GAY MA DI FAMIGLIA CATTOLICA. COME DIRLO?

Un lettore ci scrive: sono gay ma cattolico, come i miei genitori. Come potrei fare coming out? L’esperto: «La Chiesa spesso non aiuta. Leggi un libro.»

Ciao sono un ragazzo di 21 anni….e sono gay…il mio problema è ke nn sono dichiarato ai miei genitori perchè loro non lo accetterebbero…

Lo so perchè a Natale avrei voluto dirglielo ma ho sentito un discorso nn molto gradevole che mi ha fatto cambiare idea…

Il problema è ke a volte nn riesco a essere me stesso…e sono anche cattolico praticante…secondo voi devo dirlo ai miei genitori anche se avranno una brutissima reazione?

Come devo fare?

Attendo con ansia una vostra risposta.

TINO 

Ciao Tino,

la possibilità di fare coming out, essere sinceri non solo con se stessi, ma e soprattutto con gli altri, è un passaggio necessario nella vita di ognuno La difficoltà che incontri nel rivelare il tuo orientamento omosessuale è sicuramente legata a paure e preoccupazioni del tutto comprensibili, ma tendenzialmente "assurde".

La religione, inoltre, intesa come "chiesa cattolica", può non esserti di aiuto, anzi nella maggior parte delle casi può rivelarsi un ostacolo, o comunque un ulteriore blocco alla sana e corretta evoluzione del proprio bisogno di sentirsi di un orientamento piuttosto che di un altro!

I genitori vogliono continuamente il "bene" per i propri figli, ma nella maggior parte dei casi non riescono ad identificare correttamente il suo significato. Spesso, vengono assorbiti da una serie di stereotipi socio-culturali, o comunque avvolti da preoccupazioni apparentemente immotivate. I genitori vorrebbero che i loro figli fossero perfetti; non riescono a prendersi la responsabilità di un qualcosa che non è andato come loro avevano previsto.

Ecco allora che l’orientamento omosessuale, ancora nel 2007, continua a provocare ansia e preoccupazione. Blocca la possibilità di essere ciò che più si desidera e soprattutto la serenità con cui un omosessuale può comportarsi, emozionarsi, innamorarsi…in una sola parola VIVERE!

Immagino quanto per te sia difficile fingere, o comunque nascondere i tuoi bisogni. Devi comprendere l’importanza di ciò che senti, provando a responsabilizzarti. E’ allora che riuscirai a fare il passaggio successivo, quindi anche a comunicare la tua omosessualità ai tuoi genitori.

L’imprevisto della loro reazione, il periodo più o meno lungo di difficile comunicazione e contatto relazionale, sono tutti elementi superabili. L’importante è che tu ti senta sicuro e responsabile non solo di quello che sei (omosessuale), ma e soprattutto di quello che vuoi essere in quanto persona.

Sono convinto che fare un outing per quanto difficile e complesso (varia da persona a persona) sia inevitabile, o comunque imprescindibile dall’essere se stessi, ma sono altresì convinto che un individuo sicuro di sé può sentirsi libero di "essere" evitando di dover scrivere "insistentemente" il proprio orientamento sul proprio "biglietto da visita"!

Nella mia esperienza di psicoterapeuta spesse volte ho dato dei suggerimenti che si sono rivelati utili e funzionali durante la fase di outing, vorrei sottolineartene uno.

Se non lo hai già fatto, leggi il testo dei Dall’Orto "Figli Diversi", dopodiché lasciarlo appositamente sul tavolo di casa, sul tuo comodino o sulla tua scrivania, in modo tale che attiri l’attenzione di tua madre o di tuo padre. Vorrei che questo gesto diventasse il pretesto per parlare di omosessualità in modo costruttivo…questo, potrebbe essere un buono spunto per uscire allo scoperto in modo chiaro, intelligente e come spesso mi piace sottolineare: sano! Quel testo è scritto a due mani sia da una madre che da un figlio omosessuale. Chissà, è probabile che i tuoi genitori, eventualmente incuriositi, prendano l’iniziativa, leggano anche loro il testo e poi ti chiedano "informazioni".

Adesso tocca a te!

Se vuoi, rimango a tua disposizioni per qualsiasi ulteriore chiarimento.

Un abbraccio

Dr Fabrizio Quattrini

di Fabrizio Quattrini

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