UN HIV+ SU 4 RIFIUTA I FARMACI

Sono in tanti a essere convinti che facciano più male che bene. O che portino inevitabilmente a effetti collaterali terribili. E perciò molti si ammalano. I risultati di uno studio.

Quasi un quarto delle persone che avrebbe bisogno di una terapia contro l’Hiv si rifiuta di farla e molti altri la interrompono. Lo rivela uno studio realizzato a Brighton: il professor Rob Horne ha detto alla Conferenza Farmaceutica Britannica che si è tenuta a Manchester la scorsa settimana che la decisione di prendere i farmaci contro l’Hiv non è determinata da considerazioni pratiche come l’opportunità o i veri effetti collaterali ma da convinzioni profondamente radicate sull’utilità dei medicinali che spesso non sono in accordo con la scienza.

Horne ha detto che lavorare con i pazienti per migliorare l’aderenza non porta a niente se lo staff medico non demolisce la convinzione che i medicinali facciano più danno che bene o che i sintomi come l’ansia e la depressione sono effetti collaterali (sempre) presenti. Horne ha chiesto a 136 pazienti dei centri anti-Aids di Brighton a cui sono state proposte terapie contro l’Hiv cosa pensassero dei farmaci, dell’Hiv e della medicina in generale. Dei 136 intervistati, ben 38, pari al 28%, hanno rifiutato i farmaci. Nel corso dello studio durato 12 mesi, 22 soggetti dei 38 alla fine hanno iniziato a prendere i farmaci ma anche se l’aderenza era buona all’inizio molti hanno interrotto la terapia entro l’anno.

Indagando le convinzioni della gente, Horne ha scoperto che le persone che non sono convinte di aver davvero bisogno delle medicine sono quasi sette volte più soggette a rifiutarle quando vengono loro offerte, e chi è più preoccupato degli effetti collaterali che dell’Hiv rinuncia alle medicine quasi otto volte più spesso. E se si comincia la terapia con queste convinzioni si hanno da tre a cinque volte più probabilità di smettere.

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Horne riferisce che l’aderenza è influenzata dalla “interpretazione dei sintomi, dalle convinzioni personali riguardanti l’Hiv e da quelle sulla medicina in genere. Molte di queste convinzioni, anche se presentano una loro logica, non sono in accordo con le prove scientifiche e i procedimenti sanitari”. Ha poi aggiunto che i medici spesso non capiscono i dubbi dei pazienti o li trascurano mentre lavorare sul modo di pensare è fondamentale.

Intanto un altro studio ha scoperto sorprendentemente che le persone sieropositive che hanno avuto sintomi legati all’Aids e che sono in terapia sono più felici e riferiscono una qualità di vita migliore dei sieropositivi asintomatici, specie di quelli che non seguono alcuna terapia. I ricercatori della Welsh School of Pharmacy hanno scoperto che i pazienti cui era stato diagnosticato l’Aids hanno raggiunto in un questionario sulla qualità della vita un punteggio pari a 8,5 su 10, dove 10 è perfetto e 0 pessimo. Invece chi non ha mai presentato sintomi ma è in terapia ha raggiunto un punteggio pari a 7,5 e quelli non in terapia appena 6,5.

I ricercatori non hanno avanzato spiegazioni sui motivi che portano le persone che sono state malate a sentirsi meglio delle persone che non lo sono state e hanno detto che sono necessari studi più approfonditi che seguano le persone per un tempo più lungo.

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di Gus Cairns – Positive Nation