GAY SOTTO DITTATURA

In Bielorussia fa tappa la conferenza mondiale sulla cultura gay e lesbica, che si apre in luglio a Stoccolma e in settembre prosegue a Minsk. Ma nell’ex paese sovietico la vita da gay è dura.

MINSK. Cosa ha spinto gli organizzatori della conferenza mondiale sulla cultura gay-lesbica del 2002, a programmare una sessione dei lavori nella capitale della Bielorussia, piccola nazione emersa da decenni di silenzio passati all’interno dell’Unione Sovietica e ora alle prese con difficili situazioni interne?

Contrariamente a quanto avvenuto in molte delle repubbliche che formavano la vecchia URSS, la Bielorussia non ha fatto molto per liberarsi dei suoi leader comunisti dopo essersi dichiarata indipendente nel 1991. E, come accadeva nell’Unione Sovietica, la vita per gli omosessuali in questo paese di dieci milioni di abitanti a maggioranza di religione ortodossa, non è facile. La comunità gay è debolmente viva a Minsk, la capitale, e totalmente assente nel resto del paese. Anche se la legge sovietica che criminalizzava gli atti sessuali tra adulti consenzienti è stata abolita nel 1994, l’omofobia, insita nella cultura locale, emerge spesso con episodi di violenza contro gli omosessuali e contro i loro luoghi di ritrovo, per non parlare del fatto che i gay non sono affatto ben considerati dalle autorità. Il presidente Alexander Lukashenko esercita ampi poteri, ancora più ampi grazie a un referendum da lui vinto nel 1996, che ha esteso il suo mandato ben oltre i cinque anni inizialmente previsti. Lukashenko è al potere dal 1994, e nessuna elezione si è tenuta nel 1999, grazie a questo referendum.

In sostanza, si può parlare di un caso di dittatura nel cuore dell’Europa. In un contesto così poco affabile, a Minsk un gruppo di attivisti gay ha dato vita da qualche anno a un’associazione tanto battagliera quanto controversa, la Belarus Lambda League, capace di organizzare alcuni avvenimenti di respiro internazionale, ma che anche all’interno del paese è stata a volte accusata di avere più a cuore la propria immagine in Europa che la situazione dei gay in patria. Questa associazione, diventata tuttavia un riferimento per le organizzazioni gay internazionali, avrà cura della realizzazione della seconda sessione della conferenza mondiale della cultura gay-lesbica di quest’anno, che si aprirà a luglio a Stoccolma e proseguirà appunto a Minsk in settembre.

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Ciononostante, la BLL non è riuscita ad ottenere alcun riconoscimento dalle autorità bielorusse: la sua richiesta di registrazione come associazione è stata bloccata nel 1999 dal Ministro della Giustizia, attraverso uno stratagemma burocratico. Il ricorso presentato dall’associazione alla Corte Suprema non ha ancora avuto risposta.

Destino analogo ha avuto il tentativo di registrare l’unica pubblicazione a carattere gay nel paese, edita per iniziativa della Belarus Lambda League: il governo ha cancellato la registrazione affermando che si trattava di una rivista pornografica e non a carattere scientifico-informativo come dichiarato dagli editori. E questo la dice lunga sull’apertura mentale delle autorità nell’ambito della libertà d’espressione: già nel 1998 i direttori della televisione e della radio di stato avevano espulso gli autori di due popolarissimi programmi televisivi perché i protagonisti di alcuni spezzoni di uno spettacolo di Drag Queen da loro mandato in onda, avevano dichiarato di essere gay. Nello stesso anno, la Commissione di Stato per Combattere la Pornografia e la Violenza ha stabilito che gli annunci per incontri personali gay o lesbici sono amorali e pertanto vietati.

Al di là delle polemiche interne, la Belarus Lambda League riesce dal 1999 a realizzare un Pride annuale nella capitale. Molto discusso è stato quello del 2000, tenutosi dal 7 al 10 settembre:

sin dalla primavera, il presidente della BLL, Edward Tarletsky (foto) si era dato da fare per pubblicizzare la manifestazione in tutto il mondo, presentandolo come il più grande evento gay in un paese dell’ex-Unione Sovietica. Ma ogni evento previsto dal calendario si è risolto, poi, in un completo fallimento: la festa di apertura che doveva svolgersi in un locale di Minsk è stata interrotta dopo pochi minuti dall’inizio perché il proprietario del locale diceva di non disporre delle adeguate autorizzazioni, gli incontri previsti per i giorni successivi sono stati tutti cancellati, uno dopo l’altro e solo la riunione conclusiva si è potuta svolgere come previsto in una radura nei boschi intorno alla città. Alcuni hanno accusato la BLL di aver deliberatamente o per imperizia fatto saltare l’evento, ma Tarletsky ha sdegnosamente respinto ogni accusa.

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L’anno scorso, Minsk ha ospitato un Pride decisamente più fortunato, al quale hanno partecipato circa 200 persone: "I gay tengono il loro festival nonostante la dittatura – ha detto il poeta e artista bielorusso Adam Globus – Questo lascia sperare che le cose possano migliorare". In questa occasione, molti rappresentanti delle associazioni omosessuali tedesche, olandesi, americane e svedesi non hanno potuto partecipare perché il governo non ha concesso loro il visto di ingresso nel paese. Questo è uno dei motivi per cui la conferenza mondiale sulla cultura gay e lesbica avrà una seconda sessione proprio a Minsk: sarà un’occasione per sfidare le autorità locali.

"Siamo orgogliosi di ospitare alla conferenza di quest’anno colleghi provenienti dalla dittatura di Bielorussia – ha detto Bill Schiller, coordinatore della conferezna per l’ILGCN (International Lesbian & Gay Cultural Network) – La seconda sessione si terrà a Minsk dal 5 al 7 settembre, e sarà organizzata dalla Belarus Lambda League. Questi attivisti hanno coraggiosamente combattuto una dittatura omofoba, gli attacchi della polizia, le espulsioni e i maltrattamenti, e il rifiuto del regime a concedere i visti lo scorso anno, per tenere lontano gli osservatori internazionali".