GAY NELLA SCUOLA 2. BOLOGNA

Liceo artistico ‘Arcangeli’. Il preside: "Credo che l’omosessualità sia una malattia, un po’ come il diabete. Ci vogliono cure, non diritti". E se invece ci fosse bisogno di altri professori…?

Il Liceo artistico statale "Francesco Arcangeli" di Bologna forma, con l’Istituto superiore d’Arte, un polo artistico di quasi ottocento studenti ed oltre centotrenta docenti. La struttura architettonica di epoca fascista, che in passato ha ospitato le classi elementari "Dall’Olio", dal 1990 è sede della scuola.

Abbiamo incontrato il dirigente scolastico dell’istituto, prof. Armando Alaia, ed una rappresentanza studentesca, che hanno risposto alle nostre domande.

L’esperienza scolastica è sempre particolare, specialmente negli istituti d’arte. Quali argomenti vengono affrontati nella vostra scuola, oltre agli insegnamenti ministeriali?

Molti argomenti utili e interessanti. Il nostro piano dell’offerta formativa prevede insegnamenti extrascolastici che riguardano la filosofia, la storia, l’urbanistica, il teatro, l’arte cinematografica. Abbiamo in atto collaborazioni con il DAMS di Bologna, con l’Università e la Regione.

C’è anche qualche insegnamento che riguardi i diritti civili o le diversità?

No, non abbiamo ancora attivato nulla di simile.

E’ possibile delineare l’estrazione socio-culturale degli iscritti e dei docenti del liceo "Arcangeli"?

Per quanto convenga generalizzare, possiamo dire che l’estrazione sociale è media e l’area culturale è quella cattolica o moderata riformista.

Di queste tre categorie, extracomunitari, portatori di handicap, ragazzi/adulti gay, qual è la più numerosa nella vostra scuola?

Direi la prima e la seconda. Non ci risultano ragazzi gay nella nostra scuola, meno che mai adulti – professori, se a questo allude.

Dei temi legati alla cittadinanza avete mai parlato?

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Abbiamo appena incominciato ad affrontare in un contesto interculturale le questioni dei diritti dei popoli, delle migrazioni, della multirazzialità.

Bologna passa per la capitale gay d’Italia. Possibile che non abbiate mai riscontrato degli alunni o dei professori con questo orientamento sessuale?

Beh, possiamo sospettare di alcuni, ma non c’è mai la certezza, evidentemente..

La scuola ha mai affrontato argomenti specifici riguardanti i diritti omosessuali?

No, non ne abbiamo mai avvertito l’esigenza.

Personalmente, ha un’opinione in proposito?

Sì, credo che l’omosessualità sia una malattia, un po’ come il diabete. Ho parlato con medici e ricercatori, i quali la pensano più o meno allo stesso modo. Sul fatto di essere omosessuali, comunque, ciascuno può considerarla una fortuna o una disgrazia, dipende dai punti di vista. Tuttavia, è evidente che trattandosi di una malattia, il discorso corretto da fare sia quello della cura da intraprendere, piuttosto che quello dei diritti legati ad una specifica minoranza, come invece nel caso degli immigrati, dei portatori di handicap, o delle altre categorie cui abbiamo fatto riferimento.

In ogni caso, considera gli extracomunitari e i portatori di handicap della sua scuola un problema per l’integrazione degli altri ragazzi?

Niente affatto, li considero una risorsa positiva per la nostra scuola.

Ragazzi gay (che non ci sono, abbiamo detto) li considererebbe invece una risorsa o una minaccia all’integrazione dei ragazzi "normali"?

Né una risorsa, né una minaccia. Li considererei ragazzi con dei disturbi, che vanno aiutati e capiti.

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Dal punto di vista professionale – come dirigente di una scuola, intendo – riterrebbe pericoloso affidare una classe di adolescenti ad un suo collega gay?

Beh, anche qui dipende dai singoli insegnanti. Premetto che si tratta di un discorso puramente virtuale. Ad un eventuale collega omosessuale mi sentirei in dovere, come capo di istituto, di fare un discorso molto chiaro. Egli può esercitare la sua professione, fintanto che non si determinino avvisaglie più o meno sospette.. In quel caso, è chiaro che si debba intervenire.

Rafforzerebbe la vigilanza nei suoi confronti?

Penso di no, all’inizio, anche se se mi sentirei in dovere di verificare periodicamente se nella classe tutto prosegue bene.

Un’ultima domanda: se le venisse proposta una collaborazione da parte di una delle molte associazioni culturali gay, lavorerebbe ad un programma di lezioni?

Dovrei valutare esattamente di cosa di tratta e quali sono gli obiettivi specifici della formazione che intende attuarsi per decidere. Ad ogni modo, ritengo che tutte le proposte siano positive, se arricchiscono l’offerta formativa della scuola.

di Dario Remigi