DILLO SUL MURO

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E' un'arte? Un atto vandalico? Un sistema di annunci personali? Sulle pareti di bagni pubblici, autogrill, stazioni ferroviarie, si trovano mille messaggi gay. Eccone alcuni.

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La si può chiamare in molti modi diversi: arte, graffiti, disagio, inciviltà, vandalismo… Di certo è una singolare forma di comunicazione. Stiamo parlando delle “scritte” sui muri che possono andare dallo scarabocchio ai murales veri e propri. Le motivazioni per cui si lasciano questi messaggi possono essere le più svariate. Anni fa, in piazza dei Cavalieri a Pisa, su un muro appena tinteggiato, si leggeva: “Su un muro così è impossibile non scrivere“, quasi a voler evidenziare lo stesso imperativo categorico che spinge l’artista a plasmare la sua opera.

In rete si trovano dei siti che raccolgono alcuni graffiti. Kekule, autore di un blog parla di comunicazione urbana povera. Sfogliando il suo blog abbiamo trovato un paio di graffiti che potremmo definire glbt. Nel primo si legge “Fanculo il tuo cazzo“. Lo stesso Kekule ne dà una spiegazione che autorizza a leggerla in chiave gaya: “Ménage à trois. Io un po’ me la (lo?) immagino la poverina, che per amore è costretta a fare sesso in tre: lei, lui ed il suo pene. E diamogli un nome, e parlagli un poco, e prestagli più attenzione, e che te ne sembra, e dimmi se ha una curva strana, e forse è poco, e forse è troppo (e che palle!), perché dici così forse sono troppo gonfie troppo pelose troppo grandi…ebbbaaasta! Alla fine li mandi tutti e due a quel paese, ed hai voglia di urlare al mondo lo stress che le sue manìe hanno provocato in te. E quindi lo scrivi a caratteri cubitali”.

Un gay “velato” potrebbe essere quello che su una cassetta dell’Enel ha apportato delle correzioni alla scritta. In un primo tempo era scritto: “The guy with the bicicle meets the guy with the gun“. Poi il secondo guy è stato corretto in girls… Sarà stata proprio tremenda la pistola che ha trovato il ciclista!

Certo, si tratta di lampi di genio! Se poi ci si mettono anche le insegne pubblicitarie per strada a fare i doppi sensi… Be’, che dire dell’insegna pubblicitaria di un fornitore di pompe elettriche sommerse di Sabaudia il cui cognome è Porcelli e il cui tabellone è Pompe Porcelli?

Nel campo delle scritte, comunque, ognuno di noi ha l’esperienza di quelle scritte nei bagni pubblici. La presente “indagine” è limitata ai bagni pubblici maschili delle stazioni, degli autogrill, delle università, dei bar… luoghi che già strizzano l’occhio alle nostre fantasie (quanti sono i film hard ambientati proprio nelle toilette? Quanti sognano di incontrare un figo superdotato e disponibile che fa bella mostra di sé nell’orinatoio accanto a noi?).

Questa messaggeria pubblica si affianca alle chat, agli annunci sia in internet che in riviste specializzate. Vedendo un po’ più da vicino tali annunci, troviamo un vero e proprio hard-discount del sesso gay: “Cerco un fico che me lo succhi” (Università per Stranieri di Perugia), “Mi faccio pisciare in bocca da uomini in divisa (PS FFSS)” (Stazione Tiburtina – Roma. Accanto a questa scritta, qualcuno ha aggiunto: “Che tocca fa’ per campare”).

C’è chi lo fa gratis: “Marco pompini gratis” (Autogrill nei pressi di Modena. Anche qui un’aggiunta: “Lascia tel”) e chi chiede soldi. Chi è attivo, chi passivo e chi versatile (“Cazzo? Culo? Che vuoi?“, Stazione FFSS di Lucca). Ovviamente, non mancano i bisex (“Cerco coppia con lui guardone. Se poi lui è passivo me lo scopo pure“, autogrill presso Biella). C’è anche chi ha scritto il suo annuncio in cinese e poi, per essere sicuro di essere capito, scrive il suo indirizzo email: “cercoattivo@nomedominio.it”. Infine, c’è chi fa apprezzamenti, del tipo: “Ad Adamo gli puzza il cazzo” (in un bar di Leonessa – Ri). Ma c’è anche il moralista che preconizza punizioni divine: “Ravvedetevi, poiché il regno dei cieli è vicino! Se no, farete la fine di Sodoma e Gomorra! Distrutti!!” (Stazione Tiburtina – Roma). Chissà se il castigafroci si è reso conto di rovinare un bene pubblico?

È un fenomeno delle grandi città, come anche dei piccoli centri: “Datemi un ettaro di maschio che c’ho un uccello che pare un aratro“, sunto di civiltà contadina che si leggeva nella stazione ferroviaria di Monte San Biagio (Lt). Ma potrebbe essere anche un certo segno d’affetto gay (“Mario gay” è inscritto in un cuore nella napoletana piazza Sant’Angelo a Nilo).

Ben lungi dal voler incentivare l’imbrattamento dei muri, vorremmo proporre ai nostri lettori di fare quasi un censimento: perché non provare a mandare un post al forum di Gay.it indicando le frasi che sembrano più “simpatiche” unitamente al luogo in cui si trovano?

di Roberto Russo

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