ARMONIA NEL SESSO

‘Ho 19 anni, sto da tre anni con un uomo di 31. Sono versatile, ma quando sono io a fare l’attivo lui ha mille problemi. Non so cosa fare, devo trovarmi un amante?’. Risponde l’esperto.

Salve a tutti…

Io ho 19 anni e da quasi tre anni ho una storia con un uomo di 31 anni. Da due anni conviviamo. I miei lo sanno ma i suoi no. Abbiamo una vita molto tranquilla, lavoriamo, abbiamo un cane che trattiamo come un figlio… insomma siamo uno stupendo quadretto familiare. Però qualcosa non va…

Per primo da un anno a questa parte la voglia di fare l’amore da parte sua è quasi nulla.

Secondo io sono versatile e mi diverto in entrambi i casi. Quando faccio il passivo non ho nessun problema… mi rilasso… e via… mi diverto… Quando a fare il passivo è lui vengono fuori vari problemi…

A lui fa molto male, e iniziamo una lunga litania in cui entro (specifico che faccio pianissimo)… e dopo due secondi devo uscire perchè gli fa un male cane, poi rientro… e va avanti così fino a quando io non mi “smonto” e non ho più stimoli.

La cosa che mi preoccupa e che fino ad un paio di mesi fa (sempre con alcune difficoltà, ma minori) lui non aveva tanti problemi. Poi per lavoro sono stato via per tre mesi ed ora non riusciamo più a farlo con me attivo.

Voglio precisare che è lui che controlla la mia “entrata”. Ed io assecondo tutte le sue richieste (fermo, aspetta, indietro, avanti…).

Devo essere onesto che ho il pene abbastanza lungo e grosso, però prima riuscivamo sempre a farlo… ora no… Secondo me è una questione di “abitudine”. Io stesso dopo tre mesi che non l’ho fatto all’inizio provavo un po’ di dolore ma poi è passato. Mi sono proposto di fare solo il passivo; ma lui non ne è tanto convinto. Mi vorrebbe lasciare perchè dice che non riesce a darmi ciò che desidero.

Altro problemino lui da attivo viene molto presto…mentre da passivo non viene proprio… Pensavo che fosse colpa mia… ho provato a prenderlo con dolcezza… a fargli scenate… nulla… Non so che fare… devo trovarmi un amante?

Aiutatemi… inizio a pensare che siano più gestibili sessualmente le donne!!!

Alan

Caro Alan,

colgo l’occasione attraverso le tue parole per dar voce alla mia opinione sul sesso.
Il sesso è un modo di stare in relazione, forse potrei dire che il sesso è relazione. Non solo, il sesso è un accordo che può annunciare una progettualità di vita futura. Contesto chi sostiene che il sesso sia soltanto una risposta ormonale, visione deterministica del tutto impropria e riduttiva dell’uomo a puro organismo. Questa stessa visione che, peraltro, genera certi moralismi e condizionamenti, che istituiscono una netta separazione tra sesso e amore, a mio parere piuttosto illusoria e commerciale, facendo trionfare l’amore come puro e declassare il sesso come sporco.
Sicché non resta che farsi l’amante di nascosto, per stare in quella ars erotica colma di vitalità!

Tu lo dici chiaramente quanto sia importante il sesso, accorgendoti che qualcosa nella tua coppia non va, nel momento in cui ammetti la mancanza di una sintonia sessuale come accordo e riconoscimento l’uno dell’altro.
Voglio perciò sottolineare che hai la possibilità di provare a riflettere su quello che sta succedendo a te in relazione al tuo fidanzato attraverso il sesso, l’emblema di una vita di coppia nella sua complessità relazionale.
Nel tuo caso, l’incanto dei vostri corpi che si accoppiano non solo fisicamente in modo sublime e sanguigno sembra essere spezzato da un intruso. Da dove arriva e chi è questo intruso che si mette in mezzo al vostro accordo appassionato?
Cercherò di darti qualche idea attraverso il mio punto di vista.

Quando mi sono trovato di fronte alla definizione della tua coppia come di uno stupendo quadretto familiare, ho sentito un’aria di gelo: il quadretto, qualcosa di fisso, che si appende a un muro e si spera venga ammirato. E mi sono detto che cavolo, che almeno sia un quadro!
Insomma, presenti e rappresenti una situazione quasi perfetta, secondo i canoni di una vita sociale idonea e rispondente a certe aspettative di famiglia con cane, ci si accontenta d’altronde, visto come va il mondo circa le adozioni alle coppie gay e l’Italia poi!
Ma a ben vedere, mi sono chiesto se questo quadretto non sarà mica un po’ soffocante. Alan, chi è l’autore?
Finché non lo diventerai tu e non trasformerai la scena immobile dipinta nella quale occupi il solito e unico ruolo, rischierai di non vedere nient’altro di te e, allo stesso tempo, di non vedere nient’altro di lui. Facci caso, lui non c’è nei tuoi racconti, se non nei termini di un uomo deluso in quanto ti delude, nonostante tu faccia per lui di tutto di più. È tutta qui la vostra storia?
Ad esempio, come mai non gli hai chiesto perché da un anno a questa parte non ha più voglia di fare l’amore con te? Prova a chiederglielo e cerca di capire perché finora non l’avevi fatto. Vi è utile mantenere equilibri falsi, vi è utile raccontarvela?

Penso che non sia solo una provocazione la tua proposta di farti l’amante. Senti cioè di voler trasgredire e ribellarti a questo quadretto ben incorniciato e preconfezionato, anche se non riusciresti così a liberartene del tutto: l’amante ti consentirebbe sì di soddisfarti, eppure confermandoti nel ruolo di quello sposato, in modo che tu abbia un porto sicuro nel quale attraccare col cappio al collo, in una sorta di libertà condizionata.
Perciò, Alan, invece di erotizzare i lettori con le misure di quello che educatamente chiami il tuo bel pene, erotizza la tua tela, sfondala se hai bisogno di andare oltre, rischiando forse di essere criticato per il fatto di romperla, per il fatto di non entrare pianissimo come vogliono gli altri, ma potendo così aprire dei varchi dagli orizzonti inattesi e creare con i tuoi schizzi un nuovo quadro, riempiendo il mondo del tuo seme, della tua essenza più germinativa. Ce l’hai grosso quel pennello che vuoi attivamente usare, allora non ti resta che farlo.

Già, gli fa male se tu sei attivo.
Forse senza accorgersene lui ti punisce se tu parti per lavoro e ti assenti, magari soffrendo comprensibilmente per le tue spinte emancipative che vorrebbe vietarti, magari temendo che lontano da lui tu ti sia fatto l’amante, uno o più d’uno. Ha paura di perderti, dici che ha ragione?

Quando decidi di prendere in mano il tuo pennello per centrarlo e scorrerlo dove vorresti, tu senti che lui te lo toglie dalle mani, te ne toglie il possesso e controlla i tuoi tempi, i tuoi movimenti, i tuoi desideri, non riuscendo a godere di te e infine smontando il tuo piacere. Al contrario è sovraeccitato se ti apri a lui e lo fai entrare dentro, se cioè ti può sentire del tutto suo, non riuscendo però a far godere te, non potendo aspettare che tu possa montare il tuo piacere: senti che lui schizza frettolosamente su quella tela che forse per questo diventa un approssimativo quadro da poco, non essendo concertato a piene mani da entrambi.
D’altro canto anche tu non intendi godere accordandoti con lui: qualcuno, di fronte a un orgasmo tanto veloce, sarebbe talmente eccitato per il fatto di provocare una così immensa e irresistibile voglia espressiva, che ne sarebbe molto soddisfatto. Ma questo non è il tuo caso: come dicevo prima, nessuno dei due intende riconoscere l’altro. Cosa verreste a scoprire se provaste a riconoscervi? Quali intrusi?

Concludo, invitandoti a riflettere sul senso di questa tua famiglia attuale, se con quest’uomo stai generando uno schema relazionale e familiare del tuo passato, qualcosa di inattuale: quello di essere accondiscendente, di tentare di non deludere gli altri (fai il finto passivo), con il risultato che se fai il bravo e dimostri di essere all’altezza solo allora qualcosa ti sarà dovuto, potendo essere a quel punto colui che pretende in virtù del fatto di essere diventato perfetto (fai il finto attivo).
La proposta che ti faccio è di provare a riflettere su questo binomio, tentando di concepirti autore attivo nel fare i conti con chi senti di dover compiacere. Solo diventando autore della tua vita, sarai capace di riconoscere l’altro e chissà che la tua relazione non prenda una piega imprevista.
Accade sempre che tutti noi riproponiamo le nostre matrici familiari originarie, da cui con difficoltà e dolore riusciamo a volte a distinguercene. Nel tuo caso per di più spicca la tua giovane età: ti sei fidanzato a 16 anni e già convivi con lui, avete perfino un figlio-cane, un impegno non da poco visti i tuoi anni: sotto sotto anche a te fa un male cane?!
Potrebbe quindi esserci una stretta continuità tra la tua famiglia di prima e quella di adesso, il filo rosso di un’anteriorità che è perpetua negazione della tua originalità e della tua creatività verso una nuova idea.

“Che cos’è un’idea?”, si chiedeva Voltaire: “È un’immagine che si dipinge nel mio cervello”.

Un caro saluto,
Enrico de Sanctis

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di Enrico de Sanctis

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