L’AIUTO GAY COMPIE GLI ANNI

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Intervista a Maurizio Palomba in occasione del 15° anniversario del Gay Counseling. "Questa esperienza ha contribuito a cambiare l'opinione sull'omosessualità". L'approccio psciologico.

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ROMA – Maurizio Palomba, 15 anni di “Gay Counseling”, un convegno che vuole celebrare una lunga storia.
In effetti l’idea del convegno nasce da una riflessione e da una considerazione molto personale, ossia il bisogno di fare il punto della situazione sull’attività di questo istituto, fondato 15 anni fa all’interno della scuola di specializzazione in psicoterapia e counselling – ASPIC -, dove ancora ho il privilegio di collaborare.
L’esordio fu pensato e pian piano realizzato seguendo un messaggio chiaro che non poteva essere eluso: la forte visibilità. Era necessario occuparsi di omosessualità da un punto di vista affermativo, e nel contempo ebbi la sensazione che potesse essere utile anche alla comunità. All’epoca l’omosessualità era considerata ancora una patologia; oggi la situazione è decisamente cambiata e in questo lungo processo il Gay Counseling credo abbia contribuito notevolmente al raggiungimento, direi alla conquista, di una nuova opinione sull’omosessualità sia nella società che nella comunità stessa.
Quello che dici mi porta a chiederti quanto e come è cambiata la percezione della società rispetto all’omosessualità.
Sicuramente l’omosessualità di ieri, o addirittura dell’altro ieri, era un’omosessualità intrisa di forti pregiudizi anche a causa degli stigmi creati dal nostro settore, quello clinico e psicologico, che incasellava l’omosessualità come un disturbo patologico. Dunque l’omosessualità era inquadrata in una categoria patologica, una malattia da curare; un assioma che ha generato una pletora di ricerche scientifiche: tantissimi modelli e diverse teorie hanno per esempio sviscerato le cause (la cosiddetta eziologia) del fenomeno, ma che in realtà non hanno portato a nulla.
La Psicologia Umanistica si è posta invece in un’ottica completamente diversa anche confrontandosi con la psicologia accademica contemporanea, dando risalto ad aspetti presi poco in considerazione come strumenti di lavoro e come tecniche d’intervento: alla peculiarità della persona (l’empatia, il rispetto incondizionato, la relazione IO-TU) voglio sottolineare che fu proprio questo che mi convinse di aver trovato nel Counseling un approccio e un modello particolarmente consono, appropriato a permettere ad un omosessuale di essere, di esprimere e agire la sua diversità in un percorso continuo di individuazione a autorealizzazione.
Voglio dire che non raramente i gay stessi soffrono e risentono di una cosiddetta omofobia interiorizzata, cioè si auto-condannano, arrecando forti deficienze al senso di autostima. La conseguenza più immediata è la paura di esprimere se stessi e di comunicare la loro diversità; il coming out comunque non è una cosa che si deve fare assolutamente; è piuttosto un processo che consta di diversi livelli e stadi, dove ognuno può collocarsi secondo le proprie esigenze, nel modo che trova più consono ad esprimere il suo stato agli amici intimi o in famiglia, oppure in televisione (alta visibilità). Questo non è un modello etico, è un modello che può permettere di tendere all’autenticità al 100 per 100. E le strade possono, anzi devono essere molteplici, i percorsi individuali variano e vanno rispettati, specie da un professionista, da persona a persona.
Tu sei stato un pioniere dell’approccio psicologico orientato all’omosessualità; non per nulla, sei il fondatore del “Gay Counseling”. Cosa significa appunto ‘approccio psicologico orientato all’omosessualità’?
In realtà non ho inventato nulla di nuovo; piuttosto ho istituito in Italia un metodo di lavoro con gli omosessuali che negli altri paesi, e in particolare negli Stati Uniti, già esisteva da diversi anni. La letteratura internazionale all’epoca era numerosa e fu fondamentale per il lavoro di Gay Counseling, ma la realtà italiana era diversa, diversa per le leggi penali e civili, per il tipo di omofobia, per il background storico-culturale. L’aver avviato in Italia l’approccio psicologico integrato, rispettoso della persona e attento a centrare e a concentrarsi di più sulle risorse e sul benessere che piuttosto sulla patologia è stato un momento fondamentale: ancora oggi, e l’esperienza me lo conferma, mi sembra l’approccio più indicato per consentire ad una persona che vive una diversità (specie se omosessuale) di individuarsi e soprattutto di vivere al meglio, e soprattutto di vivere alla luce del sole la propria unicità e specificità. Va inoltre ricordato che sin dal 1990-91 il nostro istituto aveva avviato una discreta attività di ricerca testimoniata dalle numerose pubblicazioni anche in campo psicoterapeutico, che hanno dato un notevole contributo sul piano accademico. E, sono dispiaciuto quando, a volte, colleghi più giovani, intendo non per anagrafe ma per esperienza in questo settore, scrivono e pubblicano rifacendosi solo a istanze e studi americani ignorando (volutamente?) e dunque non tendendo conto degli studi svolti in “casa”.
“Vivere la diversità”, 15 anni fa quando nacque l’istituto di Gay Counseling, immagino volesse dire tutt’altra cosa.
Sicuramente ci sono stati grandi cambiamenti, anche se per alcuni i problemi di accettazione restano. Sicuramente molto di meno rispetto a 15 anni fa quando il problema dell’accettazione di se stessi era il primo gradino del percorso di coming out. Va rilevato che oggi le richieste di aiuto e anche l’avvicinarsi delle persone ai vari servizi che offre l’istituto sono diversificati; non so, per esempio le relazioni interpersonali, le relazioni intime, il gruppo, vantano una certa prevalenza.
Esiste dunque una comunità, ancora oggi, di sostegno al gay nel vivere la sua diversità?
Credo che sia fondamentale riconoscere di far parte di una comunità che è poi inserita in una comunità più ampia. Per semplificare voglio ricordare che nel momento in cui gli omosessuali italiani hanno rivendicato alcuni diritti – mi viene in mente il matrimonio civile o le unioni di fatto – si sono resi conto che si trattava di diritti civili che non riguardavano esclusivamente loro – i gay appunto – ma ancora oggi è una rivendicazione che coinvolge tutta la società civile, e questo è stato un momento di coesione e di condivisione importante. Sono momenti fondamentali questi, quelli che veramente possono influenzare la mentalità nel profondo delle persone, perché in queste occasioni sembrano non esserci più differenze.
Veniamo alla tua esperienza, 15 anni e oltre di attività nel Gay Counseling. Che cosa ti hanno insegnato, la tua esperienza, un consuntivo se vuoi, e che cosa c’è nel futuro del Gay Counseling?
Nel futuro c’è il lavoro e la professione che svolgo e che mi ha appassionato al punto da fondare l’istituto e a continuare questo lavoro anche grazie al contributo forte a Milano di Roberto Del Bavero: un’esperienza nata proprio dalle mie esigenze e dalla consapevolezza che le mie risorse potevano essere d’aiuto ad altri. Ho accettato il mio coming out e la mia visibilità, e sono cresciuto professionalmente nell’ambito di una professione specifica. Ma sono cresciuto anche come uomo, come persona, in un cammino che dura tutta la vita, un processo di coming out senza soluzione di continuità. Guardando indietro, a questi 15 anni e oltre, devo dire che ho sentito e sento il bisogno di ri-storicizzare sia la mia professione che la mia vita, come counselor e psicologo visibile.
Mi è utile riflettere su quello che è stato, su dove sono oggi e dove sto andando.…. dove sto andando io e dove sta andando il Gay Counseling…. certamente sono queste le domande che mi faccio oggi. Credo che la prospettiva dell’Istituto sia quella di rivolgersi maggiormente alla psicologia del benessere, dove le attività e i servizi offerti non siano centrati su quello che non va o sulle cose da “curare”, ma su ciò che funziona e che dà energia, sull’espansione del proprio sé, sull’empowerment, sulle risorse dell’individuo, questo per far sì che ogni persona si senta sempre più parte di una comunità ampia e dove testimoniare la propria diversità diventi un messaggio per la società: si può essere omosessuali, si può essere gay, e si può essere felici e ci si può realizzare pienamente nella vita intima, sociale e, volendo, pubblica.
a cura di Marco Mauceri

15° ANNIVERSARIO DEL GAY COUNSELING® 1989– 2004
ESSERE, ESPRIMERE, AGIRE LA DIVERSITÀ

Ripa Hotel
via degli Orti di Trastevere 3

Sabato 20 Novembre h 10-19
Meeting: giornata di riflessioni, percorsi, teorie e metodi della Psicologia e del Counselling orientati all’omosessualità.
Teorie, metodi nel Counselling – Workshop Esperienziali
^SSabato 20 Nov. 04 h 10-17^s (Seminari, Interventi, Dibattito)
SABATO MATTINA: Apertura lavori e interventi
· h 10.00 apertura ed esposizione iconografica della rassegna stampa storica Gay Counseling Introduzione: La storia del Gay Counseling® a Roma e in Italia (immagini in pannelli giganti in cronologia della stampa d’epoca sull’avvio e la promozione del servizio) dr Maurizio Palomba resp. Gay Counseling, libero docente ASPIC
· h 11.00 Il contributo dei Media e la Visibilità sociale dell’omosessualità. On. Franco Grillini, deputato DS – presidente onorario Arcigay
· h 11.30 Coffee Break
· h 12.00 Essere se stessi essere diversi: educare alle diversità. Dr. Catia Del Monte, psicologa/psicoterapeuta Cons. Ordine degli Psicologi Lazio, Cultore della Materia: Cattedra Psicologia di Comunità La Sapienza – Roma.
· h 12.30 Approccio Psicologico Umanistico Integrato. Prof. Dr. Claudia Montanari, direttrice didattica ASPIC Presidente dell’Università’ Popolare del Counselling Roma
POMERIGGIO Mega-Workshop Esperienziale
h 15-17 Mega-Workshop Esperienziale Conclusivo CRESCERE IN GRUPPO aperto a tutti a ingresso libero
h 17.00 INTRATTENIMENTO COMICO DI E CON SERAFINO IORLI
INGRESSO LIBERO Infotel: 067029037

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