FIJI, PARADISO PACIFICO

Uno straordinario arcipelago di incredibile fascino e bellezza, dove i costumi locali sono molto tolleranti verso i gay. Sebbene l’omosessualità sia ufficialmente illegale.

Situate sotto l’equatore ad Est dell’Australia (circa tremila chilometri da Sydney) e a Nord in linea retta dalla Nuova Zelanda (circa duemila chilometri da Auckland) le Fiji (o Figi) sono un arcipelago di oltre 300 isole che si estendono su una superficie marina di oltre 500.000 chilometri quadrati. Per noi europei, considerata anche la distanza, l’idea di una vacanza alle Fiji rappresenta il non plus ultra dell’idea un pò mitica del “posto da sogno”. Talvolta c’è il rischio che tali aspettative si traducano in delusione una volta arrivati sul posto, ma nel caso specifico questa possibilità appare decisamente remota. Le stupende innumerevoli isolette rigogliose di vegetazione, la temperatura tra i 28 e 30 gradi, le spiagge incontaminate, le infinite possibilità di nuotate tra pesci multicolori e la mite amichevolezza degli abitanti rendono le Fiji davvero una meta perfetta per una vacanza da ricordare. Dal momento che l’estate è anche la stagione umida delle piogge il periodo migliore per andare è tra aprile e novembre, più fresco e asciutto.

Le Isole Fiji sono oggi una Repubblica ma la loro storia in termini di insediamenti umani comincia circa 3.500 anni fa con l’arrivo di Micronesiani e Melanesiani che iniziarono ad insiedarsi a partire dalle punte più a Nord. Esploratori europei arrivarono intorno alla metà del 1600 ed oltre cento anni dopo il Capitano William Bligh vi approdò subito dopo il famoso ammutinamento sulla sua nave, il Bounty. Le Fiji sono oggi un’ex colonia britannica per cui l’inglese è la lingua comunemente parlata da tutti. Termini per descrivere l’omosessualità sia maschile che femminile sono presenti nel linguaggio fijiano dei nativi e dal fatto che non avessero valenza negativa o dispregiativa si evince che l’omosessualità era tranquillamente accettata. Se oggi è considerata illegale dalle leggi delle Fiji di ciò dobbiamo ringraziare i numerosi predicatori giunti dall’Europa armati di Bibbia e pregiudizi e del loro operato “evangelizzatore” nel corso degli ultimi secoli. La Chiesa Metodista ha fortissime influenze a livello politico, dunque legislativo, ma questo non ha cambiato il modo aperto e cordiale con cui i fijiani si relazionano con gli altri, turisti GLBT compresi. Da evitare quindi esibizionismi al limite dell’illegalità, senza i quali sono decisamente improbabili accenni di intolleranza da parte dei locali abitanti, il cui placido e pacato stile di vita sembra davvero potersi riassumere nel motto “Vivi e lascia vivere”. Moralismi e pregiudizi, quando ci sono, sono prettamente di matrice religiosa d’importazione.

L’isola più grande, nella quale si trova la capitale Suva, si chiama Viti Levu ed è quella a cui si arriva con voli internazionali. La compagnia di bandiera è Air Pacific, che fa parte del network Qantas ed offre un buon servizio a bordo. Ai cittadini italiani non è richiesto visto d’ingresso preventivo ed il permesso di soggiorno turistico viene rilasciato direttamente all’aereoporto. La moneta locale è il dollaro delle Fiji (al momento in cui vengono scritte queste righe il cambio è 1FJD = 0,45 Euro). Tra gli infiniti possibili itinerari turistici certamente raccomandata è una visita alle piccole isole che fanno da corona alle due più grandi. Ad ovest di Viti Levu si trovano i gruppi delle Yasawa e delle Mamanuca, piene di meravigliosi isolotti da esplorare. L’aereoporto principale su quel lato è quello di Nadi (pronuncia: Nandi). Se vi si arriva – come spesso succede – nel pomeriggio, ed è troppo tardi per imbarcarsi direttamente alla volta del mare aperto, ci sono molti hotel e alberghi nei dintorni di Nadi. Tra questi il West’s Motor Inn è forse da segnalare se non altro per la media fascia di prezzo e per il fatto di essere apertamente gay friendly in quanto i due manager sono una simpatica e aperta coppia di gay neozelandesi.

Dal vicino e nuovissimo Port Denarau, che ospita peraltro ben tre diversi Sheraton Resorts (per chi non ha problemi di tenere d’occhio il budget della vacanza), al mattino ci si può imbarcare per raggiungere le isole. Per far ciò ci sono varie compagnie, tra queste molto popolare e affidabile è Captain Cook Cruises Fiji, che offre la possibilità di fare mini-crociere di 3 o 4 giorni, con pernottamento sull’Isola Drawaqa, ancora intatta e non sconvolta dal turismo. Si dorme nei tipici Bure, le piccole e semplici abitazioni locali. Niente acqua calda per la doccia ma è forse un piccolo costo da pagare per poter stare in un posto ancora incontaminato e talmente remoto da ogni fonte di inquinamento luminoso da offrire una visione del cielo stellato notturno assolutamente mozzafiato. Durante il giorno impossibile non gustarsi qualche ora di sole su una delle tante bellissime spiagge che si trovano nell’arcipelago. Raccomandati anche maschera e pinne per ammirare il fondale e le varie formazioni di coralli, con moltitudini di pesci multicolori che vengono a nuotare tranquillamente vicino, vagamenti incuriositi e non per niente spaventati dagli intrusi umani. Awesome Adventures è un’altra compagnia che offre mini-crociere simili, con la differenza che il pernottamento è a bordo del natante.

Di prassi anche la visita ad uno dei locali villaggi, occasione anche per avere un’idea dei costumi locali. Così come avviene per altre popolazioni del sud del Pacifico (si veda i Maori) per essere ammessi nel villaggio bisogna passare attraverso la tipica cerimonia di benvenuto, attraverso la quale il Tui (l’autorità locale) accoglie i visitatori. Immancabilmente verrà offerto da bere Kawa, radice di un arbusto essiccata, ridotta in polvere, messa in un sacchetto e poi sciolta in acqua (fredda). Il gusto è più o meno quello di acqua fangosa ma si mormora che arrivati alla ventesima ingestione ci si senta calmi e rilassati, questo perché la Kawa è un blando rilassante, nonché anestetico visto che finisce con l’intorpidire la lingua. Gran parte della vita e dei cerimoniali fijiani ruotano intorno alla Kawa, il che suscita spesso un certo stupore negli occidentali, che di solito visto il sapore non ne consumano in quantità sufficiente per arrivare ad apprezzarne le qualità psicotrope. Essenziale l’apprendimento e l’uso della parola di saluto Bula, usatissimo segno di benvenuto e saluto, nonché parte integrante del cerimoniale della Kawa.

La comunità GLBT più organizzata e visibile si concentra prevedibilmente nella capitale Suva, dove esistono anche dei ritrovi frequentatissimi dai gay. I ragazzi locali hanno i fisici asciutti e delineati di chi fa vita di mare, ma non c’è il culto del corpo muscoloso e palestrato. I pavoneggiamenti servono a poco ed anche il fattore età conta relativamente, quello che sembra attrarre i fijiani è la personalità delle persone. Sono un popolo cortese e aperto all’amicizia, fate un sorriso e vi ripagheranno spontaneamente della stessa moneta. E se siete di qualche interesse per cose più pratiche non mancheranno di farvelo capire.

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