba valere meno di un’altra qualsiasi e pertanto non essere tutelata. E’ mia intenzione continuare la mia battaglia portando la questione della tutela delle coppie di fatto, sia omosessuali che eterosessuali, davanti alla Corte Europea. Ho chiesto aiuto al Presidente della Repubblica Italiana, alle Nazioni Unite, al Parlamento Europeo. al Presidente del Consiglio dei Ministri, al Ministro di Grazia e Giustizia, ad Amnesty International, alla Federazione milanese dei Verdi, all’ARCIGAY di Milano, all’Associazione dei Genitori di Omosessuali AGEDO…". Una battaglia che coinvolge tutti noi.