ESISTONO I BISEX?

Forse c’è, anche all’interno della comunità gay, chi crede che la bisessualità in realtà non esista e sia solo un modo di nascondere un’indecisione. L’esperto risponde.

Spesso sento parlare dei bisex. Volevo chiedervi se esistono. Io credo di no o meglio i quesiti sono i seguenti: può dirsi bisex una persona per il semplice fatto che va sia con uomini che con donne? E questa e" una convinzione diffusa?

L"argomentazione che mi proponi non è tanto semplice e mi sento portato più a risponderti da un punto di vista teorico che personale, come invece sono abituato a fare in questa rubrica. Cercherò di fare entrambe le cose. Difficile anche per chi, come me, viene da una formazione (nel senso della specializzazione professionale) ad orientamento umanistico, dove la psicologia umanistica già da molti anni, si è sempre preposta e proposta di occuparsi della persona più che della sua definizione e delle etichette che sono state e si possono attribuire. Questa fu una rivoluzione per quei tempi, tanto che dopo la psicoanalisi e il comportamentismo, divenne la terza forza della psicologia che oggi porta con sé numerosi approcci da quelli di counseling, gestaltica, bioenergetici, ecc. Le teorie e le metodiche precedenti invece andavano a categorizzare e “creare” tabelle e riferimenti in relative pubblicazioni scientifiche (diverse delle quali discutibili), e parallelamente, nella cultura di oggi (si pensi al famigerato complesso di Edipo freudiano) tese a patologizzare e a dare spiegazioni di certi comportamenti e modi dell"essere umano. Ma non entriamo troppo nel discorso epistemologico,cioè della teoria scientifica. Che pizze a volte sta roba!

Per fare un cappello, credo necessario, di quello che sto scrivendo mi riallaccio ad alcuni principi tratti da un mio libro scritto in collaborazione con Roberto Del Favero, libro che non cito (ma v’invito a cercarlo in "ibreria" qui su gay.it) sennò mi sembra di farmi pubblicità… inutile poiché gli editori, se non diventa un best-seller, non ti danno una lira! E, a volte se non ricontatto la mia passione per questo lavoro mi chiedo come mai io sia così disponibile! Sarà il"complesso di Maria Pia Fanfani" (complesso/etichetta inventato qui e ora) sempre dedita alle opere pie! Spero che non ti dispiaccia se ogni tanto rifilo qualche battuta ma, almeno mi diverto di più e spero anche tu. Torniamo al punto.

La psicologia Umanistica ha queste principali caratteristiche:

1. Concentrazione dell"attenzione sulla persona, e quindi sull"esperienza che ella stessa fa, quale oggetto e strumento essenziale degli studi sull"uomo. Sia il comportamento manifesto sia le interpretazioni teoriche sono, in quest"ottica, considerati secondari rispetto all"esperienza e al suo significato per la persona.

2. Interesse particolare per certe caratteristiche umane come la scelta, la creatività e l"auto-realizzazione, contrapposte ad una concezione dell"uomo di stampo meccanicista, riduzionista e determinista.

3. Attribuzione di priorità, nella selezione dei problemi e dei metodi di ricerca, al bisogno di “significatività” rispetto a quello di mera“oggettività”.

Ma ora veniamo a come e cosa posso dirti della bisessualità e dei bisessuali.

Se è vero che in generale non metto in discussione la definizione che uno dà di se stesso, io, infatti, posso solo prenderne atto e ascoltare l"altro scevro il più possibile da pre-giudizi e da interpretazioni e, di solito, credo sia un buon approccio sia come psicologo sia come persona; come studioso, invece, posso fare alcune riflessioni teoriche che già ho avuto modo di scrivere altrove (dove?).

E’ difficile e limitativo a volte trovare una definizione che esprima quello che noi siamo, e le terminologie, le parole, sembrano non essere esaustive e senz"altro va sempre intesa (qualsiasi definizione di sé) in senso dinamico, mai statico.

Tempo addietro mi ero espresso, e sto decisamente in fase di rivedere questa mia vecchia lettura del fenomeno – quello della bisessualità – scrivendo che "non esiste, perlomeno a livello teorico-concettuale, una bisessualità, e cioè che un individuo possa essere (e non definirsi) esattamente, al 50% eterosessuale e il restante 50% gay, ma sono convinto che una prevalenza dell"uno o dell"altro, anche se per diversi gradi, c’è. Ci tengo a precisare che questa mia considerazione è puramente speculativa. Sul piano umano e del rispetto dell"altro per me, se uno si trova bene col proprio modo di essere e di definirsi (per es. "Io non sono gay né bisex, ma sono "gblt") per me va bene così, forse mi sta anche più simpatico.

Nella nostra società, nella pratica professionale e nella mia vita privata ho incontrato molte persone che si definivano bisessuali; anche se, ripeto, rispetto e accetto (quasi) incondizionatamente quello che mi viene detto, soprattutto quando si tratta di auto-definizioni, concepisco che ogni persona, quando incontra l"altro (da sé), utilizza un linguaggio per definire se stesso, per presentarsi all"altro, che risente ed è influenzato dal suo livello culturale e quindi dalla propria mappa concettuale che lo supporta in questa definizione, dal momento storico personale, dalla sua capacità di elaborare i significati e di porsi in relazione con l"altro. La rosa delle consapevolezze fatte di sensazioni, di bisogni, desideri, fantasie e comportamenti possono nel tempo assumere una sorta di prevalenza cognitivo-comportamentale, che soggettivamente è traducibile in uno “stile” e un “modo di essere unico” (in cui la sessualità ovviamente ha un"importanza fondamentale).

Questo stile rappresenterebbe, in quel dato momento dell"individuo, che più o meno consapevolmente gestisce questi bisogni, un fenomeno riconoscibile al di là dei singoli atti e di come/cosa comunica. Ritengo oggi, che alla fine non serva a molto trovare la soluzione o una definizione valida per tutti…è un po’ come affannarsi a trovare la causa dell’omosessualità! Che divertita noia provo a leggere di tanto in tanto articoli di spiegazioni e soluzioni sull"eziologia (lo studio delle cause) dell’omosessualità…una volta hanno scomodato persino i moscerini che avevano molti omosessuali più di altri.. non ricordo se perché avevano mangiato un qualche frutto proibito!

E" proprio in questo "stile", a mio avviso, è possibile riconoscere un orientamento, ma che comunque abbisogna dell"auto-riconoscimento per stabilizzarsi ed essere accettato/riconosciuto come identità, come una definizione pregante di sé, quando cioè, il definire se stessi coincide ed è congruo, autentico con l’"essere": Io sono così! Allora è il modo di sentire, e di conseguenza, di essere che caratterizza principalmente il proprio Sé, non le quantità né la qualità, queste sono coloriture, aspetti, fenomeni che formano la gestalt (la configurazione unitaria e in primo piano) del proprio Sé e della sua definizione, della sua Personalità.

Infine, per concludere questo tema così delicato che avrei voluto non trattare….. ma ti ringrazio di avermi dato questa possibilità(sigh!), la definizione di sé è e può essere mutevole come il proprio Sé, ma se fosse troppo mutevole forse alcuni disagi potrebbero essere presenti, se non altro relazionali.

Alcuni giovanissimi si pongono questo problema di definizione, ma una delle caratteristiche fondanti della bisessualità, come per l"omosessualità, non credo sia sulla capacità di eccitarsi o di riuscire a fare sesso con il lui/lei, ma nella possibilità che uno di noi ha di coinvolgersi a più livelli, cioè testa-cuore-bacino, cioè intelligenza/razionalità, affettività/emotività, sessualità/erotismo. L"intimità, ritengo sia un parametro importantissimo per definirsi e per farlo bisogna sicuramente, prima di tutto, definire se stesso e poi in relazione. L"esperienza e il tempo di solito sono buoni alleati. Calma e fiducia quindi, chi si mette nel cammino della ricerca di se stesso prima o poi si ri-trova!

Sull"identità di chi si riconosce bisessuale ho trovato utile e giusto quello che loro stessi (qui in Italia, come anche in decine di altri paesi di mezzo mondo) hanno redatto e definito

"Il 1° Manifesto Bisessuale, de La Specificità, La Dignità ed I Diritti della Persona Bisessuale" :

– Il bisessuale esiste (non fosse altro perché egli ne è convinto)

– Il bisessuale non può essere classificato come un omosessuale incapace o non disposto a riconoscere l"univocità della sua inclinazione omosessuale, come per altro non può essere considerato come un eterosessuale in cerca di viziose novità.

– La bisessualità è una condizione del sentire (o del sentirsi al mondo) prima ancora di uno stile di vita o di una collezione di esperienze. È altresì riconosciuta l"esistenza del bisessuale anche qualora "bisessualmente vergine".

– Il bisessuale del "non si sa mai" non è in vero un bisessuale: si può,infatti, essere bisessuali con gli atti, lo stile di vita o la mente, ma non è nominalmente lecito "prenotare il proprio spazio-nome bisessuale" prima di sentire in sé una reale e genuina pulsione.

– La vera libertà non sta tanto nel poter scegliere, quanto nel poter cambiare.

– Ogni scelta è rinuncia dell"alternativa.

– Diritto fondamentale del bisessuale è che l"una componente della sua sessualità e della sua affettività, sia essa vissuta nella corporeità degli atti o nell"inclinazione dello spirito, non pregiudichi e non riduca in alcun modo l"esistenza, la dignità e la possibilità di esprimersi e di realizzarsi dell"altra.

– L"interesse o l"inclinazione affettiva e/o fisica verso persone di un sesso non comporta di per sé alcun indebolimento o carenza nei riguardi dell"interesse, della capacità e delle potenzialità di rapporto nei confronti delle persone dell"altro.

Un suggerimento se mi permetti, se incontri una persona che si definisce bisex, inizia dal credere a quello che dice, permettiti di accettarlo così come lui vuole raccontarsi, forse potrai scoprire che la sua diversità potrà offrirti, difficilmente toglierti, qualcosa che magari ti riguarda.

Per finire con una battuta di chiusura: Tutti siamo un po" gay, bisex, etero, lesbiche, e anche un po" trans. Il mio collega, di cui prima, mi risponderebbe con un"altra battuta: "Ognuno parli per sé!"

di Maurizio Palomba