COME VIVONO I FIGLI DEI GAY?

L’Unicef stila la classifica dei paesi nei quali i bambini vivono meglio. Smentita la tesi secondo cui riconoscere diritti anche alle coppie omosessuali sarebbe dannoso per le famiglie e per i figli.

La campagna in attoÈ innegabile che sia in atto una grande operazione di denigrazione ed emarginazione delle coppie omosessuali che passa attraverso la strumentale contrapposizione tra la famiglia tradizionale eterosessuale e le altre forme di unione. Non passa giorno, ormai, senza che qualcuno racconti agli italiani quanto sarebbe distruttiva e pericolosa per la società ogni qualsiasi forma di riconoscimento delle relazioni tra persone dello stesso sesso.

Le varie cassandre dipingono scenari apocalittici: il mondo al contrario, il sovvertimento del “diritto naturale” (definizione, quella del diritto naturale, dal significato assai nebuloso) e persino l’estinzione della razza umana causata dall’inarrestabile, quanto inspiegabile, conversione alla ‘devianza’ sessuale di milioni di uomini e donne eterosessuali, destinati altrimenti a una felice e indissolubile vita matrimoniale dai fini inevitabilmente riproduttivi.

L’establishment religioso cattolico, con i suoi potenti e ricchi canali di diffusione, si sta prodigando senza sosta affinché chiunque sia sposato si senta quasi accerchiato, minacciato da orde di scostumate e immorali coppie gay e lesbiche pronte a scippargli le case popolari, decurtargli pensioni, togliergli diritti acquisiti. La “famiglia indissolubile”, dicono gli alti prelati (che famiglia non hanno) e politici vari (che spesso invece ne hanno almeno due), è sotto attacco. Ma da chi? I malvagi cospiratori che ne vanno cercando l’annientamento sarebbero le coppie di gay e lesbiche, per motivi mai spiegati (forse perché inesistenti).

La famiglia e il benessere dei bambiniIn tutti questi discorsi spuntano poi, inevitabilmente, i bambini. Il presunto indebolimento della famiglia che verrebbe causato da leggi come DiCo, PaCS o ogni possibile alternativa legislativa, andrebbe inevitabilmente a loro danno. È in loro nome e per il loro benessere che bisogna affossare assolutamente ogni progetto di legge che abbia come scopo il riconoscimento dei «diritti delle coppie di fatto basate su un vincolo diverso da quello del matrimonio» (la definizione virgolettata è di Romano Prodi). Ora, è del tutto evidente che nessuno che abbia il cervello a posto voglia in alcun modo causare danni o problemi ai bambini. Per questo è interessante andare a vedere quelli che sono i risultati recentemente diffusi dall’Unicef (il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia) e che riguardano proprio il benessere delle nuove generazioni nei paesi industrializzati.

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La classifica dei paesi

A metà febbraio l’Unicef ha reso noti i risultati di una ricerca internazionale curata dal Centro di Ricerca Innocenti e volta a misurare in modo “multidimensionale” il benessere dei bambini in oltre 20 nazioni. Sei sono le aree che sono state prese in esame per misurare la qualità dell’infanzia: il benessere materiale, la salute e sicurezza, l’istruzione, le relazioni con i coetanei e con la famiglia, i comportamenti e rischi, la percezione del proprio benessere da parte dei giovani.

Ecco la lista dei primi 5 paesi al mondo nei quali il benessere dei bambini è più alto:
1. Paesi Bassi
2. Svezia
3. Danimarca
4. Finlandia
5. Spagna
Seguono poi Svizzera, Norvegia e Italia. Tra i punti principali viene sottolineato il fatto che “I Paesi Bassi sono in testa alla classifica generale del benessere dei bambini, e si piazzano nei primi 10 posti per tutte le sei dimensioni del benessere prese in esame dal rapporto. (…) I paesi europei dominano la metà superiore della classifica generale, e le prime quattro posizioni sono occupate da paesi dell’Europa settentrionale. Tutti i paesi hanno dei punti deboli da considerare e nessuno si piazza nel primo terzo delle classifiche per tutte le sei dimensioni del benessere dei bambini (anche se i Paesi Bassi e la Svezia ci si avvicinano molto)”.

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Questa classifica smentisce chi sostiene che riconoscere e tutelare le unioni civili

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Questa classifica smentisce chi sostiene che riconoscere e tutelare le unioni civili, comunque non-matrimoniali, anche tra persone dello stesso, sarebbe nocivo per le famiglie e conseguentemente anche per i bambini. In altre parole mente, è bugiardo. Tutte le nazioni che precedono l’Italia in questa classifica infatti riconoscono già da anni le ‘deviate’ coppie gay e lesbiche. Nel primo paese in assoluto in cui i bambini vivono meglio, i Paesi Bassi, dal 2001 le coppie omosessuali possono sposarsi civilmente e adottare figli. Segue al secondo posto la Svezia, dove c’è parità di diritti e doveri dal 1994 e dove dal 2002 le coppie gay registrate possono anche adottare bambini provenienti da altri paesi. In Svezia, in tutti questi anni, non c’è stato alcun disastro ne sovvertimento sociale causato dal riconoscimento delle coppie gay e lesbiche, tant’è che il paese sta adesso muovendosi verso l’allargamento del matrimonio anche per tali coppie. Al terzo posto c’è la Danimarca, dove le coppie omosessuali sono riconosciute sin dal 1989 e dove l’adozione è consentita. C’è poi al quarto posto la Finlandia, dove le Unioni civili sono riconosciute dal 2001; l’adozione qui non è consentita ma dal 2006 le donne, sia single che in coppia anche lesbica, possono ricorrere all’inseminazione artificiale. C’è poi la Spagna, dove dal 2005 le coppie omosessuali possono sposarsi civilmente e adottare figli. Anche in Svizzera e Norvegia, rispettivamente al sesto e settimo, le unioni gay sono riconosciute per legge.

L’interpretazione dei dati

A una prima e superficiale analisi si potrebbe pensare che il benessere delle nuove generazioni è maggiore nei paesi più ricchi ma questo non è corretto, in quanto non c’è una forte o coerente relazione tra il prodotto interno lordo (PIL) pro capite di un paese e il livello di benessere dei bambini che ci vivono. Ad esempio nella graduatoria generale la Repubblica Ceca (altro paese dove le coppie omosessuali sono riconosciute) ottiene una posizione migliore di molti altri paesi europei ben più ricchi. Secondo la direttrice del Centro Innocenti Marta Santos Pais «Tutti i paesi hanno punti deboli da risolvere, nessuna delle sei dimensioni prese in esame può essere considerata da sola come misura affidabile per rappresentare il benessere generale dei bambini. I vari paesi OCSE ottengono punteggi molto diversi a seconda delle diverse dimensioni della vita dei bambini».

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Nel riportare questi dati non vogliamo certamente sostenere che un maggiore benessere dei figli dipende dal riconoscimento delle coppie gay, ma certo è che questo studio è una ulteriore dimostrazione del fatto che riconoscere pari diritti e doveri alle coppie omosessuali non ha alcuna influenza negativa misurabile sul benessere né della società, né delle famiglie, né dei bambini che vi crescono. Questo giusto per ribadire che chi si oppone a ogni forma di riconoscimento pubblico delle unioni ‘same-sex’ (ai Pacs, ai Dico, alle Unioni Civili….a tutto) motivandolo col benessere primario dei figli, lo fa in modo strumentale e ideologicamente prevenuto contro le persone omosessuali.

Si tratta semplicemente di pregiudizio, ieri come oggi risultato di un certo tipo d’indottrinamento religioso.

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