AL LAVORO, LO HANNO SAPUTO

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"Sono ottimista, ma il fatto che i colleghi abbiano saputo che sono gay mi preoccupa. Dovrei ritrattare?". Risponde l'esperto: "Il coming out è sempre una esperienza arricchente".

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Caro Leo sono un ragazzo di Vicenza che tutto sommato vive una bella e serena situazione ma ho sempre dei dubbi….così chiedo un tuo consiglio…
Allora… 🙂 premetto che non sono un bravo “narratore” ma cercherò di riassumerti il mio dubbio…
Io vivo a Vicenza centro ho 30 anni e convivo con il mio ragazzo da due anni.. lui ne ha 22 di anni…lavoro per un’importante azienda italiana del settore pubblicitario come agente di zona…con i miei genitori ho un rapporto pressoché piatto, dal giorno che mi sono separato (ero sposato da 5 anni con una ragazza)… dopo che mi sono dichiarato con loro, il rapporto si è abbastanza chiuso… sempre per i soliti motivi che si sentono dire da quasi tutti i genitori… in altre parole che secondo loro la “colpa” della mia omosessualità è che non se ne sono accorti quando ero piccolo e non mi hanno potuto aiutare a capire che quella era una cosa sbagliata… ma lasciamo stare… il mio dubbio non è sui genitori… io vivo la mia vita e loro la loro!
Il dubbio sorge dal giorno che scherzando… in ufficio è saltato fuori dalla mia segretaria il nome di una discoteca di Verona…gay!! Lì per lì sono rimasto perplesso… sai è una disco gay e nessuno la conosce se non è del “giro”!
Poi un sabato sera… l’ho trovata là… abbiamo ballato assieme e poi… in ufficio piano piano è uscito il fatto che io sono gay! La cosa è abbastanza tranquilla apparte alcune battutine da parte del mio capo-ufficio, che però non sembra dare tanto rilievo alla mia vita privata visto che sul lavoro vado molto bene!! Il dubbio mi è sorto perché pochi giorni dopo, alcuni colleghi mi hanno chiesto delle cose che mi hanno fatto capire che sapevano di me e la mia paura è che poi la cosa non sia gradita a chi comanda l’azienda e che ciò porti cose negative per mia carriera….
Secondo te devo ritrattare e cercare di nascondere la mia omosessualità o vista la situazione devo solo sperare che non mi rechi problemi sul lavoro? Non so nemmeno io come comportarmi..sino ad oggi non ho mai avuto di questi pensieri…ma il continuo e assillante mettermi in guardia dei mie genitori…o meglio..di mia mamma…mi fa sempre pensare al peggio.
Io come persona sono molto positivo…non vedo mai il mondo in modo negativo e cerco sempre di trovare tutti i lati migliori anche su cose poco gradite, ma i genitori alle volte….pressano troppo nonostante ci siano 100km che ci dividono!
Tu caro Leo che ne pensi?che consiglio mi dai ?
Grazie in anticipo..un tuo assiduo lettore .)
By Federico

Fare coming out è sempre un’esperienza arricchente, a volte però solo in teoria. Per vivere appieno e autenticamente noi tutti tendiamo ad essere il più possibile noi stessi e quindi autentici e congrui.
Questo stato dell’essere a cui tendiamo, è fonte di benessere e dispone alla relazione col mondo, e con l’altro in senso lato, in maniera sana e in progress. Ripeto in teoria… poi le cose non sono così semplici. Non m’inoltro ovviamente nel campo delle problematiche legali del lavoro e del possibile, cosiddetto “mobbing” con le relative questioni sulle quali non so aiutarti, ma, invece voglio offrirti un feed-back, sul piano del tuo sé quello che hai fatto in questi anni, attraverso le varie esperienze che racconti e, non mi sembra ti manchi coraggio e abilità per affrontare le questioni che hai davanti! Ho scritto su un libro che ho curato “Essere e vivere la diversità”, (kappa ed. 1999 lo trovi qui su www.gayshopping.it): “Sul piano individuale ognuno ha la possibilità di valutare COME, DOVE E QUANDO ha un senso per sé l’aprirsi, il dichiararsi, l’esprimersi. Il timore è giustificato solo se si contestualizza il processo di coming out e, salvaguardare la propria incolumità, sia fisica sia psicologica è di principale importanza. A volte però, vale la pena rischiare, ma questo, ripeto, dipende dalla consapevolezza e dal significato che ognuno di noi dà al proprio coming out.” Poi, per essere ancora più chiari, “ognuno di noi tende nella propria vita, ad emergere per quello che è e vuole, in questo senso, sviluppare le proprie potenzialità dapprima latenti, poi sempre più manifeste. Dire prima a se stesso e poi agli altri, “io sono fatto così”, oppure “io desidero questo”, “io posso agire in questo modo perché a me sta bene così” non significa, questo, strafottente appagamento dei propri bisogni, o irriverente insulto degli altri e della società! In casi simili e in situazioni particolari parleremo più opportunamente di rivendicazioni, qui invece, di “manifestazione” intesa come apertura di sé, non solo razionale ma, parallelamente, emotiva. Questo aprirsi, questo definirsi, che poi è sempre relativo, questo automanifestarsi, in circostanze e tempi che sono dettati unicamente dalle scelte e dalle decisioni maturate individualmente, fornisce un importante stimolo per la crescita psicologica, contribuisce al rispetto di se stessi ed è un’opportunità per acquisire padronanza e stima di sé”.
Per concludere, nel tuo caso, l’ottimismo che dichiari, anche con genitori pressanti, mi sembra un tratto del tuo carattere da sfruttare appieno, come? Tre modi mi vengono in mente (non in ordine di importanza):
· il primo, se ne vale la pena, ritentare un dialogo coi tuoi genitori per ritrovare quel sostegno che prima c’era e che da un po’ di tempo manca;
· il secondo farsi aiutare da un operatore competente (psicologo, counselor, operatore socio-assistenziale) per agevolare il processo di crescita che ormai hai avviato, direi, pienamente (a proposito complimenti per la tua relazione!);
· il terzo acquisire forza e complicità dal tuo compagno, che in realtà oggi è la tua “famiglia”.
· Ce n’è un quarto in realtà: lasciare che le cose avvengano e reagire come meglio credi, senza forzature, rispondendo serenamente e con sincerità senza dire più di quanto voglia esprimere di te.
Ti faccio tanti complimenti per il futuro e, sono certo, troverai il modo di continuare ad essere come sei, autentico anche in futuro.
Un saluto e grazie per avermi chiesto un parere.
Dr Maurizio Palomba

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di Maurizio Palomba

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