Mindfulness: come gestire lo stress ci aiuta a stare meglio

Una tecnica di meditazione basata su studi scientifici: ecco la chiave del benessere

Cos’è la Mindfulness? Un’altra filosofia di stampo orientale che improvvisamente diventa di moda? Un’altra pratica New Age che funziona solo se ci credi?

No, questa volta si tratta di una rivoluzione nel campo delle pratiche meditative. Rivoluzione perché la Mindfulness ha profonde basi nella ricerca scientifica, ed in particolar modo in quella che riguarda la gestione delle emozioni.

“Certo! La gestione delle emozioni! Esattamente come nelle migliori tradizioni dei film giapponesi – direte voi -, dove un samurai meditando impara a controllare le emozioni e a non provare alcun dolore”. E invece no.

Gli esercizi di Mindfulness di Yukendu ti chiedono di fare il contrario. Le emozioni vanno osservate, così come sono, senza giudizio e senza controllo. Così come va osservato tutto “ciò che siamo” nel momento presente, “qui ed ora”.

Come in una versione rivisitata del “Carpe Diem”, la Mindfulness ti chiede semplicemente di fare Attenzione. Attenzione al respiro, alle singole parti del corpo e poi al corpo nella sua interezza. Attenzione alle sensazioni e ai pensieri, e poi… basta. E’ tutto qui.

La Mindfulness è “fare attenzione”.

La cosa sorprendente è che aumentando la nostra capacità di Attenzione, aumenta di conseguenza la nostra capacità di gestire le emozioni. “Ma come è possibile?” viene da chiedere.

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“Semplificando al massimo, l’attenzione ha sede nella Corteccia prefrontale – spiega Nicola, coach Yukendu , psicologo e musicista -, insieme al ragionamento e alla pianificazione del comportamento, mentre le emozioni si trovano nell’Amigdala”.

Quando ci troviamo di fronte un evento stressante, queste due parti del nostro cervello reagiscono entrambe. All’Amigdala però le informazioni arrivano prima, perché è la nostra “sentinella”, e si è evoluta per decidere in tempi rapidissimi se ci si trova in una situazione di pericolo oppure no.

Quando la sentinella “percepisce” un pericolo, inibisce temporaneamente l’attività della Corteccia prefrontale e la nostra parte emotiva opera un “sequestro emozionale” nei confronti di quella razionale. Smettiamo quindi di pensare, ma possiamo reagire istintivamente e in tempi rapidissimi.

Questo meccanismo era perfetto quando vivevamo come uomini delle caverne, e ancora oggi, se una persona ci si avvicina con aria minacciosa il nostro primo istinto è più o meno questo: “ma questo cosa vuole da me? ora gli faccio vedere io!” oppure “o mio Dio, e questo cosa vuole? ora scappo!”

Ma se quella persona è il vostro capo, allora reagire d’istinto potrebbe non essere la scelta migliore! Figuriamoci se si stratta del proprio compagno!

“La buona notizia è che abbiamo una scelta – continua Nicola di Yukendu -! E quella scelta risiede nel lasso di tempo che passa tra lo stimolo e la nostra reazione. E’ il tempo di cui abbiamo bisogno perché le cose che percepiamo arrivino anche alla nostra parte razionale, cioè alla corteccia prefrontale.

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La notizia migliore è che possiamo dilatare questo spazio tra lo stimolo e la reazione grazie alla meditazione”.

Diverse ricerche hanno dimostrato come una pratica costante delle meditazione Mindfulness porti ad una modifica dello spessore di materia grigia della corteccia prefrontale, e ad una maggiore attivazione di quest’area. Contemporaneamente si ha una ridotta attività dell’amigdala, correlata tra l’altro ad una diminuzione della percezione di stress e da un minore senso di ansia generale.

Quindi, praticare la Mindfulness irrobustice la corteccia prefrontale, e quindi aiuta a gestire meglio le emozioni.

Allenare l’attenzione a tutto “ciò che è”, al qui ed ora, osservando con compassione e senza giudizio tutta la nostra esistenza ha effetti diretti sulla nostra fisiologia, effetti sempre più evidenti grazie alla ricerca scientifica.

Tutto ciò dimostra scientificamente quanto siano importanti la meditazione e la consapevolezza per rendere efficace il percorso individuale verso il benessere, tanto che Mindfulness , ovvero meditazioni per imparare ad osservare lo stress, le preoccupazioni, e gli schemi mentali condizionanti che le generano; l’autoascolto, una particolare pratica di Mindfulness che consiste nel focalizzare per pochi secondi solamente l’attenzione sulle nostre sensazioni fisiche e sulle emozioni che ci attraversano in ogni, preciso, momento.