ARRIVANO I GUERRIERI!

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Sette titani dal corpo perfetto e un fascino metrosexual che spinge nell’angolino i rivali Centocelle. Ecco i colossali ‘Cohors’, non semplici strippers ma veri artisti multimediali approdati in...

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Sono sette colossi di muscoli palpitanti, la risposta metrosexual all’apparenza etero (e ultimamente un po’ sbiadita) dei rivali di sempre, i più convenzionali Centocelle Nightmare. Si chiamano Cohors, come la legione romana composta da impavidi gladiatori pronti a sfide virili all’ultimo sangue. Insomma, la quintessenza dell’immaginario erotico queer alla Beefcake. Ma non chiamateli strippers, please. I Cohors rappresentano l’evoluzione del genere: una solida preparazione tecnica in varie discipline li ha portati a creare un vero show multimediale con performance ginniche e musicali da togliere il fiato. Abbiamo intervistato il leader spirituale del gruppo, il titanico Markus (nome d’arte di Marco Ripandelli, campione europeo e vice-campione del mondo di body building), che rivela un’affabile umanità capace di mitigare l’apparente aggressività dettata dal fascino di un corpo così imponente.

Raccontami un po’ l’esperienza a Le iene
È stato uno show complesso anche perché era in diretta: la coreografia comprendeva giochi di fuoco, salti mortali, acrobazie e simulazioni di combattimenti. Dovevamo seguire un ritmo preciso dato dagli assoli delle percussioni alternati a momenti funky e hip-hop. C’era persino un pezzo di break dance da strada. È stata una bella vetrina, Le iene è una trasmissione ‘giusta’, e lo staff è composto da gente vera. Un’esperienza davvero positiva.

E a Scherzi a parte che cosa avete fatto?
Eravamo in due, io e Anderson. Abbiamo fatto uno show durante uno scherzo in studio. Si trattava di uno sketch in cui facevamo finta di picchiare un ex-calciatore, abbiamo simulato di massacrarlo ma ovviamente non gli abbiamo fatto nulla. È stato divertente.

Altri spettacoli?
Tra gli show più importanti ne abbiamo fatto uno al Galà de L’Isola dei Famosi all’ex Propaganda di Milano. Poi siamo stati alla manifestazione erotica del Delta di Venere. È un mondo incredibile, avevamo la clausola che potevamo fare lo spettacolo solo quando c’era il pienone e ha avuto molto successo. Siamo stati anche a una sorta di notte degli Oscar hard, ci hanno riconfermato e torneremo. Ora continuiamo il giro delle discoteche in tutta Italia. A fine marzo iniziamo con Zurigo e proseguiamo verso nord.

Voi non siete un gruppo di semplici strippers e vi state ampliando…Devo dirti che siamo nati come gruppo di ‘bellocci’ spogliarellisti. Ma i ragazzi adesso arrivano da tutto il nord Italia: Firenze, Genova, Treviso, Bergamo, Milano e Torino. Sono quasi tutti campioni di kickboxing acrobatico piuttosto che di capoeira o kung-fu, alcuni seguono anche corsi circensi. Abbiamo messo insieme professionisti di varie discipline per creare uno spettacolo d’impatto. Quindi non sono solo bei ragazzi, dietro c’è una solida formazione tecnica. Ora ci esibiamo in sette elementi ma nel complesso, tecnici compresi, siamo in dodici.

Come vi trovate davanti a un pubblico gay rispetto agli etero?…

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Come vi trovate davanti a un pubblico gay rispetto agli etero?
Molto bene, alcuni ragazzi non erano mai stati nei locali gay. Per esempio all’Hub siamo stati benissimo. Ci siamo trovati anche molto a nostro agio all’Hangar, abbiamo passato il Capodanno giocando col pubblico, si è instaurato un bel rapporto. Rispetto a un pubblico femminile devo dire che quello gay è di solito più attento e partecipe.

Siete etero?
Credo di sì… Ma non conosco la sessualità dei miei ragazzi, comunque penso di sì!

Secondo te l’arte dello strip maschile sta cambiando?
Praticamente non siamo più spogliarellisti, di solito restiamo in pantaloni. Se facciamo un’uscita in più preferiamo fare un ballo tribale. Secondo noi non ce n’è più bisogno del nudo integrale. E poi è più erotico il vedo-non-vedo.

E Zequila l’avete più sentito?
Abbiamo un progetto con lui ma non posso dirti ancora nulla di più preciso. Zequila ha avuto un po’ di sfortuna ma sta proseguendo sulla sua strada…

E i vostri rivali di sempre, i Centocelle?
Secondo me stanno un po’ scendendo. Uno dei nostri li ha incontrati in un locale: sanno di noi, hanno chiacchierato amabilmente e sono stati molto gentili. Alla fine il loro è un gruppo di spogliarellisti, noi siamo connotati in maniera diversa. Sono belli da vedere ma secondo me il loro show è elementare.

I vostri sono tutti fisici naturali, tirati su a pane e palestra?
Nel nostro caso non avrebbe senso usare anabolizzanti per farsi pompare. Noi non dobbiamo gareggiare, per quello che serve a noi sarebbero non solo dannosi ma anche inutili. I saltatori non possono pesare più di 85 chili. Tutti devono controllare molto il peso. Sono ragazzi atletici che devono mantenere una certa elasticità.

Che cosa significano i tuoi tatuaggi?
Io sfogo l’adrenalina sul mio corpo, ho un sacco di scritte sulla mia pelle. Tutte hanno un senso, alcuni ricordano il periodo in cui mi sono avvicinato alla religione. Il tatuaggio sui reni significa ‘Giocare è molto pericoloso’ ed è in tibetano antico. Quello sul ventre, ‘Tu sangre es la mia’ è dedicato a mio padre. Lui è venezuelano, siamo stati lontani per molti anni e ci siamo avvicinati recentemente. Significa che tra me e lui il vincolo del sangue ci sarà sempre. Nel contesto della vita i tatuaggi rappresentano ricordi importanti.

E i Cohors del futuro?
Abbiamo tanta carne al fuoco. Continuiamo coi locali, abbiamo una lunga lista. Ora ci spariamo tre giorni da infarto per la festa della donna, sono spettacoli di gruppo e quindi non facili. Poi proseguiremo in primavera con altre manifestazioni, continuate a seguirci!

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