GAY NELLA SCUOLA. 3) PALERMO

Il liceo scientifico Basile. "Di omosessualità si parla poco e male. Manca l’educazione alla diversità. Qui ufficialmente i gay non esistono". E, prioritaria, è l’emergenza mafia.

Il Liceo scientifico "Basile" di Palermo, fondato agli inizi degli anni Settanta, sorge nel quartiere Brancaccio, in un edificio sequestrato alla mafia, vicino al luogo dove fu assassinato padre Puglisi. Ospita 800 studenti ed un corpo docente di circa 80 insegnanti. Raccoglie gli studenti di un quartiere ad alta densità mafiosa e degrado sociale e quelli del circondario urbano ovest. Nonostante questo, la frequenza scolastica qui è ancora considerata un diritto. Da un anno, il preside della scuola e gli studenti sono impegnati in un obiettivo prioritario: l’educazione alla legalità.

Professore, cosa significa insegnare a Palermo?

Significa confrontarsi quotidianamente con una serie di problemi insospettabili per i colleghi che insegnano altrove. Problemi legati soprattutto alla legalità.

So che avete organizzato diverse iniziative in proposito..

Abbiamo promosso un ciclo di lezioni legate alla educazione alla legalità: abbiamo invitato avvocati, magistrati, personalità istituzionali. Ci ha fatto molto piacere constatare che Rita Borsellino ad esempio, sorella del magistrato, abbia accettato con convinzione il nostro invito.

Questi incontri fanno parte della vostra offerta formativa, sono, in altre parole, incontri istituzionali dell’amministrazione scolastica, non è così?

Esattamente. Non sono gli unici, ma certamente sono i più importanti.

Il vostro POF (piano dell’offerta formativa) prevede anche degli incontri sui temi delle diversità?

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C’è un piccolo progetto al riguardo, che sta crescendo. Al momento è ancora in fase embrionale.

La scuola ha mai organizzato eventi, appuntamenti o giornate di studio per affrontare la questione dei diritti gay?

Ancora non è stato organizzato niente di simile.

Ci saranno stati magari incontri o dibattiti promossi dagli studenti sui diritti omosessuali..

Neanche questo, e non per cattiva volontà, ma perché al momento tutte le risorse culturali, morali ed intellettuali sono orientate a Palermo e in Sicilia a fronteggiare l’emergenza-mafia. Gli interessi dei formatori e degli studenti convergono unitariamente su questo problema.

Non c’è il rischio, tuttavia, che ai ragazzi venga fornita un’educazione culturale monotematica, per quanto importante?

Questo rischio indubbiamente c’è, e non tanto perché in tema di attualità si parli solo della mafia, ma perché la scuola nel suo complesso lamenta una carenza nell’affrontare tematiche nuove, non tradizionali, per così dire.

Come il matrimonio gay, ad esempio..

Esattamente. Qui i gay ufficialmente non esistono e di questioni gay non si tratta.

Di chi è la responsabilità di tutto ciò?

Un po’ di tutti o, se preferisce, dell’ambiente sociale e culturale dell’isola. Di alcuni argomenti come l’omosessualità – ma potrei dire altrettanto di educazione sessuale o di handicap – si parla poco e male. Soprattutto c’è poca educazione all’accettazione del diverso. Per diverso intendo il gay, ma ugualmente potrei dire l’extracomunitario, l’ex tossicodipendente, l’ex carcerato, la prostituta, il transessuale.

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Se un esponente della cultura gay – magari uno scrittore o un parlamentare – le proponesse di organizzare un ciclo di conferenze nella sua scuola sul tema dei diritti gay, lei accetterebbe?

Dovrei valutare esattamente l’offerta, ma potrei già dirle che sarebbe un tema che riscuoterebbe scarso interesse da parte del pubblico.

Per quale motivo? In fondo, questo è un tema di attualità.

Indubbiamente, ma qui da noi le persone non sono abituate a parlare di questi argomenti pubblicamente.

La sua scuola fornirà a breve anche un servizio di consultorio psicologico. Potrà aiutare, secondo lei, ad affrontare i disagi legati alla diversità sessuale?

Io credo di sì, anche se il problema per un ragazzo gay è tanto quello di accettarsi, quanto di essere accettato. In questo senso, il consultorio dovrebbe poter offrire un percorso "doppio", per così dire, non solo al ragazzo, ma anche alla classe.

Un’ultima domanda: nel caso un suo collega docente si scoprisse o si dichiarasse omosessuale, il suo atteggiamento nei suoi confronti muterebbe?

Dal punto di vista personale continuerei a mantenere più o meno lo stesso rapporto, anche perché ritengo che ognuno di noi privatamente sia libero di condursi nel modo che ritiene più consono alla sua natura. Dal punto di vista istituzionale, tuttavia, mi sentirei obbligato ad aumentare la vigilanza su di lui e sulla sua classe, ed interverrei prontamente qualora si manifestassero episodi di dubbia natura.

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di Dario Remigi