QUEI MASCHI METROSESSUALI

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Sui maschi metrosessuali è stato già detto tanto. Il fenomeno è anche simpatico visto che ribalta lo stereotipo del gay da deridere. Ma ci sono anche conseguenze che...

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Avete mai sentito parlare del moderno “maschio metro-sexual”? No, non soffermatevi sul termine sexual, non si tratta di un nuovo prototipo di maschio bionico geneticamente modificato (ahimè contro l’impotenza e l’eiaculazione precoce persino la scienza non ha trovato rimedio). Prendete nota: metro è l’abbreviazione di “metropolitan”, letteralmente “metropolitano”, “cittadino” dunque sinonimo di “moderno”, sexual è l’aggettivo per “sexuality”.

La metrosexuality è infatti una vera e propria forma di cultura che si ispira alla concezione dell’uomo (o presunto tale) di oggi, l’uomo del nuovo millennio, l’uomo che non ha paura di esprimere la propria sessualità ma soprattutto che non teme il proprio lato femminile, anzi, lo coltiva!

Esiste persino una definizione accademica a riguardo: «METROSEXUAL s.m. : 1. persona di sesso maschile che nel XXI secolo definisce le tendenze; 2. persona di sesso maschile, eterosessuale, urbanizzata e con un elevato senso estetico; 3. uomo che dedica molto tempo e del suo denaro alla propria immagine e allo shopping; 4. uomo che desidera coltivare il suo lato femminile“… Detto in parole povere: il maschio metrosexual è un uomo che può vestirsi, atteggiarsi, comportarsi da gay pur non essendo tale. Un etero che può scheccare..

Gli uomini metrosessuali accompagnano la moglie o la fidanzata a fare shopping, la consigliano sul taglio di capelli giusto, quello in grado di valorizzare il suo viso, che amano stare al passo con i tempi, cogliere al volo le ultime tendenze, frequentare i locali più in e le palestre più vip. Unico difetto, intuibile: sono narcisi.

È quasi come se gli omosessuali avessero dunque sovvertito gli stereotipi sociali divenendo un esempio da imitare piuttosto che da deridere o evitare.

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È quasi come se gli omosessuali avessero dunque sovvertito gli stereotipi sociali divenendo un esempio da imitare piuttosto che da deridere o evitare. I gusti eccentrici, i vizi, le manie diventano abitudini globalmente condivise perdendo il loro carattere esclusivo. E intanto il metrosexual spende, spende montagne di soldi, non resiste di fronte a una vetrina luccicante e non si priva di nulla, o quasi. Gli esperti di comunicazione e quelli di marketing si sfregano le mani e si lanciano all’inseguimento, le nuove riviste maschili si adeguano e spunta già la prima icona: David Beckham. Indiscutibilmente alla moda, cambia taglio di capelli una volta la settimana, non ha paura di dichiarare che in nome del trend ha indossato le mutandine della moglie Victoria (ex Spice girl), è ammirato dalla comunità omosex e dichiara compiaciuto: «Sono felice di essere idolatrato, da etero o gay poco importa».

Insomma, detta così la storiella del maschietto metrosessuale sembra anche simpatica. Finalmente tutti potremo scialacquare cospicui stipendi in lampade, manicure, pedicure, e impacchi alle alghe Guam senza la preoccupazione di sembrare “troppo curati”. E ancora: potremo sperperare ingenti buste paga in fondotinta, autoabbronzanti e pinzette per le sopracciglia senza l’ansia di esser ritenuti troppo vanitosi, dilapidare interi salari in maglioncini rosa shocking, sciarpette turchese e magari shorts floreali senza il timore di risultare troppo appariscenti! Forse per le scarpe con il tacco 12 e le gonne dovremo attendere il prossimo millennio, in ogni caso, allettante no?

Ma se ci fermiamo un attimo a riflettere, immaginate orde di maschi (o presunti tali) gay friendly, tutti perfettamente omologati, fighissimi, curatissimi, trendissimi, abbronzatissimi ma, appunto, tutti uguali. Ebbene la domanda sorge spontanea: come diamine faremo noi poveri, sventurati single gay a trovare, riconoscere, distinguere e accalappiare un nostro simile tra lo sciame di “svolazzanti” eterosessuali del nuovo millennio?

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E poi: finchè David Beckham lancia una sua linea di cosmetici, Vieri si inventa una collezione di moda, Cannavaro si improvvisa modello, Nesta si ustiona con i raggi ultravioletti a me può andare anche bene, insomma fatti loro, ma rabbrividisco al solo pensiero che un giorno non lontano, mio padre, con soave naturalezza, possa chiedermi consigli sull’epilazione definitiva, sugli abbinamenti più chic e sulla crema esfoliante più efficace. Magari mentre siamo a tavola. E scusate se è poco.

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