CHI DISCRIMINA CHI?

di

Il "caso" Buttiglione e la lobby gay. La riflessione di un giovane giornalista gay cattolico e un sacerdote sulle strategie e le censure della Chiesa.

CONDIVIDI
Facebook Twitter Google WhatsApp
1601 0

Dalla polemica sorta in queste ultime settimane a seguito della bocciatura dell’on. Buttiglione da parte del Parlamento europeo è emerso che ci sarebbe una presunta lobby gay che discriminerebbe i cattolici e che avrebbe architettato tale bocciatura. Questa leggenda metropolitana però non spiega quanto è accaduto all’on. Buttiglione. Invece lo spiega bene la logica della sana democrazia. Infatti ciascuna persona, compreso l’on. Buttiglione, ha il diritto di manifestare le proprie idee civilmente e nel rispetto della dignità altrui, allo stesso modo in cui i parlamentari di qualsiasi parlamento democratico hanno il diritto (e il dovere in coscienza) di non eleggere chi non ritengono idoneo a guidare un Ministero.
Allora perché la bocciatura dell’on. Buttiglione ha creato “il caso Buttiglione”? Perché è stata presa a pretesto da chi ha tutto l’interesse a cambiare le carte in tavola: poiché l’etica sessuale vaticana è rifiutata, se non derisa, dalla nostra società, c’è chi cerca un pretesto – quello della presunta lobby gay – per far credere che tale rifiuto dipenda dall’attiva e incessante corruzione dei costumi voluta ed efficacemente introdotta nella nostra società dalla presunta lobby gay e non invece dal fatto che l’etica sessuale vaticana si presenta come poco o nulla credibile per la maggior parte della società cristiana e cattolica.
Il ricorso alle macchinazioni anticristiane della presunta lobby gay non è del tutto nuovo. È vecchia e pure non cristiana la figura dell’eretico, che per la sua ostinazione nell’errore spinge l’ira divina a punire indistintamente tutti. È anche vecchia e letterariamente pregevole la figura dell’untore, che con la sua malattia infetta la società fino a provocarne la disgregazione letale! Nonostante il male che queste credenze hanno causato – pensiamo p. es. ai campi di concentramento nazisti e stalinisti, dove sono morte decine di migliaia di persone omosessuali innocenti – esse sembrano ancor oggi interessanti, almeno per chi spende energie e tempo per diffonderle.
Che la presunta lobby gay discriminerebbe i cattolici, al fine di imporre la propria visione della vita a scapito dei valori cristiani, è una menzogna evidente contraddetta dai fatti: nella stessa Chiesa cattolica c’è una parte di fedeli che, non rinunciando ad alcun valore cristiano e non avendo nulla a che fare con la presunta lobby gay, attende che i parlamenti nazionali riconoscano con appropriati istituti giuridici l’amore tra persone del medesimo genere. A fronte di questa richiesta la Santa Sede allestisce strategie diverse.
1 – Innanzitutto, non potendo più optare, con regolari sentenze emesse dalla Santa Inquisizione, per la soppressione di chi si oppone alle sue imposizioni, la Santa Sede cerca di “delegittimare sul piano civile ciò che non riesce a motivare sul piano spirituale” (don Gianni Baget Bozzo, “la Repubblica”, 1.11.1986). A questo programma di costante delegittimazione vanno ricondotti tutti gli strali che, anche in queste ultime settimane, illustri esponenti della gerarchia cattolica italiana, incuranti della dignità delle persone e perfino della sensibilità dei fedeli omosessuali affidati da Dio alle loro sollecitudini pastorali, lanciano contro le persone gay e lesbiche, talora mescolando improbabili valutazioni psicologiche con discutibili giudizi morali: “comprensione nei confronti dei fratelli e delle sorelle affette da questo tipo di patologie… L’anormalità diventa ordinaria, mentre l’ordine viene vissuto come disordine” (mons. Mario Milano, vescovo di Aversa); l'”unione omosessuale… deve essere considerata patrimonio del mondo degli istinti animali… matrimonio… anche fra uomini e cavalli” (mons. Alessandro Maggiolini, vescovo di Como); “le unioni gay sono una metastasi della società” (card. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna). Si potrebbe continuare ad elencare affermazioni simili a queste, ma non merita farlo, perché ci sono fondate ragioni evangeliche, teologiche e pastorali per credere che, parlando in questo modo, quei pastori non siano più maestri che fanno “la verità nella carità”.
2 – Un’altra strategia usata dalla Santa Sede è quella che nei secoli passati si è rivelata abbastanza efficace: chiudere la bocca a teologi e sacerdoti che osano sottolineare le incongruenze del Magistero romano in materia di etica sessuale. Sappiamo bene che di anno in anno cresce il numero dei “diffidati dal…”, dei “rimossi dal loro ufficio”, dei “sospesi a divinis” e conosciamo bene anche le pessime conseguenze che queste censure hanno nella vita dei condannati, perciò non ci soffermiamo a mettere in evidenza quanto brutale sia questa totale chiusura ad ogni dialogo possibile.
3 – La terza strategia è meno conosciuta ma non meno grave della precedente, perché influisce direttamente sul sapere teologico e sulla formazione cristiana dei fedeli. La Santa Sede vieta alle case editrici cattoliche appartenenti a congregazioni e ordini religiosi, che in forza del voto di obbedienza devono eseguire gli ordini della Santa Sede, di pubblicare libri e articoli contrari al Magistero. Per quanto succede in Italia sono significativi i due casi seguenti.
Nel 1986 Herbert Haag e Katharina Elliger, due voci autorevoli della teologia cattolica tedesca, pubblicarono sull’etica sessuale e sull’omosessualità il libro Stört nicht die Liebe. Die Diskriminierung der Sexualität. Ein Verrat der Bibel. Ebbene questo libro, giudicato ottimo da molti teologi, è stato tradotto in italiano ma non è stato mai pubblicato.
La proposta di pubblicare un libro sull’esperienza di un gruppo di persone omosessuali credenti “aveva incontrato all’inizio il consenso di una grande casa editrice cattolica, ma davanti alla realizzazione del progetto era scattato il rifiuto, per la paura che la censura ecclesiastica condannasse il libro a rimanere nei depositi. Altre editrici avevano con varie motivazioni rifiutato la pubblicazione. Fino a quando si trovò un neonato piccolo editore di Saronno che non ebbe difficoltà a mettere in cantiere il volume, con discreto successo, direi, dato che in meno di un anno si dovette procedere alla ristampa. Il titolo Alle porte di Sion. Voci di omosessuali credenti (Editrice Monti, Saronno 1998), segnala la percezione che hanno molti omosessuali di stare alla periferia della Chiesa, se non proprio fuori dalle sue porte. Ma le 29 persone che nel libro raccontano il loro percorso mostrano chiara la loro volontà di non andarsene, a dispetto di tutto, e trasmettono insieme la sensazione che il loro modo di amare non li mette contro Dio né li allontana dal vangelo” (don Domenico Pezzini, in J. Gafo (cur.), Omosessualità. Un dibattito aperto, Cittadella Editrice, Assisi 2000, p. 328-329).
Allora, chi discrimina chi? Discrimina chi delegittima senza volersi confrontare con la complessità del vissuto delle persone gay e lesbiche. Discrimina chi impedisce la ricerca teologica, la libera circolazione della cultura religiosa e la formazione cristiana dei propri fedeli.
Sperando di vedere quanto prima pubblicato in italiano il libro di H. Haag e K. Elliger, supplichiamo i nostri pastori di non pronunciare più frasi e parole che non sono consone alla loro missione di maestri e pastori.
Pasquale Quaranta ha scritto questo articolo insieme con un sacerdote, che è obbligato all’anonimato, perché non è ancora pronto per il martirio.

di Pasquale Quaranta

Tutti gli articoli su:

Commenta l'articolo...