Dentro o fuori la Chiesa?

È possibile ricevere la Comunione senza essersi ‘pentiti’ della propria omosessualità? Secondo don Narciso è importante saper scegliere il confessore ‘giusto’.

Mi piacerebbe riprendere alcuni interventi del forum, scaturiti dalle nostre conversazioni delle scorse settimane. Comincerei con Marco e la sua Testimonianza di omosessuale cristiano: Ho avuto rapporti lunghi, basati anche sulla fedeltà. Per questa scelta non mi sono mai sentito in peccato, in quanto amare per essere amati è una condizione comune a tutti gli uomini. Come avrei potuto confessarmi per un peccato che non sento come tale? Non c’è violenza né cattiveria in tutto questo. Ma dato che la Chiesa mi ritiene a torto un peccatore, ho deciso per coerenza con i miei sentimenti e rispetto per l’istituzione Cattolica, di uscire dal gregge. Ho conosciuto per caso un prete francescano che mi ha detto che potevo ugualmente fare la comunione, senza confessarmi (ovviamente riferendosi alla mia condizione di gay). Poi con una smorfia mi ha fatto capire di non dare peso a quello che dicono a Roma, aggiungendo che il Signore sa leggere nei nostri cuori e per quanto riguarda il rapporto di coppia l’importante è viverlo nell’amore, nel rispetto e nella fedeltà. Lui aiuta i gay che sono in conflitto con la propria fede a vivere con serenità la propria condizione di omosessuali credenti. È chiaro che c’è un’altra chiesa cattolica, la quale non giudica, non condanna ma comprende e rispetta: una chiesa del cuore e non delle regole.

Concordo pienamente, anche se non ho capito se Marco abbia lasciato definitivamente il gregge oppure, grazie al francescano di cui parla, ci sia tornato. Pentendosi o meno, facendo proponimenti o meno, è comunque utile per la propria serenità interiore trovare un uomo di chiesa con cui dialogare.

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Un altro lettore si pone invece su un piano diametralmente opposto: Possibile che qualcuno di noi ci sia andato, in chiesa, dopo la prima comunione? A far che? A farsi offendere? Siamo davvero patetici e masochisti a tal punto? Eppure la posizione degli agenti di commercio clericali è ben chiara, l’ultimo giubileo è stato illuminante oltre ogni dire: è stato indetto un giubileo giornaliero per ogni categoria di ‘peccatori’, dagli evasori fiscali agli assassini, pedofili, stupratori, purché si pentissero e tornassero a fare offerte a madre chiesa cattolica. Avremmo dovuto contrattare anche noi il prezzo al chilo del corpo di Cristo.

Non saprei cosa rispondere, dato il tono da comizio di partito. Forse che sono molti gli italiani che continuano a frequentare le chiese, e tra di essi molti sono anche gli omosessuali che desiderano non perdere il contatto con Cristo, come testimonia l’intervento precedente.

Infatti un’altra persona nel forum dichiara di sentirsi tanto attaccato alla propria identità cristiana quanto a quella omosessuale: Per me andare in chiesa e ricevere i sacramenti sono delle gioie e non doveri o pratiche (altrimenti me ne starei a dormire la domenica mattina!). Allo stesso modo però non posso non vivere la mia identità sessuale. Da quel che so l’omosessualità (pensieri e atti) è un peccato grave con obbligo di confessione (senza la quale la comunione è addirittura sacrilegio!) per cui, non potendomi pentire per quel che sono, non posso neanche confessarmi e comunicarmi e ciò mi crea dolore! Che devo fare? E’ possibile che debba vivere da scomunicato? Essere gay significa chiudere la porta al cristianesimo? Possibile che sia costretto a vivere a metà, o gay o cristiano… come se ciò fosse possibile??!.

Risponderei quello che già abbiamo detto tempo fa, cioè che, visto il clima di omofobia del nostro paese, risvegliato dal progetto di legge dei DiCo, violentemente osteggiato dalle alte gerarchie vaticane e dai cosiddetti teodem, è possibile che molti preti si riscoprano omofobi. È perciò necessario trovare un prete benevolo, uno che tenga soprattutto al significato universale dei sacramenti (confessione e comunione), pensati per tutti gli uomini, senza discriminazioni, non come privilegio di una ristretta cerchia. Una persona che non giudichi le tendenze degli altri come cattive e che sappia assolvere dai peccati che il penitente sentirà giusto confessare, senza entrare in confidenze che non sono necessarie. Questi preti esistono, basta cercarli. Come diceva prima Marco, che ha trovato un figlio di San Francesco, quello che sapeva farsi capire dai lupi e dagli uccelli.

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