“VOGLIO DIRLO A MIA FIGLIA”

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"Lei ha 14 anni, è sveglia. Credo abbia capito. Mi sembra giusto che sia io a parlarle, ma la madre è contraria". L'esperto: "Situazione delicata. Meglio valutare con...

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Salve, la questione che vorrei sottoporvi è la seguente.
Io sono padre di una bellissima figlia di 13 anni, (tra poco 14), avuta dal mio solo e unico matrimonio, quando ancora non sapevo chi e cosa ero. Credo che tocchi a me dirle della mia omosessualità, o meglio penso che sia giusto lo sappia chiaramente da me, prima che da altri. Spesso lo ho pensato anche in passato, ma adesso che la vedo grande ancora di più.
Con lei ho un buon rapporto, siamo legati da un grande affetto. Diciamo me la sono cresciuta, senza nulla togliere a sua madre con la quale ho un discreto rapporto, basato sulla stima e la fiducia. Penso che mia figlia abbia intuito che suo padre è gay, (non mi ha mai visto in relazioni… di amicizia “particolare” con una donna, mentre con uomini sì) ha 2000 antennine sulla testa. Lei è una bimba/ragazza quasi, serena e solare, un po’ timida e in passato un po’ chiusa, adesso molto meno. Malgrado questo io penso che devo essere chiaro con lei, anche se sua madre non è molto d’accordo, teme che possa traumatizzarla. Vorrei un vostro parere e qualche cosiglio.
Con l’occasione vi saluto e vi ringrazio.
men boy – 41 anni

Salve,
quella che scrivi è una situazione delicata e complessa allo stesso tempo. E’ ormai noto che esprimere la propria diversità, specie quando questa è considerata sconveniente, è sempre un’esperienza difficile, che ridefinisce i rapporti e gli equilibri del sistema “famiglia”. E’ anche vero, in linea teorica che arrivare, come meta ultima, alla piena autenticità nei rapporti significativi e importanti è la sfida che ciascuno di noi fa con se stesso, pur riconoscendo le difficoltà consapevoli e le condotte inconsapevoli, che ci troviamo a vivere.
Pedagogicamente il miglior modo di dire le cose ai figli sui vari argomenti della vita, è quello di attendere che siano loro stessi a proporli, a sentirne l’esigenza, a volte con domande dirette e specifiche persino crude, alle quali, va da sé che evitare di mentire è la cosa migliore. Allora come fare? Sicuramente l’Adulto (padre o chicchessia) ha le potenzialità per ricercare un linguaggio appropriato per comunicare con lui/lei, infatti è suo l’impegno e la responsabilità di questo, e quando le cose non sono facilissime oggi può facilmente e sicuramente farsi consigliare da operatori esperti.
Sul trauma ipotizzato da tua moglie ritengo che possa diventare presente davvero nel momento in cui proprio questo immaginario trasforma-deforma fino a far diventare la realtà psichica una realtà relazionale. Certamente è da considerare che il tutto è sempre all’interno di un preciso contesto sociale, più ampio della famiglia stessa, che va riconosciuto, gestito, ed affrontato per una visione più ampia e meno riduttiva della mera questione padre-figlio. Purtroppo ancora molti pregiudizi e false opinioni su questo argomento non rendono facile l’accettazione e il rispetto della diversità altrui, specie se è omosessuale.
I giovani(ssimi) di oggi sono molto più scaltri e meno propensi a farsi prendere in giro, sono informati, poiché vivono nell’Era dell’informazione rapida, concisa, sintetica, efficace e pratica. Difficile mentire loro e soprattutto, non è giusto. Meglio, quindi, orientarsi, come tu stai facendo, verso la testimonianza autentica di sé, anche perché se vivi bene la tua diversità, e anche tua moglie la condivide serenamente, allora sarà più facile anche per tua figlia accettarla, affrontarla e forse addirittura trovarsi a difendere la diversità di suo padre e soprattutto dovrà imparare ad affrontare la propria, qualunque essa sarà. Non credo sia il caso di esprimersi con confessioni e rivelazioni istituzionali da coming out come scritto sui libri e di vecchia generazione – contrappositivo e politico – ma rispettoso dei tempi e dei modi possibili di ciascuno, individuato e scelto fra risorse e limiti personali.
Ti cito, anzi trascrivo una citazione presa dal mio libro “Identità Diverse” scritto con Del Favero – Kappa ed. 1996 – su questo argomento, volendo cercare di suggerirti qualcosa che spero ti possa essere utile.
Non abbiamo alcuna teoria prestabilita. A ciascuno la scelta della propria modalità. Quello che mi sembra importante è affrontare la questione in un ambito confidenziale, d’intimità. La grande confessione, le scene drammatiche sono da evitare. E, naturalmente, per evitare drammi, è necessario sentirsi a proprio agio e individuati.
Un saluto e tienimi informato, anche via mail: aiutogay@aiutogay.it
Maurizio Palomba, Psicoterapeuta Roma

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