GAY NELLA SCUOLA. 5) MILANO

Il liceo artistico I, il più grande della Lombardia. La preside: "La scuola non può occuparsi di tutto, ma sulle questioni gay è rimasta molto indietro. Ci vuole più attenzione alle diversità"

Il Liceo statale I di Milano è il più grande istituto artistico della Lombardia: con quattro indirizzi formativi (grafico visivo, architettura e design, figurativo, catalogazione e conservazione dei beni culturali) ospita quasi millecinquecento tra studenti ed insegnanti. Tra i progetti più importanti c’è stato recentemente il restauro conservativo di una copia della "Encyiclopédie" di Diderot e D’Alambert, al quale hanno partecipato anche la Banca Cariplo, il Comune di Milano e il Louvre. Il progetto, intitolato "Il riflesso della ragione", si colloca all’interno delle iniziative annuali di adozione da parte della scuola di un monumento del nostro patrimonio artistico.

Abbiamo incontrato una rappresentanza studentesca e la dirigente scolastica del Liceo, prof.ssa Cammareri, che ci hanno illustrato i diciassette progetti attivati dalla scuola.

Corsi di latino, di cinema e teatro. Giornate della memoria. Approfondimenti dei contenuti culturali e storici legati all’arte. L’offerta formativa della vostra scuola sembra essere particolarmente ricca..

In effetti è così, questi corsi rappresentano la declinazione specifica degli assunti del POF, il piano dell’offerta formativa. La nostra scuola ha l’ambizione di unire alla formazione curriculare standard la conoscenza di ulteriori discipline, che vanno dalle lingue alla storia, alle tematiche dell’attualità.

Qual è il ragazzo o la ragazza-tipo che frequenta la vostra scuola?

L’utenza della nostra scuola è abbastanza variegata sia dal punto di vista socio-economico, sia dal punto di vista culturale. Complessivamente si potrebbe dire che lo strato sociale di provenienza della maggioranza degli iscritti è la middle-class, o comunque la classe sociale che non ha bisogno di investire nella formazione culturale dei propri figli per riceverne un riscontro professionale ed economico immediato.

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Come viene percepita all’interno di un liceo artistico la diversità sessuale?

In modo naturale, sicuramente con un minore impatto emotivo rispetto agli altri settori della società. Intendo dire, ad esempio, che nel campo artistico l’omosessualità è data per scontata, così come infatti viene accettata normalmente nella trattazione di autori (non solo legati alle discipline figurative) della storia del Novecento.

La vostra biblioteca propone anche una sezione specifica per gli autori gay?

Sì, ma non credo che ce ne sia bisogno. Infatti, le tematiche omosessuali possono essere rintracciate nei classici: pensiamo a Saffo, Virgilio, Thomas Mann.

All’interno dei progetti formativi istituzionali, trovano spazio le tematiche gay, sia sul versante psicologico, sia sul versante giuridico dei diritti civili?

Purtroppo, lo spazio dedicato a questi argomenti è stato molto limitato e sempre collocato in contesti più ampi, come, ad esempio, l’educazione alla sessualità.

Perché?

I motivi sono molteplici. Potremmo indicarne due. Il primo è la difficoltà riscontrata negli studenti, tutti o quasi adolescenti, a trasformare una curiosità, un’urgenza di conoscenza sulle questioni (e non parlo di solo dell’omosessualità) in un percorso di studio organico, coerente, davvero formativo. La scuola non ha difficoltà ad avvicinare gli esperti del settore, o i rappresentanti delle associazioni gay per ospitare delle giornate di studio sulla questione dei diritti civili, che è un tema di grande importanza. Il problema è saper trasformare l’incontro occasionale in un percorso di formazione più proficuo. Secondo problema enorme: alla scuola oggi si delega tutto. Tutto. Molti genitori – dispiace dirlo – assolutamente deresponsabilizzati pretendono che la scuola sia per i loro figli un punto di aggregazione, un luogo che sappia controllarli, educarli, ecc, ma anche che sappia risolvere i loro problemi pratici, dal disagio adolescenziale alla sessualità, dalla bulimia delle ragazze alle forme di accettazione di sé, e così via. Il problema è che la scuola non può occuparsi di tutto e, purtroppo, sulle questioni gay è rimasta molto indietro.

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Cosa occorre fare allora per procedere di qualche passo in avanti?

Intanto bisogna constatare che qualcosa lentamente si è mosso, nel senso che già registrare la disponibilità della scuola ad accogliere specifiche giornate di studio è indubbiamente un aspetto di apertura sulle questioni dei diritti gay. Un’apertura un po’ ipocrita, se vogliamo, priva com’è di una autentica logica progettuale, ma pur sempre non pregiudizialmente ostile, come avveniva alcuni anni fa. Cosa fare concretamente? Beh, intanto sforzarci di destinare alle diversità ulteriori attenzioni. Poi, accentuare assolutamente la sensibilità degli operatori (professori e presidi), incentivarli ad indagare la storia, la cultura, la società da punti di vista nuovi. Ovviamente c’è bisogno del contributo di tutti ed occorre soprattutto che le rappresentanze gay continuino ad esercitare sulla scuola la loro pressione democratica.

di Dario Remigi