I VACCINI PER L’HIV

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A che punto è la ricerca del vaccino che risolva il problema Aids?

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Di Giulian Meldrum [traduzione e commento: Simone Marcotullio]

Se avessimo un vaccino contro l’Hiv, il disastro, che è l’AIDS, non continuerebbe a progredire e risulterebbe invece un problema oggettivamente affrontabile. Questo è il principale motivo per cui la ricerca per un vaccino anti-Hiv è importantissima. Esistono tuttavia alcuni quesiti di carattere etico-politico e “strettamente” tecnico relativi alla ricerca sui vaccini contro l’AIDS, che riguardano principalmente l’efficacia (sia terapeutico-curativa e sia – soprattutto – preventiva) e la distribuzione di un eventuale vaccino.

Per superare alcuni di questi scogli è necessario uno sforzo comune sia da parte dei governi, sia delle organizzazioni internazionali a carattere scientifico e sociale, sia delle comunità direttamente coinvolte.

L’articolo che segue ha lo scopo di fare il punto della situazione aggiornata alla conferenza di Durban.

Quello che ancora non è sufficientemente chiaro è come coinvolgere direttamente le comunità: in Brasile – per esempio – la domanda per tentare la sperimentazione di vaccini contro l’Hiv viene dalle organizzazioni. Per tale ragione il loro ruolo è ufficialmente riconosciuto. In altri paesi la situazione non è ancora così chiara. In questi casi organizzazioni internazionali non governative dovrebbero intervenire in maniera incisiva.

Sono state proposte varie tipologie di vaccini con approcci differenti, sperimentati su animali e non. Cerchiamo di esaminare i progetti più significativi.

Innanzitutto: qual è l’iter di un vaccino prima di essere dato a una persona? Come possiamo stabilire se funziona e se inoltre è sicuro?

L’articolo che segue si occupa di alcuni candidati-vaccini sperimentati in Africa. Si tratta di cosiddetti “vaccini inattivi”. Per motivi di sicurezza l’idea di utilizzare vaccini con versioni indebolite del virus dell’Hiv è probabilmente stata abbandonata.

I vaccini che verranno dunque descritti sono sicuri esattamente come tutte le altre tipologie di vaccini in commercio: pochi e non superiori alla norma gli effetti collaterali rilevati: arrossamenti per le iniezioni, febbre, mal di testa, comunque effetti transitori.

PRINCIPALI TIPOLOGIE DI VACCINI

– Il più avanzato tentativo di vaccino, sperimentato in USA, Canada, Olanda, Belgio, Lussemburgo, Porto Rico e Tailandia, è AIDSVAX, un vaccino prodotto dalla compagnia statunitense VAXGEN. Esistono vari sottotipi del prodotto, in corrispondenza dei sottotipi del virus dell’Hiv. I più utilizzati e sperimentati sono chiaramente quello per il sottotipo B, e quello per i sottotipi B ed E, (esistono comunque altre versioni, per es. per il sottotipo C). E’ difficile dare un giudizio su questa tipologia di prodotto, se non sottolineandone i potenziali aspetti positivi e negativi: successo per alcuni pazienti con potenziamento del sistema immunitario, e infezione da HIV per altri nonostante il trattamento del vaccino.

Il principio su cui si basa AIDSVAX sono le proteine esterne al virus gp120 e gp41: una delle modalità per evitare che il virus dell’Hiv entri nelle cellule è quella dunque di creare anticorpi verso queste proteine. Ci sono ancora poche prove a suffragio del fatto che solo questa tipologia di anticorpi possa essere protettiva per le persone.

– Un’ altro modo di concepire un vaccino, invece che su anticorpi, è quello di generare una risposta immunitaria forte per creare cellule che distruggano cellule infette. (“cellular immune response”).

Il modello reale per questo vaccino sono essenzialmente quelle persone che, nonostante l’infezione da HIV, per lunghissimo tempo rimangono in stato di grazia con carica virale pseudo-nulla e numero di CD4 leggermente più basso del normale, ma comunque “ottimo”.

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Questo significa che il corpo ha trovato spontaneamente il modo di controllare il virus, non eradicandolo, ma mantenendolo sotto controllo. I vaccini di questa tipologia non utilizzano proteine superficiali come le gp120 e gp41, bensì proteine di “core”, ossia proteine più interne riguardanti i geni, come la p24 e la p17. Altri vaccini sono basati su altre proteine virali, che sembrano essere il minimo comune denominatore tra le varie tipologie di virus, come la Tat, la Rev o la Nef (da menzionare, per dovere di cronaca il tentativo dell’Istituto Superiore di Sanità, nella persona della dott.ssa Barbara Ensoli, che utilizza proprio la proteina Tat).

Riportiamo ora alcuni dei più importanti:

– ALVAC (prodotto dall’Aventis Pasteur), basato su un virus di uccello chiamato canarypox ( che sembra innocuo negli esseri umani), nel quale sono stati inclusi frammenti di HIV. La cosa più sorprendente è che sebbene i primi vaccini fossero basati sul sottotipo B ed in realtà, prelevando cellule da soggetti vaccinati, esse si sono mostrate efficaci anche su altri sottotipi, distruggendo cellule infette in individui infettati con sottotipi non B. Sono attualmente in corso tentativi in Uganda per verificarne l’efficacia.

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