LOCALI GAY? NIENTE AMICI, SOLO SESSO

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Un lettore denuncia la difficoltà nel mondo gay a fare conoscenze nei locali. "È molto più facile fare incontri di sesso occasionale". Talmente facile da sembrare quasi una...

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Salve, le scrivo per avere un suo parere in merito alla realtà che io e tanti altri ragazzi ci troviamo a vivere in italia. Sono anni che sto frequentado locali gay e da un anno, dopo delusioni varie sia dal punto di vista dell’amicizia che dell’amore, ho iniziato ad andare spesso in luoghi dove si pratica sesso occasionale (saune, dark, locali con cabine, parchi ecc).
All’inizio pensavo di poter fare a meno di andarci quando volevo. Invece, col tempo, mi sono reso conto che dopo un po di giorni che non facevo sesso stavo male. Infatti mi succedeva di diventare nervoso e di essere depresso. Poi dopo un po’ finivo per tornare di nuovo a fare sesso occasionale in questi posti come un drogato che ha bisogno della dose. È stato allora che mi sono reso conto di essere una specie di sesso dipendente.

Quindi ho iniziato a vedermi con una psicologa per parlare di questo argomento e per cercare di risolvere il mio problema. Parlando con lei e con tanti altri ragazzi come me mi sono reso conto che questa cosa è molto diffusa tra i gay.
In realtà io sono un tipo molto attento alla mia salute ma quando la voglia è così forte è difficile resistere. Poi diciamola tutta: è tanto difficile per un gay trovare degli amici o una relazione fissa almeno quanto è facile per un gay fare del sesso occasionale in una città grande come Roma. Io sono consapevole del rischio che comporta cambiare ragazzi nelle saune come fossero caramelle (malattie, sesso dipendenza, ecc). Sono consapevole anche del rischio che si corre andando nei parchi a fare sesso (essere rapinati, picchiati, e anche uccisi). Ma, allo stesso tempo, posso affermare con assoluta certezza, che questo è un fenomeno sociale di grande dimensioni ed è proprio questo che mi mette paura. Il problema non è solo mio ma è un problema di quasi tutti i gay. Spesso, quando mi è capitata l’occasione, ho provato anche ad andare in locali per gay dove non si fa sesso.
Diciamola tutta: la maggior parte dei ragazzi non ti danno confidenza neanche morti, se non per fare sesso occasionale, e questa cosa è tanto vera quanto triste.
La mia autostima, come quella di un sacco di ragazzi come me, dopo una serata in una discoteca gay sta sotto ai piedi ed è per questo che si finisce nei parchi ad accoppiarci come animali. Io penso che sia inutile che tutti i gay si lamentino di quanto sia difficile fare conoscenze o, fosse mai, avere una storia se poi alla fine siamo noi tutti a permettere che le cose vadano così. Dovrebbe cambiare proprio la mentalità dei gay italiani. Con questa affermazione intendo dire che i gay dovrebbero essere educati a essere più solidali e amichevoli tra di loro.
Trovo che sia un indecenza che nel 2006 siamo ancora a questi livelli. Io mi sono reso conto che il problema c’è ed è reale. Ne parlano tutti i ragazzi ma nessuno fa niente per poterlo risolvere. Ora mi chiedo: chi è che dovrebbe occuparsene? Vengono fatte tante iniziative da parte di personaggi famosi che fanno parte di associazioni importanti per racimulare voti durante le elezioni. (***) ma l’unica cosa che si limitano a dire è: “usate il preservativo” ma non basta mica solo questo a risolvere il problema!
Se decido di non fare più sesso e, magari, aspettare una relazione che va oltre la scopata ci posso pure diventare vecchio se la mentalità della gente in questa città resta quella che c’è adesso.
riassumendo:- è difficilissimo trovare un ragazzo con il quale avere una relazione fissa. – è difficilissimo trovare anche un amico – la chat stendiamo un velo pietoso…In definitiva sono questi i motivi per cui ho cominciato a frequentare luoghi dove si pratica il sesso occasionale mettendo a rischio la mia salute fisica e mentale. Insomma più che una scelta sessuale, tante volte,vivere la mia omosessualità in questa città mi sembra una condanna.
Ragazzo romano

Continua in seconda pagina^d
Caro ragazzo romano… indignato, deluso e fortemente irritato, quello che hai sottolineato credo sia un fenomeno, non solo molto diffuso nel mondo omosessuale, ma anche in quello eterosessuale! Provo a spiegarmi… Immagina di pensare a ciò che accade ad un 20enne etero quando, preso dal desiderio di sperimentarsi sessualmente, si butta in picchiata alla conquista (fine a se stessa) di una ragazza. Se accade in una discoteca cercherà di andare al sodo, magari accontentandosi di una “sveltina” in uno squallido bagno…oppure improvvisandosi “macho” e sicuro di sé sceglierà tra le tante “lucciole” che brillano nei viali della magica Roma, di conquistare la loro compagnia, dimenticandosi che di sesso mercenario si parla, vista la prestazione a pagamento!
E che dire poi delle chat, quelle etero, l’unico interesse è quello di raggiungere il più velocemente possibile l’atto sessuale, dentro o fuori il mondo virtuale!

Come al solito ho la sensazione che le difficoltà esistano semplicemente perché anche noi viviamo e come tale proviamo a sperimentarci nel mondo: sia che venga rappresentato da un piccolo borgo di uno sperduto paesino, che dalla più tecnologica e avanguardistica città!
Quello che probabilmente più differisce e sicuramente indegna gli omosessuali può riguardare non tanto il modello ludico delle esperienze di socializzazione, ma il giudizio e il pregiudizio che vi si cela all’interno.
Se un gay o una lesbica frequenta un locale di tendenza eventualmente sperimentandone l’esperienza erotico-sessuale, agli occhi della società si ghettizza e si condanna alla diversità…non fa altro che rinforzare lo stereotipo dell’omosessuale inteso come diverso/perverso. Se questo, invece accade ad un uomo eterosessuale (per le donne il rischio è ancora simile a quello degli/le omosessuali) è un FICO!
Vista la difficoltà a distruggere tale stereotipo potrebbe essere utile cercare di non assecondarlo.
Nell’esperienza di outing di un omosessuale credo che le saune, ovvero i luoghi di battuage, le dark rooms, sono esperienze importanti (non obbligatorie), e sicuramente utili per liberarsi dalla paura di poter vivere il proprio sé omosessuale. In seguito, però, se questo elemento così liberatorio si conferma come unico modus vivendi dell’esperienza relazionale dell’individuo, potrebbe rivelarsi pericoloso e controproducente.
Io parto dal presupposto che ogni individuo ha il diritto di vivere affermandosi e confermando i propri pensieri e le proprie emozioni a prescindere dall’orientamento sessuale.
Ognuno, nel rispetto di se stesso e degli altri, deve vivere in linea con quello che sente di essere!
Ognuno dovrebbe cominciare ad essere se stesso proprio confrontandosi con la società in cui vive, non avendo particolari paure di giudizi e pregiudizi, rinforzando la naturale espressione di ciò che si sente di essere: gay, lesbica, etero, bisex, transessuale, transgender…in un’unica parola un INDIVIDUO!
Ricordo la mia personale esperienza nel PRIDE del 2000, per capirsi quello scandalistico in quanto in contemporanea al giubileo, dove un gruppo di omosessuali che, finalmente, uscendo dalle fila del piacevole e trasgressivo luccichio carnevalesco, sfilando composti e vestiti in modo molto sobrio (pantalone, camicia, giacca) portavano una “etichetta” vicino alla parte del cuore con su scritto: POTREI ESSERE IL TUO MEDICO, IL TUO COMMERCIALISTA, IL TUO FARMACISTA, IL TUO MECCANICO. Questo è viversi in quanto individui, questo a mio avviso è ciò che ogni persona, a prescindere dall’orientamento sessuale, dovrebbe imparare a perseguire, e l’ideale sarebbe far venire meno anche la famosa “etichetta”!
Nella tua mail di sfogo chiedi cosa potrebbe essere fatto…sono tante le cose che vengono svolte in queste direzioni da Associazioni, Istituti, Enti, sono tante le persone che sentono di poter sposare tale prospettiva di vita.
L’unica cosa da fare è non fermarsi portando avanti l’unico vero sentimento: l’AMORE.
Spero di aver risposto anche in parte ai tuoi dubbi, perplessità e paure…non esitare a contattarmi ancora.
Un abbraccio
Dr. Fabrizio Quattrini
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di Fabrizio Quattrini

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