GAY NELLA SCUOLA. 6) NAPOLI

Istituto tecnico "Nitti". Il preside afferma: "In questa scuola il problema gay non è sentito. Non risultano casi di devianza sessuale". E il linguaggio burocratico uccide formazione e informazione.

L’Istituto tecnico commerciale "Nitti" di Napoli è una scuola di recente costituzione composta di ventisei classi ed un corpo docente di oltre sessanta professori. Sorge nell’area metropolitana ovest e raccoglie gli studenti dell’ex distretto industriale di Bagnoli e molti che provengono dai quartieri di Pianuro, Soccavo, Agnano, ma anche da Quarto e Pozzuoli. Dopo la dismissione del polo siderurgico, la realtà sociale di questo distretto è in forte trasformazione: la sua popolazione è compresa di nuove figure professionali meno attivamente impegnata sul piano politico e sindacale.

Abbiamo incontrato il dirigente scolastico dell’Istituto, prof. Filippo Fiorentino, che ci ha illustrato l’offerta formativa e le peculiarità della scuola.

Incontrando il suo collega del Liceo "Basile" di Palermo abbiamo capito che l’obiettivo prioritario della scuola al sud è l’educazione alla legalità. E’ d’accordo?

Indubbiamente sì, le condizioni sociali e culturali al sud rendono ancora indispensabile un forte impegno della scuola sul piano della moralità. La nostra scuola, a questo proposito, è impegnata attivamente nell’azione anticamorra, con una serie di incontri istituzionali con magistrati, avvocati, ecc., e con la realizzazione di alcuni libri ed audiovisivi di educazione alla legalità.

Queste non sono le uniche attività della scuola, però..

Esattamente. La nostra scuola si distingue per tutta una serie di offerte formative, oltre agli insegnamenti tecnici tradizionali.

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Possiamo fare degli esempi?

Penso ad esempio ai seminari sulla interculturalità, che sono stati istituiti da quest’anno. Rappresentano l’approdo di un percorso che ha condotto all’interazione di soggetti culturali molto diversi tra loro, sotto la guida di esperti, mediatori culturali e Onlus [Organizzazioni non lucrative di utilità sociale]. Poi c’è un percorso formativo rivolto all’integrazione degli alunni H delle varie classi, che coinvolge anche i loro genitori e gli altri alunni, per così dire, "normodotati".

In questa ricchezza di contenuti formativi non mancherà probabilmente un riferimento alla storia dei diritti civili, all’attualità del dibattito sulle coppie gay, alla loro richiesta di pari opportunità giuridiche, e così via..

No, devo ammettere che questo problema è scarsamente avvertito nella nostra scuola. Tra l’altro, non abbiamo casi di omosessualità rilevati né tra i ragazzi, né fra il corpo insegnante, a seguito di dichiarazioni spontanee ed osservazioni indotte.

Quindi, della questione omosessuale non si parla né dal punto di vista di storia delle tradizioni e della cultura, né dal punto di vista psicologico, né, tanto meno, dal punto di vista delle tutele giuridiche, se capisco bene..

Effettivamente è così. In questa scuola il problema gay non affiora, non è sentito. Abbiamo approntato, tra l’altro, un consultorio psico-sanitario in collaborazione con l’Azienda sanitaria di Napoli, dalla cui attività non risulta siano stati riscontrati finora casi di devianza sessuale. Di questo problema, insomma, non abbiamo il "polso".

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L’unica obiezione che vorrei muovere, però, è che la questione omosessuale è ormai non solo un argomento di confine della medicina o della psichiatria, ma anche un grande tema democratico. Mi aspetterei che la scuola pubblica se ne occupasse tanto in termini storico-culturali, quanto in termini di attualità, come del resto si occupa di altri temi come l’eutanasia, la guerra, l’ambiente, il mercato globale. Non è d’accordo?

In astratto sono d’accordo, ma occorre non dimenticare che cosa è il piano dell’offerta formativa della scuola pubblica: è la carta d’identità generale, per così dire, della scuola nel diritto all’istruzione. Ora, nella particolarità delle singole offerte formative come di ciascuna programmazione, oltre agli insegnamenti ministeriali, entrano quei temi che vanno incontro alle esigenze specifiche del territorio. Questo significa che se non c’è, come non c’è, un’esigenza formativa specifica, territoriale, legata alla questione omosessuale (in termini di disagio, di prevenzione, di rilevanza giuridica, o altro ancora), la questione stessa non entra nell’offerta formativa. Questo è quello che accade nella nostra scuola ed in molte altre scuole di Napoli, dove ho insegnato. Se, al contrario, avessimo un’avvisaglia, un elemento che appare di codesta questione, (sia in termini ostativi del senso del proprium dell’altro – discriminazioni, intolleranze, ecc. – sia in termini di vario disagio) potremmo calibrare almeno un segmento dell’offerta formativa. Ma siccome non risulta nulla dei gay nel nostro territorio, nulla viene elaborato in termini di progettualità formativa.

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Insomma, la questione gay è affrontata dalla scuola solo quando appare nei termini di un problema..

In definitiva sì, quando si manifesta come problema di negazione del sé da parte di altri nei confronti, ad esempio, di un possibile alunno gay, o come problema di accettazione del sé (in termini psicologici, da parte dello stesso alunno gay).

di Dario Remigi