PUERTO VALLARTA CAPITALE GAY

Sulla costa messicana, affacciata sul Pacifico, c’è una città poco conosciuta agli Europei e invece punto d’incontro gay internazionale. Dove succede di tutto.

PUERTO VALLARTA – Non c’è dubbio; noi europei sentiamo un richiamo innato per le spiagge rigogliose ed incontaminate del Messico, che d’istinto vorremmo riconquistare ancora una volta arrivando dal mare e sbalordendoci per la ricchezza di bellezze naturali che una combinazione di clima e fertilità del terreno ha reso possibile in un paese da questo punto di vista privilegiato, forse per essere ripagato dalle tante tragedie che la storia gli aveva destinato. Invece, di turisti europei, nella costa messicana che guarda direttamente sul Pacifico, non ce ne sono molti; le rotte aeree e le strategie delle grandi compagnie turistiche hanno destinato la costa che va da a al turismo proveniente dallo stesso continente, dirigendo i flussi di europei nella zona di Playa del Carmen e dello Yucatan (con l’eccezione di chi, come me e pochissimi altri, non si fa scoraggiare dal gran numero di cambi aerei che bisogna affrontare pur di arrivarci partendo dall’Italia).

Puerto Vallarta ha subìto uno strano destino come meta gay; sembra che soltanto il turismo proveniente da oltreoceano (USA e Canada essenzialmente, ma anche Sudamerica) l’abbia adottata come punto d’incontro internazionale, dove ha fondato una piccola comunità di ristoratori, albergatori e agenzie con target gay. Non si può forse definirla una comunità, ma certamente la presenza stanziale di migliaia di gay ha creato una naturale integrazione con la popolazione sia indigena che dei numerosi turisti di genere "straight", che danno per scontata la presenza di una tranquilla e civile popolazione arcobaleno, forse un po’ diversa da quella cui siamo abituati nelle spiagge di Ibiza e Gran Canaria, un attimo meno colorata e modaiola, più sportiva e politically correct, meno attratta dalla musica disco e maggiormente dal surf e dalle palestre "on the beach", oltre a non vergognarsi di godere dei piaceri della tavola.

Al turismo gay di provenienza straniera si somma un grosso quantitativo di gay messicani da città limitrofe, che riconoscono Puerto Vallarta come loro punto d’incontro e che, in particolare nelle festività e nei weekend, rendono il mix locale assolutamente unico. Il classico tuffo in piscina tutti ignudi a capodanno fa una strana impressione ad un europeo che non riesce a credere che siano proprio tutti gay quel migliaio di corpi che si tuffano e si abbracciano sotto gli occhi proprio di tutti. La notte, calda e ventilata, si trascorre nei non numerosissimi locali che radunano gli avventori in un’area abbastanza ristretta dove si può passare da spettacoli di travestiti "cover "di notissime star, a strip-tease maschili, o più tranquilli ambienti videobar con schermo gigante e clips e musica anni 60-80 di origine rigorosamente USA. Guai a non parlare decentemente almeno l’inglese se si vuole prendere parte alle imprevedibili e interminabili discussioni al biliardo o ai tavoli dei bar con terrazza vista oceano dove la popolazione arcobaleno si incontra e si scontra di notte.

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Gli americani anglofoni fuggono letteralmente dalle loro città dall’inverno gelido. L’"ArcoIris"(arcobaleno appunto in spagnolo), dove ho trovato ospitalità, è uno dei tanti resort esclusivamente gay che si riempiono durante quella che per i turisti nordamericani è la stagione migliore, ossia l’invernale. Gestito da Thom e Ran, statunitensi, è un complesso di piccoli edifici stile tropicale, ognuno diverso dall’altro per dotazione di arredamento a metà tra il gusto coloniale e la pop art America anni 70, abbarbicati ai piedi di una scogliera spettacolare da dove si ammira la baia che separa lo stato di Valisco, dove si trova Puerto Vallarta, da quello immediatamente confinante di Navarit, confine visibile dalla torretta che domina l’altura e che rende possibile a capodanno assistere, dopo un’ora di festeggiamenti in loco, alla replica dei fuochi d’artificio oltre il confine dove l’orologio è regolato appunto un’ora indietro. C’è una piccola piscina per ogni edifico, una terrazza comune dove tutti gli ospiti la mattina e la sera prima dell’immancabile uscita si ritrovano ad organizzarsi o a scambiarsi informazioni. L’Arcoiris è solo uno dei numerosissimi resort gay che gareggiano a dotarsi della migliore vista oceano e le piante tropicali più lussureggianti: come assonanza e per l’uso che ne fa il nostro immaginario verso perduti paradisi terrestri, le piante dai fiori esageratamente colorati riportano alla…lussuria, che si pregusta dal piacere di girare seminudi se non ignudi del tutto all’interno degli accoglienti spazi comuni popolati da vacanzieri che si aggirano, pettorali al vento, attorno alle piscine con fontane zampillanti stile moresco o si abbronzano indifferenti sui muretti di maiolica dall’aspetto coloniale, al suono della musica dolciastra diffusa dagli altoparlanti nascosti tra le foglie.

I prezzi non sono sempre abbordabili per le tasche di chi ahimè deve cambiare gli attualmente anemici euro; agli amici nordamericani sembra invece di ricevere tutto in regalo, grazie alla buona salute del dollaro, ed ecco forse un altro motivo non secondario che spiega la scarsa presenza di europei. Tutto sommato, comunque, i prezzi di una buona cena o l’ingresso alla discoteca del momento non sono poi diversi da quelli di Mykonos: vale anche qui la considerazione che con una macchina a noleggio, in villaggi non troppo vicini, una portata di ostriche appena pescate e dei fantastici crostacei alla brace, accompagnate dagli immancabili burrito, tortilla, chili, si spende il corrispettivo di cinque euro….ma bisogna macinare un po’ di chilometri, inutile aspettarsi niente di simile dove il dollaro abbonda e il turista non lo sta a contare.

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L’oceano pacifico è la meta ideale dei surfisti e un po’ meno dei turisti dediti solo alla tintarella e bagnetto, perché le sue onde improvvise ed altissime scoraggiano i nuotatori dilettanti ed investono i pochi sprovveduti che si fanno cogliere di sorpresa troppo vicini al bagnasciuga con i loro lettori MP3, creme rassodanti, pareo di seta, tutto inzuppato senza alcuna pietà. I pellicani sono molto comuni e le loro picchiate sul pesce che abbonda in acqua sono una compagnia abituale per i bagnanti che osano sfidare l’imprevedibilità dell’oceano. Le spiagge sono certamente densamente popolate nel centro storico della cittadina; a partire dalla zona delle "Blue Chairs", uno storico complesso alberghiero gay bed and breakfast che deve il suo nome alle sdraio blu che vengono offerte alla clientela; da qui si diradano una serie di altri bar ristoranti che permettono di gustare cucina messicana di buona qualità stando comodamente a cuocersi al sole, circondati da numerosissimi altri gay che, come abbastanza tipico della cultura nordamericana relativamente meno individualista della nostra, volentieri socializzano a 360 gradi, e dopo qualche ora di vicinato succede che il clima si arroventi (merito anche delle numerose margaritas e Corona) e tra giochi di spiaggia e le performances di alcune regine preziose ed incoercibili, ci si ritrova come ad una festa di compleanno stile yankee dove succede di tutto, fortunato privilegio del popolo gay che si può godere una seconda stagione di spensieratezza adolescenziale. E’ comune poi finire la giornata in spiaggia abbracciandosi con i vicini come ci si conoscesse da una vita. Se poi proprio non ci si vuole abbassare a dare confidenza allo splendido californiano che ci sorride sornione dalla sdraio vicina, si può sempre optare per una crociera gay della durata di un giorno dove, stretti su barche a vela o barche col fondo trasparente per vedere i pesci tropicali si raggiungono isolotti vicini, via tutti assieme il costume da bagno (il nudismo non è consentito nelle spiagge messicane!) e, visto che il tequila è compreso nel non troppo popolare prezzo, non si potrà davvero fare a meno di concedersi quantomeno un franco e vivace scambio di opinioni sulla politica di George W Bush, dato che i nostri fratelli gay oltreoceano, dopo un po’ di buon fumo e di bevande alcoliche non possono trattenere le loro in alcun modo.

Allontanandosi dal centro città, comunque, le spiagge diventano sempre meno affollate e, per chi volesse godere del contatto con una natura veramente incontaminata, è sufficiente salire su uno dei tipici bus tropicali verde ramarro, simili più a dei camion in quanto a forma e grado di comfort, scendere in una delle cittadine limitrofe dove la popolazione vive di pesca e agricoltura, e con facilità sdraiarsi in una radura della foresta tropicale senza assolutamente anima viva attorno, bivaccare nel soffio del vento in attesa di uno spettacolare tramonto rosso fuoco sull’oceano, da godersi mentre la schiuma delle onde solleva una nebbiolina salata dietro cui i pellicani che continuano a tuffarsi vertiginosamente risultano ancora più suggestivi nella calma assoluta e senza tempo di questo paesaggio marino uguale da milioni di anni, scampato per sbaglio allo scempio di conquistadores di vari generi ed epoche.

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