GAY, FUORI DALLA CHIESA!

Un prete omosessuale scrive a LEO: sono turbato dal clima di caccia alle streghe, i gay non sono pedofili. E don Franco rassicura: la Chiesa non può scaricare la responsabilità sui preti pedofili.

Carissimo Don Franco,

sono molto turbato. Sembra che la Chiesa si sia accorta solo ora che anche nelle sue fila ci sono omosessuali. E ne parla mentre affronta anche il problema dei pedofili… Tutto ciò mi turba.

Sono un sacerdote e sono omosessuale. E vivo le due cose insieme: sin da novizio ho avuto incontri con altri confratelli, a volte delle belle relazioni, altre delle situazioni meno profonde. Anche ora ho da due anni una relazione con un altro sacerdote, e prima di questa ho avuto altri incontri. Lei stesso, ho sentito che conosce molte situazioni simili alla mia, e riconosce che alcune coppie di preti gay sono delle "belle coppie". Io vivo la mia condizione con un certo senso di colpa per non riuscire a rispettare il mio voto di castità, ma credo nell’affetto che mi unisce al mio attuale compagno.

Ma ora qualcosa è cambiato: questo clima da caccia alle streghe, fomentato dall’attenzione dei mass-media, mi spaventa. Sento i fiato sul collo di questa criminalizzazione indiscriminata. Criminalizzare la pedofilia è anche giusto, ma occorre distinguere tra episodi di violenza e di sesso.

Mi piacerebbe conoscere la tua opinione in merito: a volte penso che dovrei lasciare il servizio, ma sento che Dio mi chiama a quello. E sento anche che mi chiama all’amore verso il mio compagno. E’ possibile?

Ti ricordo nelle mie preghiere

Caro confratello,

hai ragione: c’è motivo di essere turbati. Da una parte la “bomba” della pedofilia nella chiesa cattolica americana “esplode” troppo tardi. La gerarchia, spesso incurante delle vittime e complice per salvare la faccia dell’istituzione, ora fa “dichiarazioni di guerra” dietro le quali è difficile capire che cosa si muova davvero. Se ho apprezzato un certo coraggio verbale di una istituzione ferita nell’’immagine, nell’orgoglio e nel portafoglio e l’impegno di collaborare con la magistratura perché la giustizia sia fatta, mi restano molte perplessità.

1) Non creda la gerarchia cattolica di chiudere la partita scaricando tutte le responsabilità (che esistono e sono gravissime) sulle persone, cioè sui preti pedofili. Esistono nella chiesa cattolica una teologia, una legge ed una prassi di pastorale maschiliste, sessuofobiche, repressive. Ora la repressione sessuale non può che sfociare nella perversione, nella violenza, nel disagio, nel disturbo, nella malattia.

E’ tempo di operare una svolta, una vera e propria conversione e rivoluzione nella riflessione teologica e nella pratica pastorale.

Tra chiesa e corpo, tra chiesa e sessualità, tra chiesa e donne, tra chiesa e omosessualità non c’è buona relazione perché la gerarchia è prigioniera di culture e di pregiudizi che non ha il coraggio di rimettere in discussione; è prigioniera delle proprie certezze scadute.

Mentre i teologi e le teologhe, le donne e i gay credenti fanno percorsi di rinnovamento evangelico davvero consistente, la gerarchia ribadisce i soliti divieti. Siamo ancora all’assurda legge di un celibato obbligatorio (e disatteso in larga misura) che fa disastri in ogni parte del mondo nel senso che crea inutili sofferenze in tante donne e in tanti preti e priva la comunità ecclesiale di molti presbiteri straordinariamente motivati , ma ancora incapaci di vivere tranquillamente le loro scelte.

2) Ma è tragico il fatto che, in talune affermazioni, si rischi di confondere i preti gay con i preti pedofili. Su questo punto non si fa abbastanza chiarezza. Hai proprio ragione: esiste il rischio di questo terribile accostamento e di questa incredibile confusione che possono generare la caccia alle streghe.

Non lasciarti invadere da questo “clima” e continua a pensarti e a sentirti una persona assolutamente sana e normale che vive la sua omosessualità come la sua maniera di essere e di amare, come un dono ricevuto da Dio

3) Tu mi chiedi un parere sul fatto che senti forte in te la vocazione al ministero sacerdotale e la vocazione all’amore per questo tuo confratello.

Solo una legge ecclesiastica nega legittimità a questa onesta congiunzione di ministero e amore di coppia.

Tu stai semplicemente anticipando quello che fra qualche anno sarà probabilmente codificato anche nella chiesa cattolica. Spesso la vita concreta anticipa i codici, le leggi. Tu stai “allargando i sentieri dell’amore”, stai cercando di rendere la chiesa più accogliente. A mio avviso, perché dovresti separare ciò che Dio ha unito in te, cioè il dono del ministero e il dono di un amore fedele? Le leggi ecclesiastiche non possono vincolare una persona contro il “dettato” e la voce della propria coscienza. Tanto più che, in questo caso, si tratta di una legge ecclesiastica che non è per nulla fondata biblicamente, è contestata dalla maggioranza dei teologi, non ha continuità tradizionale, non è condivisa ecumenicamente, è contraria alla libertà personale.

Viviti con gioia il tuo ministero e ringrazia Dio per la canzone dell’amore che vivi nel tuo cuore e nel tuo corpo.

Caro confratello e amico,

grazie del tuo ricordo nella preghiera. Salutami anche il tuo compagno. Quanto mi piacerebbe conoscervi e pregare insieme…

A voi un abbraccio forte forte

don Franco Barbero ([email protected] – www.viottoli.it)

di Franco Barbero

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