Velvet Bunny: la webserie su disabilità, razzismo e omosessualità

Le storie parallele di cinque giovani problematici. É la nuova webserie made in Torino

Il Velvet Bunny è un coniglietto che vorrebbe muoversi liberamente, proprio come tutti gli altri coniglietti, ma è avvolto da strati di velluto che lo immobilizzano. Chi gli ha cucito addosso questi strati? Riuscirà a liberarsi?
Ma soprattutto: chi è, il Velvet Bunny?

Esordisce così la nuova web serie rigorosamente made in Torino, Velvet Bunny.
Chi è dunque questo coniglio di velluto? Per scoprirlo non vi resta che seguire le vicende di Lorenzo, Raffaele, Leonardo, Alex e Marta; cinque ragazzi le cui vite, pur procedendo su binari paralleli, finiranno per incrociarsi.

Il progetto, ambiziosa lavorazione a budget zero patrocinata dal comune di Torino e Lacumbia Film, tratterà – tramite gli evidenti aspetti chiaroscurali dei cinque protagonisti – importanti tematiche relative al mondo dei giovani quali disabilità, razzismo, omofobia e omosessualità.

In questo primo episodio della serie, Compassion Fatigue (difficoltà di compassione), appare chiaro come la città di Torino, ripresa con atmosfere che ammiccano pesantemente al noir metropolitano, farà da cornice ad una storia che si inserisce agilmente nel sottogenere del thriller psicologico: un misterioso io narrante ci guiderà infatti tra i marciapiedi poco illuminati di una città notturna abitata da personaggi che mutano al calar del sole.

Ma non temete, i creatori ci tengono a sottolineare come l’ironia sarà spesso e volentieri la chiave di lettura delle tematiche trattate, e non mancheranno momenti di leggerezza e pura comedy.

Ti suggeriamo anche  Torino, bimbo di due mamme: il comune chiede di mentire per poterlo registrare

Uno sneak peek della prima puntata è stato proiettato presso la Casa Arcobaleno di Torino, raccogliendo un buon riscontro di pubblico. Arcigay Torino inoltre, riconoscendo alla storia e alla produzione uno stile e una modalità innovativa, sopratutto per i focus su tematiche importanti come il rapporto tra sessualità e la disabilità da un lato e le condizioni di marginalità e discriminazione dall’altro, ha assicurato il suo appoggio alla produzione.
Per maggiori informazioni potete visitare la pagina facebook della serie.

Foto : Federica Truncellito Photographer