Coppie gay e comproprietà: si può fare?

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Una giovane coppia di fidanzati vive sotto lo stesso tetto nella casa di uno dei due. Chiede al nostro esperto: «Qual è la soluzione migliore per ottenere una...

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Gentile avvocato,

vorrei chiedere un suo consiglio su una questione legale che riguarda me e il mio compagno e che, per inesperienza, non sappiamo come risolvere.

Siamo una coppia di 28 e 32 anni e viviamo da tre anni nella stessa casa, di proprietà del mio compagno; il mio compagno cinque anni fa ha acceso un mutuo per pagare la casa. Oggi vorremmo che la casa dove viviamo e che abbiamo arredato insieme diventasse proprietà di entrambi: io sarei disposto a pagare al mio compagno la metà del valore della casa (la parte già pagata con le rate del mutuo da lui versate finora) e contribuire per la metà al pagamento delle rate future del mutuo stesso. Detto questo, non sappiamo come muoverci e quale sia la soluzione migliore per ottenere il risultato di una completa comproprietà, la tutela dei diritti di entrambi e una sicurezza per qualunque eventualità dovesse occorrere in futuro. Cosa ci consiglia di fare? A chi dobbiamo rivolgerci? La ringraziamo anticipatamente per l’aiuto e la salutiamo con cordialità.

La risposta dell’Avvocatura per i Diritti LGBT – Rete Lenford

Cari Lettori,

gli scarsi elementi da voi forniti in merito alla situazione personale e familiare di ciascuno non consentono di dare una risposta esaustiva al vostro quesito.

Tuttavia, al fine di fornirvi delle indicazioni di massima, segnaliamo alcune possibili soluzioni.  

Una prima soluzione ipotizzabile consiste nella donazione del 50% dell’immobile da parte del proprietario in favore del convivente. Tale opzione è, però, consigliabile nel caso in cui il donante non abbia discendenti, ascendenti o coniuge (o, in alcuni casi, anche ex coniuge), detti “legittimari”, ossia i soggetti a favore dei quali la legge riserva una quota di eredità o altri diritti nella successione, senza che possano essere esclusi.  La presenza dei legittimari, infatti, in caso di morte del donante, espone il beneficiario della donazione alla  possibilità che questa venga ridotta. Qualora il valore della donazione ecceda la quota della quale il defunto poteva disporre liberamente.  

E’ opportuno ricordare, inoltre, quanto ai costi da sostenere, che la donazione deve essere fatta per atto pubblico dinanzi ad un notaio, altrimenti l’atto è nullo.

 

La seconda soluzione ipotizzabile consiste nella compravendita del 50% dell’immobile, conclusa tra l’attuale proprietario e il convivente. 

Anche in tale ipotesi, la compravendita, trattandosi di contratto che trasferisce la proprietà di un bene immobile, deve essere stipulata per atto pubblico, con i relativi costi, oltre agli oneri fiscali.

 

La terza soluzione ipotizzabile si realizza mediante disposizioni testamentarie che l’intestatario dell’immobile potrà disporre in favore del compagno.

Anche tale soluzione deve essere valutata alla luce della presenza, o meno, di eredi legittimari di colui che fa testamento, per i motivi già esposti precedentemente a proposito della donazione.

Relativamente ai costi da sostenere, invece, quest’ultima soluzione risulta essere quella più economica, qualora, per esempio, il testatore optasse per la forma del testamento olografo, che consiste nel redigere il testamento di proprio pugno nel rispetto delle regole previste dal codice civile e conservarlo accuratamente.

Un aspetto negativo di questa soluzione è invece rappresentato dal fatto che il testamento può essere modificato o revocato in qualunque momento da colui che lo ha redatto, trattandosi di un atto di ultima volontà sempre libero e non condizionabile da terzi, a pena di nullità.

Date queste brevi e schematiche soluzioni, consigliamo ai lettori di rivolgersi a un legale di fiducia che, esaminata la situazione complessiva, potrà consigliare la soluzione più opportuna al caso, individuandone eventualmente anche altre oltre quelle qui esemplificate.

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di Avvocatura per i Diritti LGBT – Rete Lenford

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