CONTRO IL BULLISMO A SCUOLA

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Un sedicenne "straincazzato" descrive le angherie cui viene sottoposto ogni giorno dai suoi compagni. Come reagire? L'esperto: trasforma questo problema in una risorsa!

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Ho quasi 16 anni, sono gay, e decisamente furioso; a scuola OGNI GIORNO vengo pesantemente deriso perché non rispecchio lo stereotipo del macho, a scuola PIÙ O MENO UNA VOLTA ALLA SETTIMANA un tale, fiero della sua eterosessualità, con aria strafottetente e sarcastica si avvicina a me e con un odioso atteggiamento da bulletto mi chiede “Com’è prenderlo in culo?” “So che fai pompe a prof ***, dev’essere per questo che sai i voti” (io non conosco nessun voto) (io non faccio pompe a nessun prof). È questo quello che sono costretto a sopportare 200 giorni l’anno, tranne nei fortunati giorni in cui resto a casa per motivi di salute.
Si dice che “siamo nel 2003” ma non lo siamo affatto: accendo la TV, vedo due noti comici che scherzano sui doppi sensi delle parole e quindi arrivati alla parola “deviazione” uno dei due si atteggia a effeminato.
Oggigiorno vivere un’adolescenza tranquilla, nonostante sia già stata abbastanza turbata dalla scoperta della propria sessualità, è ciò di più arduo che un teenager omosessuale e benestante (ci sono problemi peggiori) possa sperimentare grazie agli amici omofobi.
Ma la cosa più spaventosa, per non dire addirittura terrificante, è che non solo gli studenti sono ricolmi di idee retrograde, ma anche gli insegnati perseguono le stesse ideologie perbeniste, e arrivano persino a mostrarle ai loro alunni che le assimilano quasi come stessero imparando a tradurre greco!
È vomitevole che la discriminazione a scuola, sempre incivile e gratuita, non sia punita dai docenti almeno con un basso voto in condotta (e sarebbe ancora poco…). Io, come studente omosessuale, mi sento offeso e non tutelato nei diritti che la costituzione “sancisce”. Che cosa devo fare? Continuare così è a dir poco frustrante! Non ho mai scritto a una rubrica e sinceramente speravo di non doverlo mai fare! Ma essere gay, almeno per me, è così, pochi amici e tanti problemi…
Spero di non essere stato troppo aulico, ma la questione mi preme molto 🙂
–uno studnete strainkazzzzato–

Il problema degli stereotipi e dei pregiudizi omosessuali è ormai una piaga sociale. E’ l’omofobia che, specie nelle scuole (non tutte per fortuna!), perpetua disagi, predispone ad una cultura dell’intolleranza e della discriminazione che poi, ahinoi, si ripercuote nell’età adulta e nella società attuale con possibili atti di violenza nel peggiore dei casi, e con disagi psicologici in chi è portatore di questa differenza. Credo che l’omofobia e l’eterosessismo siano i principali nemici da combattere per arrivare a garantire un ambiente più sicuro ed affermativo per studenti (e operatori, anche lì ce ne sono) gay, lesbiche, bisessuali. In questo senso, si stanno muovendo già alcuni progetti partiti dalla Finlandia, paese ferratissimo in materia, ai quali partecipa anche l’Italia.
Ma di educazione sessuale nelle scuole, o di insegnamento di una cultura delle differenze, ben poco finora se ne è parlato, figuriamoci di diversità sessuale!
Ma alcuni passi si muovono nella direzione di interventi che mirano a:
· aumentare la consapevolezza sull’entità del fenomeno dell’omofobia e dell’eterosessismo nell’ambiente scolastico e dei suoi effetti negativi sul clima generale
· sviluppare strategie per contrastare l’omofobia e l’eterosessismo nelle politiche scolastiche, nelle pratiche educative, nell’insegnamento disciplinare e garantire un ambiente sicuro e accogliente per tutti
· lavorare per prevenire tutte le forme di discriminazione
Il corso prevede che i partecipanti possano adattare tali iniziative secondo i bisogni e le priorità dei contesti locali. Esempi di attività che si possono intraprendere nella propria scuola o distretto sono:
· incontri con insegnanti e/i studenti
· workshop per insegnanti a scuola o tramite conferenze
· progetti di counseling scolastico o di lezioni interdisciplinari
· ricerche-azioni su particolari questioni
E queste sono le idee del futuro prossimo. Ma nel piccolo, nelle difficoltà di tutti i giorni (200 all’anno per te) come reagire, come difendersi, come intervenire?
Molto spesso, anche per altri tipi di discriminazione, può essere sufficiente che gli individui incriminati facciano della loro diversità un motivo di orgoglio (coming out) e, nella piena accettazione di quel che sono, riescono a ridimensionare l’attacco tormentoso con risposte ad hoc. Ma non sempre è così facile. Contrapporsi rigidamente agli attacchi, probabilmente non è l’unica soluzione per far tacere e/o cambiare la mentalità ma, a volte, forse è proprio così. Una forte iniziativa di protesta, di denuncia e di intervento deciso può essere la strada migliore per aprire il dibattito e verificare i comportamenti malevoli al fine di trasformare un problema in un momento di azione culturale, importante sia per te, sia per i tuoi gay-coetanei in altre scuole e, sia per quegli stessi tuoi coetanei avversi che, crescendo potranno trarne vantaggio nella loro vita futura, in un mondo che oggi sta cambiando anche rispetto alle diversità in generale (non potranno farne a meno infatti!). La strada, in ogni modo, è in salita!
Tuttavia, per stimolare il dibattito e la discussione, non bisogna esitare a lanciare la provocazione. A questo problema una scuola moderna dovrebbe essere in grado di contribuire a fornire risposte efficaci. Informare le autorità scolastiche di eventuali disagi in questa crescita, è regolamentato dal diritto di tutti ad essere sostenuti nel cammino verso “il pieno sviluppo della persona umana” per citare la Costituzione, attraverso la rimozione degli “ostacoli di ordine economico e sociale”, che limitano di fatto “la libertà e l’uguaglianza dei cittadini” (art. 3 e 38 della Costituzione).
Tu, caro Studente stra-inkazzzzato mi chiedi cosa fare.
Ecco un piccolo ma deciso suggerimento: facendoti aiutare dalla tua famiglia o da insegnanti sensibili e amici, potresti stimolare la nascita di un atteggiamento di collaborazione tra insegnanti, genitori e studenti, magari con l’aiuto di un esperto, affinché parlare apertamente con i ragazzi di questo argomento diventi un’opportunità di crescita e di cultura nella scuola tutta. Perché, le differenze, anziché essere considerate fonte di problemi, divengano una risorsa per arricchire tutti attraverso l’ascolto e il rispetto dell’altro fondamentali per vivere nel benessere e nella collaborazione sociale e comunitaria.
Dr Maurizio Palomba
Psicologo/Psicoterapeuta,
Counselor Supervisor – Roma

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