RICONQUISTARE L’AUTOSTIMA

Scoprirsi lesbica e affrontare i problemi

Ciao Leo sei bravissimo.

Io volevo sapere quali sono i problemi legati all’autostima.

Questo perche’ (almeno da quanto mi hanno detto) la mia tristezza infinita, i piagnistei, e tutti i problemi del mondo compaiano ogni volta (e nonostante io non voglia) nei miei rapporti di coppia. E anche se non ci sono problemi io li creo… pensa che assurda… e rovino tutti i rapporti. Questi problemi pensi siano legati a problemi di autostima? Se si come mi devo curare? Come posso cancellare questa tristezza del cavolo di fondo?

Da quello che mi hanno detto questo e’ legato all’autostima…

Ha dimenticavo sono stata con uomini e da poco ho scoperto che mi piacciono le donne… ma i problemi putroppo rimangono gli stessi.

Non ce la faccio piu’ di me stessa; pensa gli altri che palle!

A parte gli scherzi dammi una mano che e’ un casino…

Cara Amica,

se da poco hai scoperto che ti piacciono persone del tuo stesso sesso, allora questo vuol dire che, con tua grande sorpresa, ti sei scoperta innamorata "persa" di una donna… Probabilmente in questa esperienza hai sperimentato anche la sensazione di essere nel giusto e di amare in modo naturale. È come se cominciassi a vedere la vita "con i colori"… e quindi tutto ti sembrerà più brillante. Questo è sicuramente per te l’inizio di una nuova vita e di un nuovo cammino.

Sicuramente l’autostima è molto importante in ogni tipo di legame interpersonale, sia sociale che affettivo. Quindi ancora di più in un rapporto di coppia. Non posso essere sicura che i tuoi precedenti rapporti con gli uomini non sono andati bene solo per un problema di autostima. Magari, inconsciamente, tu stessa hai voluto farli andare male perché non era quello ciò che il tuo vero Io voleva. Quindi mi riferirò soltanto ai problemi di autostima legati alla tua situazione presente.

La tua sessualità – e, comunque, quella di ognuno di noi – è una componente così forte, spontanea e profonda che alla fine ha permesso di soddisfare il tuo vero bisogno, che è quello di vivere la vita seguendo quello che sei. Quindi, in questo momento, secondo me, è come se tu fossi rinata, perché durante questi anni la forzata falsificazione della tua reale natura aveva provocato l’effetto su di te di una piccola morte. In questo momento dovresti sentirti un pochino meglio ed è bene, quindi, continuare lungo questo percorso. Ma vediamo adesso che cos’è l’autostima e che cosa c’entra con tutto questo.

Purtroppo, molti di noi tendono a vedere se stessi, gli altri, la propria vita e il futuro come se fossero avvolti da un velo oscuro. È da qui che deriva anche la tua situazione di "tristezza infinita". Questo modo di vedere è caratteristico delle persone che hanno una scarsa stima di sé.

Ma che cos’è l’autostima? Io ho trovato delle definizioni sull’autostima molte belle. Ecco quelle che più mi hanno colpito. La prima risale ad Aristotele, circa 300 anni avanti Cristo: "La felicità è l’attuazione del proprio essere". Un’altra bella definizione è stata formulata nel 1990 da un gruppo di lavoro californiano per la promozione dell’autostima e della responsabilità personale e sociale, e dice: "Autostima vuol dire apprezzare i valori e l’importanza della propria persona nella consapevolezza di poter fare affidamento su se stessi e di agire responsabilmente nei confronti degli altri." Ecco altre definizioni molto calzanti:

– "La capacità di vedere il mio posto nel mondo in modo realistico e ottimistico";

– "L’amore per se stessi indipendentemente da ogni specifica realizzazione";

– "Accettarsi come si è e avere il coraggio e la forza per progettare la vita nel modo in cui si vuole che essa sia";

– "Amarsi, rispettarsi ed essere pronti ad affrontare un fallimento";

– "La consapevolezza di essere importanti per noi stessi e per gli altri indipendentemente dalla situazione".

Queste sono tutte definizioni giuste dell’autostima. Scegli quella che ti fa stare meglio.

Tutti noi abbiamo un estremo bisogno di sicurezza. Allo stesso modo, ognuno di noi nasce capace di opinioni positive su se stesso ma, purtroppo, è possibile che le esperienze della nostra vita possano indurci a smettere di amarci.

Il primo ambiente delle nostre esperienze è, naturalmente, la famiglia. All’interno della famiglia, durante i primi anni della vita, si forma quella che gli psicologi definiscono "autostima primaria globale o caratteriale". È quella che ha radici più profonde nell’individuo e che si forma quando abbiamo la certezza di essere amati e apprezzati per quello che siamo, cioè indipendentemente da quello che facciamo. Ma sono rare le famiglie che alimentano l’autostima e lo sviluppo delle capacità specifiche dei propri membri, o che riescono a creare indipendenza nei propri figli anziché dipendenza e che, di conseguenza, producono persone abbastanza sicure di sé, in grado di costruirsi la propria vita al di là dei condizionamenti.

Di solito, invece, si è "approvati" soprattutto se si è ubbidienti, se si eseguono determinati compiti, e se ci si adegua a determinate regole sociali o familiari. In questo modo, però, non si forma quel senso di unicità e di valore della nostra identità personale.

Più tardi, nella seconda infanzia, comincia a formarsi un altro tipo di autostima più attivo che gli psicologi definiscono "situazionale": si tratta di quell’autostima che deriva dallo scoprire che siamo in grado di fare qualcosa. Se anche in questo momento le nostre esperienze sono infelici, in quanto subiamo critiche o la mancanza di rinforzi da parte di adulti mai contenti o comunque giudicanti, da parte dell’ambiente o dei compagni, si possono generare sensi di inferiorità e scarsa autostima.

Dal momento che da bambini veniamo approvati solo se il nostro comportamento si rifà alle regole dei nostri genitori o a regole sociali prestabilite, cresciamo con la sensazione che ci sia qualcosa di sbagliato nelle nostre esigenze autentiche. In questo modo svilupperemo una personalità che è più tesa a cercare l’approvazione e l’accettazione, che non permetterà di maturare in modo adeguato l’abilità di scegliere e di costruire la nostra vita, ma anzi ci farà avere atteggiamenti di sottomissione e passività.

La terapia cognitivo-comportamentale è sicuramente la terapia più idonea per acquisire il modo di pensare e di comportarsi che ti permetterà di guadagnare una sana autostima. Il modello proposto dalla terapia cognitivo-comportamentale è molto semplice. Esso si basa sul concetto che le emozioni e il comportamento sono influenzati dalla percezione che si ha di se stessi, della vita e degli eventi. In definitiva, emozioni e comportamenti dipendono dal modo di pensare delle persone.

Per ridurre i tuoi sentimenti di insicurezza, paura, disperazione, ti consiglio di intraprendere una terapia che ti aiuti ad identificare quali sono i "pensieri negativi" che ti portano ad avere questo tipo di emozioni. Potrai così valutare se essi sono validi e se sono veri, e sostituirli con altri più realistici e salutari, responsabili di un modo diverso di pensare e di comportarti.

Questi pensieri, il tuo modo di vedere la vita, le tue convinzioni, derivano da credenze radicate che hai acquisito nell’infanzia, le quali ti portano oggi ad avere delle interpretazioni disfunzionali circa te stessa, la tua vita, gli eventi che ti capitano. Ed è proprio sulle tue credenze erronee e sui pensieri che ti portano ad avere una bassa autostima che la terapia cognitivo-comportamentale agisce. Auguri.

di Antonella Montano

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