E’ l’omofobia ad essere una malattia: lo dice una ricerca italiana

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La tesi arriva da una autorevole studio pubblicato sul prestigioso The Journal of Medicine

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Da tanto molti attivisti lgbt lo sostenevano ma ora c’è una ricerca scientifica ad avvalorare la tesi che l’omofobia spesso si accompagna a “comportamenti psicotici, meccanismi di difesa immaturi e modalità di attaccamento piene di paura”. A sostenerlo è uno studio italiano dell’Università Tor Vergata di Roma e dell’Università degli Studi dell’Aquila, pubblicato giorni fa sulla prestigiosa rivista “The Journal of Sexual Medicine” e condotto con test psicometrici su 560 studenti universitari. Del team fa parte il professor Emmanuele A. Jannini (in foto), co-autore dello studio, docente di sessuologia medica a Tor Vergata e presidente della Società Italiana di Andrologia e Medicina Sessuale: “Dopo aver discusso per secoli se l’omosessualità è da considerarsi una malattia, per la prima volta abbiamo dimostrato che la vera malattia da curare è l’omofobia, che si associa a psicopatologie potenzialmente gravi“, ha dichiarato lo studioso.

Per dimostrare la loro tesi, Jannini e gli altri autori dello studio hanno reclutato 560 studenti universitari tra i 18 ed i 30 anni, in gran parte (97%) eterosessuali, e sottoposto loro test psicometrici. Agli studenti sono stati sottoposti quattro questionari: uno sull’omofobia – elaborato da tre ricercatori statunitensi, Wright, Adams e Bernat che con 25 domande misurano il livello di omofobia -, uno sui meccanismi di difesa, uno sulle modalità di attaccamento ed infine uno sullo psicoticismo (una dimensione della personalità che porta con sé comportamenti comportamenti aggressivi, impulsivi e scarsamente empatici). Ed i risultati, per certi versi già conosciuti ma mai oggetto di approfondite ricerche scientifiche, non si sono fatti attendere.

“La discriminazione verso gli omosessuali – si legge nelle premesse – deve essere condannata e questo studio ha indagato alcuni aspetti psicologici che predispongono i soggetti eterosessuali ad avere atteggiamenti negativi verso le persone omosessuali. L’omofobia è un fenomeno ampiamente descritto da vari punti di vista socioculturali, ma le caratteristiche intrapsichiche o patologiche delle personalità non sono state esaurientemente esplorate.”

“Abbiamo scoperto – continua l’interessantissimo studio – che lo “psicoticismo” ha rappresentato un importante fattore di rischio per l’omofobia, a dimostrazione che i tratti patologici della personalità sono coinvolti in atteggiamenti omofobici. Non può pertanto escludere che, in alcuni individui, l’omofobia è legata ad aspetti psicopatologici dello spettro psicotico, come nei casi di psicosi infraclinica o latente. In altre parole, il legame tra i livelli di omofobia e di psicoticismo riguarda ed attraversa eventuali disturbi relazionali e di pensiero”. “Se supponiamo che i soggetti con un elevato livello di psicoticismo percepiscono la realtà esterna come una minaccia e proiettano la loro rabbia, per esempio, contro le persone omosessuali – continua lo studio -, le persone con tratti depressivi potrebbero indirizzare la rabbia soprattutto contro se stessi. Pertanto, i soggetti con depressione hanno un rischio minore di sviluppare comportamenti omofobici“.

“I nostri dati – si legge ancora – hanno rivelato che meccanismi di difesa immaturi prevedono l’omofobia, sottolineando che un atteggiamento negativo verso gli omosessuali è influenzato ancora una volta da aspetti disfunzionali della personalità. I meccanismi di difesa immaturi sono, infatti, attivati ​​durante gli stati di angoscia e di ansia ed è possibile che l’omosessualità generi reazioni primitive di difesa in soggetti con elevati livelli di omofobia”.

“Abbiamo scoperto – conclude lo studio – che le persone con modalità di attaccamento al prossimo piene di paura ed insicure sono caratterizzate da elevati livelli di omofobia e questo potrebbe essere spiegato con la paura del prossimo e, nello specifico, delle persone omosessuali. Le modalità di attaccamento piene di paura sono caratterizzate da un modello negativo di sé e anche da un modello negativo degli altri e, soprattutto, elevati livelli di ansia ed evasione caratterizzano questi tipi di attaccamento insicuri”.

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