"L’AZIENDA NON VUOLE FROCI"

Gay e lavoro 2 – Fabio: "Mi hanno detto che era difficile assumermi, perchè davo nell’occhio". Enzo: "Hanno saputo che ero una ragazza. E non facevano che toccarmi e offendermi".

Fabio e Enzo sono due operai. Le loro storie di discriminazione si svolgono a Perugia e a Bologna. Amara la conclusione: tutti e due hanno perso il lavoro.

^SFABIO^s

Fabio è nato a Torre del Greco, ha ventisei anni, è diplomato geometra, vive a Perugia. Lo abbiamo incontriamo di sera in una pasticceria. Ci ha raccontato la sua storia.

Come hai iniziato a lavorare?

Come tanti ragazzi al sud, in nero. Mi occupavo della manutenzione di impianti idraulici.

Hai mai avuto problemi sul posto di lavoro?

All’inizio tutto filava liscio, non posso dire di aver subito maltrattamenti. C’erano le solite battute dei colleghi, tipo "tanto lo sappiamo che sei frocio", ma erano dette senza cattiveria, credo.

Poi qualcosa è cambiato..

Sì, quando ho deciso di trasferirmi a Perugia. L’ho fatto perché ho conosciuto un ragazzo che mi piaceva. Mi ha convinto lui a trasferirmi qui.

Cos’è successo?

Ho iniziato a cercare lavoro attraverso i canali ufficiali, rifiutando le mansioni in nero.

Ti sei appoggiato ad un ufficio del collocamento?

Sì, ho anche spedito il mio curriculum a diverse agenzie interinali. Ho avuto subito dei contatti, mi facevano andare nei loro uffici, mi facevano riempire schede e questionari, ero molto fiducioso.

Hai avuto anche colloqui "de visu" con i responsabili del personale?

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Sì, circa venti colloqui in tutto. Quando mi facevano ritornare in agenzia chiedevano quali fossero le mie esperienze professionali. Sembravano molto interessati a me.

Poi?

Non so dirti, ma sul più bello tutto si arenava, improvvisamente, senza spiegazioni. Mi chiedevano se avevo la ragazza, se mi ero inserito bene in città.. cose del genere, direi molto "impalpabili". Tutte le aziende constatavano le mie capacità professionali, ma puntualmente mi facevano sapere di aver preferito altri candidati. Una, due, tre, dieci volte così. Ho pensato che fosse stramaledetta sfortuna, invece c’era dell’altro..

Hai iniziato ad insospettirti?

Infatti. Ho fatto dei controlli. Una società che commercializza laminati in alluminio mi disse che avevano scelto un altro candidato al mio posto. Invece so per certo che quel posto è ancora vacante.

Come ti spieghi questi fatti?

Con il pregiudizio legato al mio orientamento sessuale. Io non sono dichiarato, ma un po’ forse si vede. Poi ho saputo che nelle società di intermediazione del lavoro ogni particolare viene annotato, schedato. Una responsabile della selezione mi ha fatto capire, con un imbarazzato giro di parole, che sarebbe stato difficile collocarmi nelle aziende, perché "davo nell’occhio". Sì, insomma, perchè ero frocio.

Hai fatto qualche passo con il sindacato?

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No. Intanto perché è difficile dimostrare che si è discriminati, poi perché qui a Perugia manca una struttura che si occupi di questi casi.

^SENZO^s

Viaggio inverso per Enzo, 24 anni, che da Bologna, dopo aver perso il lavoro, è tornato a Napoli. Enzo molti anni fa era una ragazza.

Dove lavoravi a Bologna?

In un’azienda di circa quaranta dipendenti nel settore metalmeccanico. Facevo l’operaio.

Ti trovavi bene?

All’inizio sì, sia sul lavoro che fuori.

I tuoi rapporti con i colleghi com’erano?

Abbastanza normali. Ognuno aveva i suoi compiti, c’era poco tempo in fabbrica per discutere. Non è che ci ignorassimo, ma non eravamo neppure amici.

Dopo quanto tempo sono cambiati i tuoi rapporti con loro?

Dopo nemmeno un anno. Si erano accorti che in passato ero una ragazza e da quel momento non mi hanno più dato pace.

Cosa facevano?

Apprezzamenti atroci, offese, calunnie. Tentavano continuamente di toccarmi. Mi dicevano frasi del tipo "Ti piacerebbe provare il nostro cazzo?".. cose del genere.

Hai mai reagito?

No. Ho cercato di lasciar perdere, ma ovviamente mi sono isolato. Nessuno parlava più con me, quando mi chiamavano in causa era solo per offendermi.

Hai chiesto aiuto a qualcuno?

E a chi? Mi rendo conto che avrei dovuto farlo, ma a me premeva soprattutto il lavoro, non volevo combinare casini.

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Infatti sei rimasto. Però è accaduto un fatto..

Ecco, è sparito un telefonino. Tutti mi hanno subito accusato di averlo rubato. Guarda caso, il telefono è stato ritrovato nel mio armadietto.

L’avevi preso tu?

Secondo te, uno che sa di avere gli occhi addosso si mette a rubare le cose degli altri? Capirai poi che guadagno, un telefonino usato!

Così è finito il tuo rapporto di lavoro?

Sì. Il titolare dell’azienda mi ha fatto chiamare. Sapeva di me. Sapeva anche che non ero stato io a rubare il telefonino. Ma non è bastato. Mi ha detto che non poteva più tenermi in fabbrica. Nulla di personale, ma sosteneva che "destabilizzavo l’ambiente". Mi ha offerto dei soldi perché fossi io a licenziarmi. Me lo ha detto senza giri di parole.

Tu cosa hai fatto?

Ero paralizzato dal dubbio. Volevo denunciare l’accaduto, ma dopo tutto con quali prove? Non sapevo a chi rivolgermi. Ero disperato. Alla fine ho accettato i soldi (due milioni e mezzo), mi sono licenziato e amen.

Oggi cosa fai?

Sono tornato a Napoli. Sono disoccupato.

di Dario Remigi