Sono gay o bisex? Non riesco a identificarmi

Un lettore scrive al nostro psicosessuologo chiedendo perché nonostante l’età adulta non riesca a capire in sessualità riconoscersi. «Saltello sempre da una sponda all’altra». Risponde l’esperto.

Indeciso, sempre. A quasi 50anni ho vissuto un esistenza nel campo affettivo basato sul dubbio. Mi piacciono gli uomini, mi piacciono le donne? Sempre a saltellare da una sponda all’altra e mai riuscire a vivere serenamente nessun rapporto, né con un uomo né con una donna. Ogni relazione, col tempo, viene da me screditata, cerco cavilli e difetti per poi giungere alla fine. Dove puntualmente vengo abbandonato, o per meglio dire, metto gli altri nella condizione ottimale di poterlo fare.

Diversi psicologi per capirci qualcosa mi hanno detto: "sei gay", "non sey gay", "hai avuto esperienze gay ma non lo sei fondamentalmente", "sei un bisex mancato", "nei gay cerchi la complicità maschile che non ti possono dare"…  Insomma un’esistenza su un’altalena in perenne oscillazione che a intervalli regolari mi ha provocato uno stato nevrotico quasi cronico.

Morale di tutto ciò: non riesco ad approfondire una relazione più di tanto sia maschile che femminile. Antiche paure di doloroso abbandono e mortificante rifiuto vissute nella mia infanzia e adolescenza sembrano aver segnato per sempre la mia vita affettiva, la possibilità di poter vivere serenamente una sana relazione d’amore.  In compenso in questa terra di mezzo l’unica cosa che sto riuscendo a salvare è il rapporto che ho con la mia solitudine. Almeno quello…   

Saluti,

Zavorre

La risposta del dott. Fabrizio Quattrini

Carissimo,

nel leggere la tua mail non posso fare a meno di percepire la difficoltà legata ad una bisogno di volersi conformare ad ogni costo con il contesto sociale. Essere eterosessuali, omosessuali, bisessuali, appare costantemente più importante che riconoscere di "essere" se stessi. Come hai sottolineato anche tu il rifugiarsi  nella solitudine, che non è l’aspetto "sano" del proprio essere, come individuo, uomo, persona, appare l’unico modo e mezzo per evitare di "sentire". È una difesa dell’individuo, che si sprigiona per necessità, e "zavorre", come tanti altri la accettano riconoscendo il proprio "fallimento".

Sono convinto che tanto più un individuo tenta di rimanere ancorato agli stereotipi socio-culturali, cercando di "incasellarsi" anche quando certe categorie gli stanno strette, e altrettanto prepotentemente la stima e fiducia in se stesso cadono a picco in un oblio di amarezze e sofferenza. Ecco che le relazioni si fanno più sfumate, astratte , complesse e spesse volte difficili non solo da gestire, ma anche da accettare e vivere.

Gli uomini sono animali sociali e non devono permettersi di annichilirsi, allontanando la loro necessità di stare assieme. Le persone hanno bisogno di relazionarsi come di rimanere in una "sana" solitudine. Il confronto e la fusionalità con l’altro sono necessarie tanto quanto il bisogno di "differenziarsi".

I percorsi individuali si distinguono in base alle esperienze vissute, lasciano in ognuno aspetti sia positivi che negativi. Purtroppo, sembra che la nostra predisposizione sia quella di ricordare i vissuti più dolorosi dai quali cerchiamo di difenderci e questo genera sofferenza. Riconoscere questo aspetto della nostra esistenza può aiutarci a comprendere il bisogno di risollevare se stessi, promuovendo un percorso potenzialmente indirizzato verso un "sano" egoismo.

Ricercare quindi in maniera ossessiva la conferma del proprio orientamento sessuale può favorire un fallimento nelle relazioni in generale e più specificamente in quelle sentimentali e sessuali. Ecco che orientarsi indistintamente verso uomini, oppure donne alimenta l’aspetto "ossessivo" e "ansioso" che, invece di promuovere il processo di differenziazione e fusionalità, attiva l’incertezza ancorando le persone ad una possibile "terra di mezzo".

Credo nella bisessualità degli individui. Ognuno, uomo e donna ha potenzialmente innata la possibilità di orientarsi e questo associato ad una complessa interazione evolutiva degli aspetti costituzionali, familiari e sociali concede il "lusso" di dirigere le proprie attrazioni.

Essere bisessuali non vuole rappresentare la soluzione alla possibile teoria degli orientamenti sessuali, ma l’occasione di orientarsi senza disperdersi!

Quando una persona sente forte l’attrazione per un altro individuo non ha senso ostacolarla, a mio avviso è giusto che possa permettersi di vivere tale esperienza nel rispetto di se stessi e degli altri, a maggior ragione quando è chiara la corrispondenza del sentimento.

Essere potenzialmente bisessuali non significa avere contestualmente relazioni con uomini e donne, ma riconoscersi omosessuali ed eterosessuali di fronte alle esperienze che la vita ci concede.

un augurio di un sereno Natale a Zavorre e a tutti gli utenti di Gay.it