RAGAZZI CHE ODIANO RAGAZZI?

Omosessualità e scuola dopo il caso Novara. Piergiorgio Paterlini e Gianni Vattimo intervengono sull’argomento e commentano i risultati della nostra inchiesta. – Dario Remigi negli SPECIALI

^SP. PATERLINI: "La colpa è della scuola"^s

Piergiorgio, come valuti l’episodio di omofobia della scuola di Novara?

Penso che il fatto sia gravissimo: per le frasi espresse dai ragazzi e perché dei "minorenni" parlavano con nome e cognome. Detto questo – e non sembri contradditorio – io non sono così sicuro che l’omofobia fra quei ragazzi sia così diffusa e così profondamente radicata. Penso si sia innescato il classico meccanismo del "branco", dove si fa a gara a chi la spara più grossa contro quei maledetti finocchi. Presi uno a uno, secondo me, una parte di quei ragazzi è diversa. Penso addirittura che se ci fosse stato fra loro un leader che avesse detto "gay è bello" molti avrebbero risposto "gay è bello". Il punto cruciale mi sembra riguardi le responsabilità della scuola.

Tuttavia, facendo esercizio di realismo, non può sorprendere il fatto che un moderato razzismo si nasconda in Italia sotto la maschera del "politically-correct"…

Certo, l’omofobia esiste. E io temo assai di più chi se la tiene per sé perché pensa "non stia bene", oggi, essere razzisti di chi dice esattamente quello che pensa. Se un vantaggio tutta questa storia ha prodotto è che l’omofobia reale che in quella scuola come altrove esiste è emersa, e dunque la si può affrontare.

Per quanto riguarda la scuola, si è trattato solo di una "culpa in vigilandi" o ci sono responsabilità più pesanti, a tuo giudizio?

Credo che il comportamento della scuola sia stato inqualificabile. La "culpa in vigilandi", come tu la chiami, o comunque l’errore non giustifica quanto è successo: esiste infatti una gerarchia degli errori. Ubriacarsi da soli e andare a dormire è una cosa, ubriacarsi poi mettersi alla guida di un pullman su tornanti di montagna è un’altra. Nel caso di Novara la scuola ha permesso che succedesse questa seconda cosa!

Ti suggeriamo anche  Cambogia: introdotti nelle scuole corsi di educazione alle tematiche LGBT e di genere

Vedo che distingui nettamente le affermazioni singole degli studenti dalle responsabilità scolastiche..

Certamente. Le affermazioni dei ragazzi sono gravissime, ma in fondo non così sorprendenti. Le responsabilità della scuola, invece, sono da reato penale.

La preside dell’istituto ha replicato con sdegno alle accuse. Ha affermato che la stampa ha montato un "caso" sulla vicenda e che la dinamica dei fatti indica chiaramente che si è trattato di una strategia educativa. Perché non crederle?

La maschera della scelta educativa è una bugia plateale. E’ proprio la dinamica dei fatti che inchioda la scuola alle sue responsabilità. Se gli insegnati fossero stati così abili da porsi il problema delle scelte educative per i ragazzi, non avrebbero potuto essere allo stesso tempo così inavvertiti da non vedere che le scelte operate mettevano addirittura a repentaglio la vita di alcuni studenti. Perché, vedi, stiamo parlando di adolescenti. E il bisogno più urgente, più drammatico per un adolescente è quello di vedersi riconosciuto dai suoi pari. Se a un ragazzo di sedici anni tu dici "Sei frocio, ammazzati", non è escluso che lo faccia davvero. In questo caso, la scuola ha legittimato questo bel "consiglio".

Permettimi di obiettare che la strategia educativa prevedeva in ogni caso non uno, ma più momenti di analisi. Forse non dovremmo dare giudizi affrettati..

Ti suggeriamo anche  Bermuda, Ellen DeGeneres cancella il suo viaggio dopo l'abolizione del matrimonio egualitario e chiama tutti al boicottaggio

Stai scherzando. In quella scuola la strategia educativa non sanno neanche cosa sia, non si sono posti nemmeno il problema. Strategia educativa sarebbe stato: prendere atto dell’omofobia che da latente era diventata visibile, impedire l’uscita del giornale, e dopo mettersi a studiare un bel progetto educativo nei confronti di questi ragazzi. Nessuna altra scelta era possibile né concepibile.

Un’ultima domanda: non credi che l’inchiesta parlamentare sia una cosa eccessiva per quanto è accaduto a Novara?

Fatta la frittata, meglio fare una cosa utile in più che una in meno. E poi eccessiva perché? Le inchieste parlamentari devono riguardare solo le stragi? Questo è un fatto importante. E, per stare all’esempio, ha a che fare con le stragi più di quanto si potrebbe pensare: perché i morti reali, e quelli che non si suicidano ma sono impediti dall’omofobia ad avere una vita normale e felice, sono incredibilmente ancora migliaia fra gli omosessuali in Italia.

^SG. VATTIMO: "L’Europa ci salverà"^s

Gianni Vattimo, anche tu hai saputo del caso di Novara. Quale spiegazione ti sei dato?

Innanzi tutto una spiegazione culturale. L’Italia è ancora un Paese abbastanza democristiano: ossia, moderatamente moderno, moderatamente arretrato, moderatamente razzista.

Secondo te, la tolleranza nei confronti dei "diversi" è ancora soltanto apparente in Italia?

Ti suggeriamo anche  Lo splendido coming out di un liceale alla cerimonia di diploma

Dico che è settoriale: è praticata, purché tra i diversi non vi sia interazione. Soprattutto, purché non vi sia interazione tra i diversi e i cosiddetti "normali". La tolleranza può essere esercitata anche in senso passivo.

C’è speranza che le cose migliorino?

Sì, la speranza è rappresentata dall’Europa. Personalmente mi aspetto che l’Europa ci faccia vergognare, imponendoci delle uniformazioni che altrimenti da soli non saremmo in grado di darci.

Torniamo a Novara. Come valuti le responsabilità degli insegnanti?

Responsabilità ce ne sono state probabilmente, ma non criminalizzerei gli insegnanti: hanno già tanti problemi, non possono occuparsi di tutto.

Hai letto la nostra inchiesta sulla scuola pubblica. Condividi i risultati?

A grandi linee sì, la scuola pubblica non si è mai occupata seriamente delle differenze sessuali. Da poco si è introdotta una parvenza di educazione sessuale, tra risatine e allusioni scontate. Non ho notizia di un percorso formativo approfondito su codesti problemi.

L’inchiesta, però, rivela anche che qualcosa sembra stia cambiando nella scuola pubblica..

Troppo lentamente. Con questo governo, inoltre, ci siamo preclusi ulteriori passi in avanti per i prossimi vent’anni. A meno che, come dicevo, l’Europa non ci imponga delle accelerazioni.

L’Europa o la Padania?

Come battuta non è male!

di Dario Remigi