In migliaia al Gay Pride carioca

Rio De Janeiro invasa da gay, lesbiche e trangender per la sua 15esima marcia dell’orgoglio. La “Cidade Maravilhosa” si conferma la meta preferita per partecipare a un Gay Pride fuori confine.

Se San Paolo ospita il Gay Pride più partecipato del mondo con i suoi 3 milioni di persone, la città gemella, Rio De Janeiro organizza nelle sue strade quello più divertente. Non poteva essere il contrario per la capitale mondiale del Carnevale che già in quella occasione è in grado di produrre, grazie alle numerose scuole di samba, costumi e carri (Trio Eletricos si chiamano da queste parti) da mozzare il fiato.

Sono scesi in strada in 250 mila per il quindicesimo Rio Pride che – caso raro al mondo – si svolge tutto sul lungomaremare. La Avenida Atlantica di Copacabana è la passerella naturale per una manifestazione simile. Un percorso di due chilometri e 100 metri durante i quali gli organizzatori suggeriscono di approfittare della parata per prendere il sole, che in questo periodo non manca mai.

E se la manifestazione riesce è anche grazie agli sponsor che paradossalmente nella città delle favelas – ma anche delle contraddizioni – sono sempre tanti e di peso. Roba da far invidia alla vecchia Europa. Anche il Governo ci mette del suo. Gli sforzi economici del mondo politico si devono ancora a Lula, amatissimo dal mondo gay e non solo, che ha lasciato il posto a Dilma Rousseff solo una settimana fa. 

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Se volete visitare Rio de Janeiro potete approfittare del secondo momento migliore dell’anno: febbraio-marzo, quello del Carnevale, della follia, della disinibizione ma anche del Pride di San Paolo. Attenzione quindi alle date, potreste trovare la città carioca deserta dal punto di vista gaio. In alternativa, se volete vedere qualcosa di unico al mondo, potreste seguire anche voi la folla e allungare il vostro viaggio fino a San Paolo, la più "bianca" e ricca delle città e insieme alla capitale Brasilia anche la più popolosa e piena di opportunità.

Ah, il tema del Rio Pride 2010 la legge contro l’omofobia ferma in parlamento dal 2006. Suona familiare?