GAY NELLA SCUOLA: PARLIAMONE

Omosessualità. Come viene vissuta e rappresentata tra studenti, presidi, professori? Gay.it entra nelle maggiori scuole superiori d’Italia. Un’inchiesta a puntate, da stampare e conservare.

Come vivono gli studenti omosessuali all’interno del sistema scolastico? E come è rappresentata, se è rappresentata, l’omosessualità nelle scuole superiori? Qual è l’atteggiamento dei presidi, dei professori e degli studenti, in mancanza di un programma scolastico che contempli il rispetto della diversità sessuale?

Il caso dell’istituto "Luigi Nervi" di Novara, dove un gruppo di studenti sul giornalino della scuola ha pubblicato offese pesantissime contro i gay, pone una questione che deve essere affrontata con molta serietà. Gay.it ha compiuto un viaggio all’interno della scuola italiana, e ha parlato con presidi, professori e studenti di otto fra i maggiori istituti d’istruzione superiore d’Italia. L’inchiesta nelle scuole che presentiamo a partire da oggi è rappresentativa del territorio italiano e dei vari indirizzi di istruzione superiore (licei artistici, classici, scientifici, istituti tecnici). Si snoderà da marzo a maggio, ogni mercoledì, per concludersi con un’intervista a Gianni Vattimo e Piergiorgio Paterlini che commentano i risultati.

Con tutti i limiti di un’inchiesta per campione, essa rivela alcuni dati importanti che anticipiamo.

1) Il primo e forse più incredibile è che la scuola pubblica italiana non ha percezione delle diversità sessuali. "I gay qui semplicemente non esistono e dei loro problemi non si parla", ci è stato spiegato in uno dei licei che abbiamo visitato. In questo senso, è ancora attualissimo quello che Piergiorgio Paterlini scriveva dieci anni fa: "Neanche un grande illusionista riuscirebbe a tanto. Far sparire nel nulla cinquecentomila ragazzi. Mezzo milione di adolescenti dai quindici ai vent’anni dei quali non sospettiamo nemmeno l’esistenza. […] Quando la misteriosa linea d’ombra dell’adolescenza incontra la linea d’ombra della diversità sessuale, sui nostri occhi cala il buio."

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Eppure, c’è da domandarsi, è possibile che migliaia di teen-agers che il sabato sera affollano i locali gay in tutta Italia, o che si conoscono in chat, non siano mai andati a scuola?

2) Il secondo elemento riscontrato è che la scuola pubblica sta cambiando, anche se il giudizio sui tempi (lunghissimi) che impiegano queste trasformazioni può essere talvolta di segno opposto. Oggi, con la riforma dei cicli, l’autonomia, il decentramento amministrativo ecc., la scuola non è più come in passato pregiudizialmente ostile ad affrontare le questioni del "gay and lesbian way of life", ma la sua apertura, nella maggioranza dei casi, è puramente nominale. La scuola, in altri termini, accoglie le istanze studentesche di coinvolgere gli esperti e le associazioni di settore in seminari e/o dibattiti dedicati ai temi dell’omosessualità. Quasi mai, però, questi momenti educativi perdono la loro caratteristica di occasionalità per essere inseriti nel piano dell’offerta formativa della scuola, cioè in un percorso di studio organico ed istituzionale. Se, inoltre, la questione omosessuale risulta di difficile approccio da parte delle competenze scolastiche sul versante psico-pedagogico (quello legato ai disagi adolescenziali, all’accettazione del sé, ecc.), preoccupa il fatto che sia completamente tralasciata anche sul versante delle tutele giuridiche, sul piano, cioè, dell’incontro con un grande tema democratico. I programmi ministeriali latitano su questo argomento e così, tra le prudenti aperture dei presidi e la moderata indifferenza degli insegnanti, l’interesse degli studenti rischia di restare inappagato".

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3) Il terzo elemento, che forse è il più positivo, rivela che la spinta ad affrontare i temi della diversità sessuale proviene in larga misura proprio dagli studenti. E’ per questo motivo che il caso di Novara, dove gli insulti sono stati pronunciati da adolescenti, è preoccupante e tendenzialmente controcorrente.

4) Il quarto ed ultimo elemento è una conferma storica della coesistenza in Italia di due opposte tradizioni: il nord e il sud, che su molte questioni hanno tentato di avvicinarsi, mantengono sul tema della diversità sessuale una distanza irriducibile. Di riflesso, una notazione sulla inadeguatezza della politica, che non è riuscita in questi anni a dare soluzione alle molte richieste provenienti dalla società di fare dell’Italia, sul tema dei diritti civili, un grande Paese laico e tollerante. Questa notazione sorprende specialmente perché il movimento di opinione legato ai diritti gay chiede ancora oggi che il nostro ordinamento giuridico recepisca alcuni princìpi già in atto negli ordinamenti di molti Paesi europei. Più in generale, questo movimento chiede che la società italiana, dopo aver fatto di dieci cretini di uno show televisivo dieci eroi nazionali, sappia anche produrre una discussione intellettuale degna su come riconoscere pari tutela giuridica a tante coppie di ragazzi che si amano e che hanno deciso di vivere, e magari anche di morire, insieme.

Quello che conta indagare rispetto a questo movimento – crediamo – è se esso tenda a produrre una più profonda elaborazione della libertà o se piuttosto non ne rappresenti una contrazione. Crediamo fondata la prima ipotesi: esso può contribuire ad ampliare l’orizzonte dei nostri valori.

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Passiamo ora ad esaminare più da vicino la nostra ricerca: si tratta di otto scuole superiori che gay.it ha visitato per parlare con presidi, professori e studenti e scoprire come viene vissuta e rappresentata l’omosessualità. Sono otto istituti superiori fra i maggiori d’Italia, da Nord a Sud, da Est a Ovest. Ogni mercoledì, su gay.it, una puntata dell’inchiesta, da stampare e conservare. Ecco le tappe:

mercoledì 20 marzo: il liceo classico "Socrate" di BARI

mercoledì 27 marzo: il polo artistico "Arcangeli" di BOLOGNA

mercoledì 3 aprile: il liceo scientifico "Basile" di PALERMO

mercoledì 10 aprile: il liceo classico "Tasso" di ROMA

mercoledì 17 aprile: il liceo artistico I di MILANO

mercoledì 24 aprile: L’Istituto Tecnico "Nitti" di NAPOLI

mercoledì 1 maggio: il liceo classico "Cavour" di TORINO

mercoledì 8 maggio: il liceo scientifico "Fracastoro" di VERONA

Chiuderà l’indagine, mercoledì 15 maggio, un commento sottoforma di intervista a GIANNI VATTIMO e PIERGIORGIO PATERLINI.

di Dario Remigi