I PROBLEMI DELLA VISIBILITÀ

La paura delle conseguenze del coming out portano lentamente a "addormentarsi" in una vita senza stimoli. L’esperto consiglia come superare l’empasse, anche con l’aiuto della psicoterapia.

Ciao. Ultimamente sto vivendo una sorta di conflitto interno. Se da una parte la mia auto-accettazione si fa avanti, e così la voglia di "venir fuori", dall’altra avverto un’enorme difficoltà nel farlo. Avverto come una soglia apparentemente ineliminabile che mi si para davanti, e che all’apparenza pare insormontabile, fatta del pregiudizio altrui, delle difficoltà che nascerebbero nei miei rapporti quotidiani se gli altri sapessero, delle difficoltà e sofferenze che so che creerei a molti, per cui mi trincero nei miei silenzi sulla mia vita privata, nei miei atteggiamenti tesi ad evitare determinate occasioni sociali, nelle mie strategie di "deviazione tattica" del discorso quando si accende la spia della pericolosità, nelle mie negazioni risolute nel momento in cui mi si chieda apertamente se io sono omosessuale.

Vivo all’interno di una famiglia di estrazione cattolica, in un ambiente lavorativo permeato da grettezza di opinione e poco aperto, ho amici etero che non sanno nulla di me, abito in una cittadina dove all’apparenza non c’è nemmeno un gay. Considero che la mia totale libertà potrebbe scaturire solo da una mia apertura ma questa mi pare molto difficile, anche perché nella testa probabilmente mi permane un tarlo che fa sì che ancora la parola "omosessualità" evochi in me fantasmi più o meno introiettati che mi fanno ancora star male.

Cosa mi consigli? Psicoterapia individuale o di gruppo? Altro? Sento di avere davanti non tanto una montagna da scalare, quanto una vera e propria parete, verticale, senza appigli e molto, molto alta. Ciao.

Spero tu possa essermi d’aiuto

Giullare

Ciao Giullare,

da come scrivi si intuisce che sei abituato ad elaborare la tua vita interiore, a considerare i pro e i contro, i vantaggi e gli svantaggi delle tue azioni e questo depone per un alto livello di consapevolezza di sé.

Tuttavia nonostante tu sappia (sei cioè cognitivamente cosciente) di te e delle tue dinamiche intrapsichiche non riesci a raggiungere quella "liberta" che auspichi. Che cosa manca?

Ti rispondo in questo modo, seguendo due punti che mi sembrano fondamentali e ovviamente potrai tu decidere (non solo con la testa spero!) cosa è opportuno fare.

1 Reprimere se stessi, evitare, nascondersi dietro i pregiudizi abbassa l’autostima e il tono dell’umore, toglie, col procedere, speranze ed energie, la vita rischia di diventare un grigio adattamento inerziale.

Forse è arrivato il momento di dare uno "scossone" prima di tutto a te stesso – scegliendo con cautela, dando una pregnanza alle decisioni che prendi rispetto alle persone che ti sono attorno – e al mondo che ti circonda (sempre se il gioco vale la candela!). Stai attento però, a non focalizzare solo le eventuali conseguenze negative! Accanto a queste ci sono sempre quelle positive che danno energia e invitano a continuare, ad andare avanti per sentirsi e vivere pienamente e con autenticità. (se vuoi leggi: Essere e vivere la diversità, un mio libro della edizione Kappa, che trovi anche cliccando qui in Gayshopping.

2 Un lavoro psicologico (individuale e di gruppo insieme) potrebbe essere utile se l’obiettivo non è analizzare, cercare spiegazioni e valutazioni, invece un lavoro per trovare quel coraggio, quella tensione emotiva e quella fiducia in te stesso che permettano l’agire, lo sperimentare, magari a piccoli steps, ascoltando le tue paure e affrontando le soluzioni emotive (più che razionali) per costruire i passaggi successivi da intraprendere volta per volta (dico spesso che tutta la nostra vita è un coming out!). Qui il lavoro sui fantasmi di cui parli, le distanze da coloro che nel tuo immaginario potrebbero soffrire se sapessero che tu… sei felice? Congruo? Sicuro delle tue scelte? Accettato e che sai amare? Scrivo con ironia questo. Non credo, infatti, che soffrirebbero più di tanto se esprimessi te stesso con gioia, genuinità, entusiasmo, ecc., questo farebbe intuire e sentire che stai bene davvero e che tendi a vivere nell’autenticità. Di solito questo non offende, anzi incute rispetto, al contrario di coloro che invece si arrovellano in rocambolesche capriole intellettuali per sviare, confondere, omettere, evitare.

Ma, torno a dire e concludo, non bastano le elaborazioni della "testa", della razionalità, del pensiero per cambiare il proprio comportamento e di conseguenza la propria vita, occorre una consapevolezza anche emotiva che passa attraverso la dimensione del cuore, del corpo, del vivere sulla propria pelle sia le trepidazioni del rischio, sia la tristezza e la delusione delle risposte del mondo!

Adattarsi sì, ma il più creativamente possibile e nella direzione del benessere personale, obiettivo sempre centrale del proprio Sé. Solo così, infatti, c’è possibile ri-appropriarsi di se stessi e riuscire a rispettarsi per poi "rivendicare" nel sociale, il rispetto per quello che siamo; mai sacrificarsi per essere ciò che gli altri vogliono che noi siamo o peggio ancora dovremmo essere!

Mi chiedi altro oltre la psicologia?

Penso alle associazioni gay di comunità, i gruppi di auto-aiuto tematici ma, se scegli la psicoterapia o il counseling allora vai nella direzione del filone Umanistico, quello che di più lavora sul corpo, sulle emozioni, sulle energie del Sé con l’intento di riattivarle e mobilitarle.

Ti suggerisco di evitare, invece, terapie troppo concettuali e cognitive, nel tuo caso, a mio modesto parere professionale, sarebbero lunghe e forse ritarderebbero il dispiego di qualche energia che invece ora c’è, visto che gentilmente mi hai interpellato.

Grazie davvero e, se vuoi info sulle panoramiche e metodologie psicologiche attuale e specifiche, contattami via mail: Maurizio Palomba, counseling@tiscali.it sarò lieto di segnalartele a te e a quanti altri.

LEO

di Maurizio Palomba