La “Fratellanza adottiva”

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In attesa che anche in Italia si riconoscano le coppie gay, don Narciso ci rivela un curioso rito bizantino. Non un matrimonio, ovvio, ma nemmeno da sottovalutare.

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Qualche settimana fa – era il giovedì Santo – sono stato a trovare don Narciso insieme al mio fidanzato. Come succede a chi ha amici di una certa età, capita di trovarli invecchiati e indeboliti anche a distanza di breve tempo. Un logoramento visibile che dispiace a chi ne ha a cuore le sorti ma che viene vissuto con filosofia dal diretto interessato. Forse la differenza la fa proprio la fede.

Per questa stessa convinzione in una realtà superiore che trascende le nostre quotidiane miserie, comprese quelle della Chiesa che vorrebbe essere di Cristo ma che in ultima istanza è composta di esseri umani, don Narciso si sente una persona indipendente, nonostante il decadimento fisico, almeno nello spirito e nella mente. Le sue iniziative sono state e sono ancora (lo dimostra la sua disponibilità a collaborare con Gay.it) quelle di chi ha in testa soltanto il proprio cervello e come punto di riferimento unicamente il Vangelo. Oltre a possedere una conoscenza profondissima della Storia della Chiesa e dei suoi riti.

Tra questi, era da tempo che mi parlava dell’antico “Affratellamento” o “Fratellanza adottiva”, praticato all’interno della Chiesa Greca tra il secolo VIII e il XV e testimoniato da tanti testi greci della Biblioteca vaticana e di quella di Grottaferrata. Un rito derivante direttamente dal giuramento che due legionari romani facevano nel tempio di Castore e Polluce, e che permetteva a un legionario maturo di adottarne uno più giovane per istruirlo nell’arte della guerra. I due vivevano insieme sotto la stessa tenda e, in caso di ferimento in battaglia, uno deponeva le armi per soccorrere l’altro. Sapere che sarebbe stato assistito dal “fratello” permetteva loro di rischiare di più: questa la ragione ultima della procedura.

Del rito cristiano che ne seguì pare esistessero varie versioni. Alcune prevedevano la comunione dei fratelli, il bacio in chiesa e, all’uscita, l’abbraccio del più vecchio al più giovane. Ovviamente non si alludeva più alla convivenza sotto la stessa tenda. Inoltre, nei paesi balcanici finì per essere esteso col tempo anche a persone con moglie e figli. Ma continuò ugualmente ad esistere, almeno fino alla presa di Costantinopoli del 1453 e alla consecutiva islamizzazione dei Balcani. Dopo di che fu soppresso a causa dei sospetti che suscitava negli invasori ottomani.

Non so bene per quale motivo, ma quel giovedì Santo, prima di celebrare (formalmente) con noi una comunione con il pane azzimo e il vino, don Narciso ha voluto celebrare proprio quel rito, affratellandomi in pratica al mio fidanzato. Nulla a che vedere col matrimonio, si intende ma, visto che in questo paese non esiste ancora alcuna legge che riconosca legalmente le unioni omosessuali, indipendentemente dal nome e dai diritti civili che si vogliano attribuir loro… beh, in mancanza di meglio, l’antico rito bizantino è stato un gesto gradito. E che consigliamo ai lettori più sensibili alle questioni religiose.

In appendice, l’orazione tradotta dagli editori in italiano del manoscritto datato dal secolo VIII: S.Parenti-E.Velkovska, L’Eucologio Barberini gr.336, CLV – Edizioni Liturgiche, Roma 2000, p.355.

211. Preghiera per la fratellanza.

Signore Dio Onnipotente, che hai creato l’uomo a tua immagine e somiglianza, donandogli la vita eterna, che hai voluto rendere fratelli i tuoi santi e lodati apostoli Pietro, corifeo per eccellenza, e Andrea, Giacomo e Giovanni figli del Zebedeo, Filippo e Bartolomeo, non vincolati secondo le regole della natura ma della fede e dello Spirito Santo; tu che ti sei degnato di fare fratelli i tuoi santi martiri Sergio e Bacco, Cosma e Damiano, Ciro e Giovanni, benedici i tuoi servi N. e N. non legati per legge di natura ma dalla fede. Concedi loro amore vicendevole, perché la loro fratellanza, nella potenza del tuo Spirito Santo, sia senza odio e salda per tutti i giorni della loro vita, per le preghiere della santissima e purissima signora nostra la Theotokos e sempre vergine Maria, del precursore san Giovanni Battista, dei santi e lodati apostoli, di tutti i tuoi santi martiri. Tu sei l’unione, la stabilità e il vincolo della pace, Cristo Dio nostro, e noi rendiamo a te gloria e azione di grazie.

Don Narciso è un vecchio prete romano, come ce ne sono tanti, cosciente di aver sempre voluto seguire il messaggio di amore di Cristo, anche quando è in disaccordo coi vertici della Chiesa e con la loro crescente omofobia. Ha accettato, pur mantenendo uno stretto anonimato, di aprire un dialogo con i lettori di Gay.it. Chiunque sia interessato, può scrivere a Flavio Mazzini, che gli rivolgerà tutti i vostri pensieri e le vostre domande.
 

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