L’AIDS NEL SESSO ORALE

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Uno studio dimostrerebbe che, anche in assenza di lesioni in bocca, l'Hiv potrebbe infettare i tessuti della cavità orale. Ma gli esperti minimizzano: è un rischio molto più...

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Un nuovo studio in laboratorio sui tessuti della bocca indicherebbe che il sesso orale non protetto potrebbe avere il potenziale di trasmissione dell’Hiv, anche se gli esperti affermano che il rischio è comunque molto più basso che in altri mezzi di trasmissione.
I risultati, pubblicati sul numero di marzo del Journal of Virology, indicano che, anche senza nessun taglio o abrasione nella bocca, l’Hiv può essere in grado di infettare i tessuti della cavità orale in determinate opportune circostanze.

Secondo quanto riferisce Reuters Health, il dottor Xuan Liu, dell’Università della Medicina e della Scienza di Los Angeles, insieme con altri colleghi dell’Università della California, ha prelevato campioni del tessuto orale da 50 soggetti sieronegativi in buono stato di salute, e ha esposto il tessuto a tre differenti tipi di Hiv. Si è scoperto che due tipi potevano infettare e riprodursi dentro le cellule chiamate cheratinociti che si dispongono sulla superficie della bocca, e che queste cellule possono trasmettere l’infezione ai globuli bianchi adiacenti. Il livello di infezione nelle cellule della bocca, tuttavia, era meno di un quarto di quello rilevato nei globuli bianchi.
«L’Hiv è in grado di entrare nei cheratinociti, ma si riproduce meno di quanto non faccia nelle cellule sanguigne, perché la saliva contiene un inibitore dell’Hiv» ha detto Liu. I cheratinociti sarebbero, in determinate circostanze, in grado di rilasciare il virus alle cellule del sangue, che proliferano molto più velocemente dei cheratinociti. Così, il trasferimento dell’infezione dai cheratinociti ai globuli bianchi può rappresentare una porta d’accesso dell’Hiv nel corpo.

I ricercatori hanno esaminato tre recettori che l’Hiv usa per allacciarvisi e infettare le cellule. Non hanno studiato i CD4, un recettore che si trova nei globuli bianchi e che è il più comune obiettivo dell’Hiv.
Hanno scoperto che i cheratinociti hanno due recettori che si legano all’Hiv. Tuttavia, quando il gruppo di ricerca ha usato gli inibitori per bloccare l’attacco dell’Hiv a questi recettori, è stato notato che essi non bloccavano completamente la trasmissione. Ciò ha suggerito, afferma Liu, che le cellule possano avere dei bassi livelli di altri recettori che vengono usati dal virus.
Una più approfondita ricerca è necessaria per determinare se i risultati di laboratorio riproducono ciò che realmente accade in un paziente vivo. Resta anche da dimostrare quanto sia applicabile a un possibile trattamento lo studio presente.

Il dottor Jeffrey Laurence, consulente scientifico anziano per i programmi all’American Foundation for AIDS Research (AmFAR) e direttore dell’ AIDS Virus Research al Collegio di Medicina di Cornell Weill, crede che le scoperte indichino che «non c’è ragione per modificare le linee guida del sesso sicuro che sono state emanate già 15 anni fa».
«Se non c’è scambio di fluidi corporei infetti, si può essere assolutamente sicuri, ma il bacio è stato dimostrato non avere alcun rischio, e il sesso orale ha un rischio molto più basso di altri tradizionali fattori riconosciuti come capaci di trasmettere l’Hiv».
Le indicazioni generali pertanto rimangono quelle di usare possibilmente il preservativo anche nei rapporti orali; e se proprio non si è in grado di sopportarlo, evitare assolutamente la presenza di sperma in bocca.

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di Gay.com UK

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