NIENTE ATTACCHI ALLA CHIESA

Un lettore a Don Franco Barbero: «mi rattrista vedere che nella chiesa Cattolica ci siano sacerdoti che attaccano, o peggio, non difendono il Papa». Risposta: «Avviamo un dialogo…»

Ho letto diverse risposte sul tema dell’omosessualità e della fede. Mi dispiace però di non trovarmi molto d’accordo. Prima di tutto credo sia davvero poco cristiano attaccare la gerarchia ecclesiastica. Già viviamo la divisione di diverse chiese Cristiane e mi rattrista vedere che nella chiesa Cattolica ci siano sacerdoti che attaccano, o peggio, non difendono il Papa. Vorrei ricordare a tutti i cattolici, gay bisex o etero, che il Papa è chiamato a guidare la Chiesa attraverso il dono dello Spirito Santo. Mi trovo invece d’accordo sul fatto che ci siano molti pregiudizi sulle persone omosessuali. Credo che sia doveroso però percorrere altre strade per non essere emarginati, non sicuramente quella di adattare il Vangelo di Cristo alla nostra vita per giustificare alcune nostre scelte. Credo che il Cristiano debba sforzarsi adattare la sua vita alla vita di Cristo. Questo è solo un mio pensiero che spero sia accolto, accettato e magari anche condiviso.

Grazie.

Adamas

Caro Adamas,

sono contento della tua proposta di avviare un dialogo circa il contenuto della tua lettera.

Ovviamente, un dialogo esige tempo e reciproca conoscenza. Se tu lo vorrai, potremo ritornare sugli argomenti con ulteriori scambi di idee. Il mio tempo è poco, ma farò il possibile.

1) Partiamo dal fatto che tu ritrovi nei miei scritti un attacco alla gerarchia. Evidentemente abbiamo due visioni della chiesa assai diverse. Io ritengo che amare la chiesa significhi parlarci con franchezza e non confondere la comunione cristiana con l’obbedienza ecclesiastica, come ho cercato di documentare nei miei due ultimi libri. Ma occorre, a mio avviso, compiere un passo ulteriore: distinguere accuratamente l’autorità dalla gerarchia. Di una autorità c’è certamente bisogno in una chiesa, ma esse può sacralizzarsi e degenerare, corrompersi, diventare esercizio di un potere mondano, autoritario, escludente. Bada bene che non si tratta di giudicare le persone (che vanno sempre rispettate), ma di esaminare la realtà e le dinamiche delle strutture nella loro oggettività con fredda e rigorosa lucidità.

Oggi questa deformazione del papato e di tutta la struttura clerical-gerarchica è messa fortemente sotto questione da un’ampia letteratura teologica anche cattolica.

E’ troppo semplice mettere il dono dello Spirito Santo come “ingrediente” dell’esercizio dell’autorità pontificia. Le gerarchie ecclesiastiche hanno sempre dichiarato di agire sotto la guida dello Spirito di Dio quando arrostivano le persone scomode, i ribelli, i dissenzienti, le “streghe”, gli “eretici” o emarginavano le voci scomode. Quanti roghi sono stati accesi, quante inquisizioni, quante crociate e quante guerre combattute, quante maledizioni sono state scritte contro gli ebrei e le donne nei secoli dicendo che tutto proveniva dallo Spirito Santo. Bin Laden, Sharon e Bush nei loro atti criminali si appellano a Dio.

E’ tempo di smascherare questa ideologia che permette di ammantarsi di sacro per profanare i diritti umani ed emarginare le persone. Si chiede perdono ai morti e si continua a perseguitare i vivi.

Se accettiamo una concezione aziendale della chiesa, allora quando non “giri” secondo gli interessi dell’istituzione, ti licenziano. Se consideriamo l’idea di una chiesa esercito dove il generale comanda e tutti eseguono, allora l’obbedienza “cadaverica” e “senza fiatare” è la suprema virtù. Dal Concilio Vaticano II e da ben più antiche esperienze è possibile anche in dialogo con le Scritture, pensare alla chiesa come “convocazione”, come “assemblea” dei liberi figli e figlie di Dio, come “casa di Dio” nella quale siamo tutti/e accolti nel confronto e nella matura convivialità delle differenze.

Potrei suggerirti centinaia di studi in questa direzione. Non sono affatto isolato su queste riflessioni.

2) Tu ammetti che nella chiesa esistono molti pregiudizi sulle persone omosessuali, ma credi che sia doveroso percorrere altre strade.

Può darsi. Non è detto che tu e io dobbiamo arrivare a Palermo facendo la stessa strada. I miei studi, i contatti diretti con decine di migliaia di persone omosessuali e il cammino con le comunità cristiane di base mi hanno fatto scegliere queste strade, ma certamente ne esistono altre, forse anche migliori. Sono contento di conoscerle e di imparare. Guai a chi si imprigiona in una sola strada. Perciò sono contento di conoscere in quale direzione lavori tu. Io ho scelto la via della franchezza, il dialogo “alto”.

3) Sono perfettamente d’accordo con te che è terribile “piegare il Vangelo”, adattarlo per giustificare le nostre scelte. Il mio lavoro quotidiano sulle Scritture mi porta a concludere che questa è l’operazione peggiore che si possa fare. Ma nel caso dell’omosessualità sarebbe davvero ridicolo cercare pezze giustificative nella Bibbia. Semmai può essere legittimo cercare di leggere i cosiddetti “passi difficili” collocandoli nel loro contesto culturale, storico, antropologico e religioso.

La realtà dell’omosessualità non ha alcun bisogno di essere “legittimata” dalla Scrittura. Essa è semplicemente una modalità umana. Semmai le scritture parlano a persone eterosessuali, omosessuali … per sollecitarle a vivere nella pace di Dio e nell’amore autentico.