SORELLE LESBICHE

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Sempre più spesso le ragazze eterosessuali finiscono per concedersi esperienze lesbo, che puntualmente finiscono con un ritorno alla vita di prima. Perchè il punto è uno: manca quel...

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Non sono razzista e non ho pregiudizi. Se finora non ho parlato di questioni femminili non è perché abbia qualcosa contro le lesbiche. Pur non avendo avuto modo (ve lo assicuro) di cimentarmi nel rapporto saffico, negli anni ne ho conosciuto parecchi risvolti, grazie ad alcune amiche. Ho assistito a cambiamenti di umore e di fidanzata, subendo infinite telefonate riguardo problemi, colpi di fulmine, tradimenti e angosciose separazioni, occupandomi sempre di altro nel frattempo ma senza mai posare la cornetta. Ho conosciuto ragazze determinate, lesbiche congenite, soldatesse battagliere col solo obiettivo nella vita di eliminare gli uomini dalla faccia della terra. Nonostante possano aspettarmi sotto casa armate per ringraziarmi di quanto scrivo, sono anche quelle che stimo di più, per la militanza severa e la coerenza di slinguazzapassere.

Mi disturbano invece quelle che hanno sempre avuto storie con uomini ma che finiscono per concedersi una parentesi lesbo. Non mi irrita tanto il passaggio (per quanto dal sesso maschile al femminile…) ma il volersi considerare sempre “eterosessuali”. Come delle turiste in un paese del terzo mondo che, pur mescolandosi alla popolazione, tengono a sottolineare di trovarsi lì solo di passaggio. Le lesbiche vere, quando finiscono per incappare in queste farfalline, sono destinate ad uscirne con le ossa spezzate (figurativamente, s’intende). Se io mi trovassi in una situazione analoga con qualche etero bonetto me ne saprei fare una ragione di vita se poi mi abbandonasse per ingravidare una fanciulla. Ma loro non sono così ciniche. L’aspetto non deve ingannare: sono pur sempre femmine, anche se in un vestito da antennista. Le ninfette si abbandonano ai nuovi piaceri come alle mode passeggere, sperando magari di fare ingelosire ed arrapare in un sol colpo l’ex fidanzato. Non par vero essere ricoperte di attenzioni da qualcuno che conosce bene le donne, essendolo. Condividono finalmente l’intimità con chi sa la differenza tra vaginale e clitorideo.

Resistono al fatto che nella coppia ci siano perdite mestruali

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Resistono al fatto che nella coppia ci siano perdite mestruali non loro e, abituate al maschio da stadio, non si infastidiscono per gli eccessi aggressivi delle compagne. Sopportano perfino di passare la domenica sul sedile del passeggero, ad ascoltare le partite o le canzoni di Paola Turci, Carmen Consoli, Gianna Nannini e perfino degli Skunk Anansie. Poi qualcosa comincia a non andare. La ninfetta si sofferma un istante di troppo sul pacco del militare alla fermata e la gelosia si esaspera perché l’interesse è rivolto al sesso maschile. Scoppia la scenata, per strada o a casa: sopra i quaranta generalmente preferiscono picchiare tra le mura domestiche. Si tenta di eliminare il fantasma, utilizzando attrezzi per ovviare a una mancanza del pene che comincia a farsi selvaggia. E’ risaputo infatti che in una coppia costituita da due individui di sesso femminile non vi è traccia alcuna della nerchia.

Ma la plastica non è fatta di carne e basta stimolare una ex etero per capirlo: la fama di “bocchinara”, che qualunque altra ragazza rifiuterebbe sdegnata, diviene un piccolo vanto di un passato glorioso da tirar fuori nelle cene in società. Mentre gli amichetti froci se la ridono dietro i ventagli, la fidanzata, che fino a un momento prima ruttava e cianciava sboccata, si inalbera e comincia ad accusare la compagna di cattivo gusto. Il rapporto è destinato alla conclusione. Anche se sembra ogni volta un miracolo, non ci sono feriti gravi: la ninfetta torna al bastone e la lesbicona se ne va col motore. Ognuna vivrà una vita infinitamente distante da quella dell’altra, quasi la loro avventura comune sia stata solo il sogno di una notte.

Vi amo, sorelle lesbiche integraliste, compagne di mille battaglie, amiche, autiste, meccaniche, idrauliche, benzinaie e poliziotte. Amo il vostro fascino trascurato, il vostro volto incontaminato, le vostre sopracciglia intatte, l’amabile cameratismo che traspare dai vostri gruppetti d’assalto, la vostra deliziosa assenza d’umorismo, il vostro saper risolvere prontamente le questioni più spinose con una semplice bottiglia spaccata. Negli anni ho conosciuto il vostro universo e le tematiche a voi care, sono entrato nelle vostre vite ma non nelle vostre camere da letto, per ascoltare le confidenze, i desideri, le passioni, le sofferenze interiori, arrivando a maturare una convinzione di fondo: non me ne frega niente. Ma mi auguro che diventiate sempre più numerose, lasciando tutti gli uomini del mondo a noi finocchi.

Flavio Mazzini, trentenne, giornalista, ha deciso di prostituirsi con uomini per raccontare le proprie esperienze nel libro “Quanti padri di famiglia” (Castelvecchi, 2005). Dal 1° gennaio 2006 tiene su Gay.it la rubrica Sesso.

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di Flavio Mazzini

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