Mumbai: tra grattacieli, slums e gay pride

Dal 1995 ufficialmente Mumbai, la ex Bombay è la seconda città più popolosa dell’India dopo Delhi, situata ad Ovest, sul mar Arabico. Mi aspettavo un viaggio esotico, mistico, emozionante…

Mi ritrovo in una città enorme, inquinata, trafficata, caotica. Già all’arrivo in aeroporto all’una di notte mi è difficile tra centinaia di cartelli scorrere quello del tassista  dell’hotel che doveva venire a prelevarmi ed è subito panico. Mi viene in mente il film The Millionaire, ma mentre un addetto aeroportuale prova a telefonare al mio hotel visualizzo il mio nome e mi risollevo. Rafik, tutto vestito di bianco, in un’ora di guida spericolata mi conduce in albergo: non rispetta un semaforo, usa continuamente il clacson e ride quando si accorge che sono terrorizzato dalla sua guida, dalle sue frenate improvvise e dall’alta velocità aiutato dal minor traffico notturno. E’ domenica notte. Non ho una bella  impressione durante il tragitto, solo cemento tra grattacieli e slums. Attraversiamo tutta la baia fino a Churchgate, tutto chiuso, poche insegne accese e vado subito a nanna, Mumbai by night non mi ispira, sarà la stanchezza, domani,mi dico, sarà sicuramente meglio.

Mi aspettavo situazioni più coinvolgenti sia nel panorama che nello stile di vita, nulla a che vedere con Phnom Penh o Bangkok. Mumbai mi sembra un po’ il Cairo, un po’ Teheran, San Paolo e forse Rio sul lungomare di Marine Drive. Insomma un casino. Pochi alberghi e prezzi eccessivi. Il mio, un tre stelle, su booking.com l’ho prenotato pagando 80 euro a notte ( a Bangkok con lo stesso standard costerebbe 15 euro). Molto economici i taxi salvo quello che ho prenotato dall’Italia (25 euro, contro i 7 euro che ho pagato al ritorno fermandolo in strada). E mi sono mancati i riscio, i tuc tuc, i monaci, gli incontri interessanti, i sorrisi dei tailandesi, e dei cambogiani… Alcuni aspetti positivi ci sono: un clima caldo ma non afoso (è la stagione giusta per un viaggio, 20 gradi di notte, 30-32 di giorno); la possibilità di poter visitare la città tranquillamente (mai incontrato un teppista, un ubriacone; in compenso purtroppo mendicanti, homeless e bambini che dormono per strada tanti e a volte insistenti).

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L’"Uccello d’oro" l’antico nome con cui veniva identificata l’India sta volando troppo in fretta. La crescita economica annuale è intorno all’8,5%. Mumbai è la città che ha un reddito annuo procapite quattro volte superiore rispetto alla media indiana. I ristoranti alla moda sono affollati, gli attori di Bollywood , gli artisti e i figli dei ricchi frequentano club esclusivi, circolano con auto lussuose, le vetrine dei negozi di preziosi e negozi alla moda sono prese d’assalto. Ho voglia di mare, il mio hotel è sul mare, piacevole la vista della baia soprattutto al tramonto, ma la spiaggia di Chowpatty è una pattumiera a cielo aperto. Da una parte le baracche dall’altra tanti "uccelli spazzini" come in tutte le discariche. E tutte le schifezze delle fogne a cielo aperto finiscono in mare. Solo qualche pazzo fa il bagno, alcuni si lavano e lavano i panni nei rigagnoli melmosi dei liquami degli scarichi: impressionante. Ah, finalmente trovo una piscina, ma non mi fanno entrare, bisogna essere iscritti. Che sfiga. Su Gay Romeo avevo pubblicato un annuncio di viaggio, mi hanno scritto in tanti, molti escort disponibili a "massaggi" per 50-100 dollari. Ho chiesto per ottenere info sulla scena gay. Ho appreso che a Mumbai non ci sono locali gay. Party sì che vengono pubblicizzati su internet.

Unico punto di riferimento è Azaad Bazaar, il primo e unico negozietto gay e non solo, aperto da due ragazze lesbiche molto coraggiose, nella zona di Bandra West. Con un taxi, una Premier Padmini, 1100, assemblata Fiat, degli anni ’50, impieghiamo un’ora nel caos pomeridiano ma alla fine riesco ad arrivare alla meta. Una delle titolari però mi prega di non fotografare nessuno, a parte l’entrata del negozio, mi promette che mi spedirà lei del materiale. Mi ricorda che fra qualche giorno ci sarà il gay pride cittadino e ci diamo appuntamento a sabato 28 gennaio alla manifestazione.

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Un’altra cosa piacevole è stata quella di trovare un quotidiano in lingua inglese al mattino sotto la porta della mia stanza. E così dal Times of India apprendo dell’inflazione del 20% in un mese, dell’aumento eccessivo del prezzo delle cipolle e della frutta, della benzina alle stelle ma anche informazioni sul bunga bunga nostrano e sul pride imminente. Nel luglio del 2009 l’Alta Corte di Delhi ha legiferato che gli atti consensuali tra adulti omosessuali non sono penalmente punibili, anche se ci sono state appelli e contestazioni di gruppi contrari a questa sentenza. Nel 2008 quando ci fu la prima marcia parteciparono solo 16 persone. In quella del 2010 erano più di duemila. Un successo. Tra gli organizzatori del Queer Azadi Mumbai (QAM) Pride Week c’è l’organizzazione The Humsafar Trust impegnata per la difesa dei diritti LGBT, indice proiezioni e dibattiti, mostre e seminari, assistenza legale e medica. La settimana del pride ha visto eventi di drag show, letture con la parata finale di sabato 28 gennaio. Ho avuto il privilegio di parteciparvi, unico italiano, uno dei pochi stranieri presenti ed ecco come è andata.

Il programma prevedeva l’appuntamento alle 15.00 presso i giardini di Kranti Maidan per terminare alla spiaggia di Chowpatty. Nulla a che vedere con i nostri pride ma tanto di cappello per il coraggio dei partecipanti. Arrivo in un giardino recintato, possono entrare solo i manifestanti, tanti i curiosi ai bordi della cancellata. Alcune centinaia di  persone presenti alla parata. Un palchetto, un megafono, fotografi e cineoperatori impazziti. Niente musica, nessuno sponsor. Gli organizzatori prendono accordi con la polizia (tutti con un bastone come arma, tutti baffuti, un po’ maturi e panzuti, sembrano fatti con lo stampino, imbarazzati ed anche un po’ bruschi, certamente si percepisce che non solidarizzano).

Arriva una star, una ragazza molto bella, probabilmente famosa nell’ambiente, fa un discorsetto in inglese e da l’inizio ufficiale al Pride. Arrivano decine di trans e drag molto simpatiche e casiniste, le agguerrite lesbiche e le femministe, i collettivi universitari. Si distribuiscono gadget rainbow, si innalzano i cartelli, si srotola una bandiera arcobaleno e il corteo parte puntualmente alle 16. Sotto il caldo cocente, il corteo occupa una corsia tra gimcane di moto e di auto, urla, caos, balli, cori, slogan in indu e in inglese. La marcia dura un’ora e si arriva in spiaggia. La polizia vieta alla 17 in punto qualsiasi slogan e costringe i manifestanti a piazzarsi sul marciapiede del lungomare, lungo la baia di Chowpatty. Tanti i saluti e gli how are you da parte dei manifestanti nei miei confronti. Nessun appuntamento, tra qualche ora devo rientrare in Italia. No party finale dunque almeno per me alla discoteca Vodoo in Churchgate.

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Alla prossima.

di Felix Cossolo dalla redazione di Clubbing