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PERCHÉ SONO GAY?
di Maurizio Palomba
Mercoledì 14 Dicembre 2005

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Gay.it - PERCHÉ SONO GAY?
Un giovane lettore: 'Non voglio essere così. Non riuscirò mai a parlarne coi miei amici, con quello di cui sono innamorato e neanche coi miei genitori'. Il parere dell'esperto.

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Salve, ho scoperto da circa 3 anni e mezzo di essere omosessuale, capendo che non sono attratto dalle ragazze ma dai ragazzi, almeno sentimentalmente. Infatti mi sono innamorato di un mio amico ma non sono sicuro che sia gay! Inoltre non voglio sporgermi più di tanto con lui perchè magari potrebbe capirlo e andarsene o peggio dirlo a tutti quanti i miei amici. Sono in gruppetto di amici contati anche se conosco MOLTISSIMA gente della mia città. Da quando l'ho scoperto ho lasciato il miei vecchi amici d'infanzia per questo nuovo gruppo di amici - che mi conoscono solo da 2 anni - più grandi di me.

Io non voglio essere così! A volte (anzi sempre) penso al suicidio, perchè che senso ha vivere se bisogna soffrire fino alla morte? Non riuscirò mai a dirlo ai miei amici, e figuriamoci ai miei! Mi chiedo sempre: "perchè proprio a me? cosa ho fatto per meritarmi questo?". Lo so che a me sembra una condanna, ma non posso pensare che non potrò sposarmi o avere figli, fa troppo male.

Aiutatemi, datemi dei consigli. Ho paura di non essere accettato dalla mia famiglia, dai miei amici. Ho paura di essere visto diversamente se lo dico. Mi sento diverso dagli altri, come se fossi un mostro, uno contro natura, un errore.

I miei mi vogliono molto bene, viviamo al nord, economicamente stiamo bene, i miei insegnano, mia sorella è all'ultimo anno di università. Il resto della famiglia è del sud, e IGNORANTI. Non mi accetterebbero mai e poi mai (sono tipo quelli del film "Il mio grosso grasso matrimonio greco" per intenderci) e (vivono in un paese) la cosa si spargerebbe in tutto il paese e tutti riderebbero di me e metterebbero in cattiva luce TUTTA la mia famiglia. Credo che i miei amici lo stiano capendo soprattutto quello che mi piace (lo chiamo Stefano non è il suo vero nome). Ma quello che mi sorprende è che non è che fanno delle battute di cattivo gusto per mettermi in difficoltà ma anzi, cercano di aiutarmi con frasi a doppiosenso.

Credo che Ste sia gay e che lo abbia detto agli altri (tranne a me!). Ho paura lo stesso. Penso che prima di dirlo a tutti dovrei sapere accettare me stesso. Ma è questa la parte più difficile vero? Non è facile. Non voglio pensare di restare così per sempre. A volte piango di notte. Non so più cosa fare. Voglio uscire dal tunnel. Aiutatemi.

ciao Fabry - 18 anni




Ciao Fabry,

scoprirsi gay, desiderare gli uomini, cercare relazioni intime ed affettive con tutte le emozioni e le trepidazioni che una relazione comporta è una delle cose più belle della vita. Inoltre, è un banco di prova per definire al meglio la propria identità come gay. Certo non è facile se il contesto in cui vivi è omofobico, ma da quel che scrivi non mi sembra. I tuoi amici appaiono rispettosi, forse comprendendo questo periodo come momento di ridefinizione, come ricerca del tuo modo di essere.

Le domande che ti fai "perché proprio a me?" fanno pensare che ancora dentro di te la tua omosessualità non sia stata accettata in pieno come modo d'essere, ancora aleggiano fantasmi omofobici che vanno rivisitati e confrontati; nelle piccole province è difficile e per fortuna c'è internet che permette di dialogare con altri della tua età che vivono serenamente la loro realtà.

Poi, sposarsi… avere figli… ecc. C'è tempo e non è così direttamente proporzionale la cosa: omosessuali no figli! Il dato importante è che scegli sulla base di quello che sei e quindi senti, poiché solo così potrai trovare lo spazio per il tuo benessere futuro e le vie della tua autorealizzazione sia nella vita intima sia in quella professionale, aspetto, questo, importante nell'esistenza di ciascuno di noi.

E' vero, sei diverso, e questa caratteristica in un contesto impreparato o addirittura avverso ci pone fatiche in più sia per definirci sia per esprimere i nostri sentimenti. Ma è l'unico modo che abbiamo per dire ci sono anche io. Per conquistarsi l'autostima, senza peggiorare la situazione, anche parlarne in termini semplici alla tua famiglia che ti sta vicino affettivamente sarebbe cosa da considerare, seguendo i tuoi tempi e modi per farlo.

Vorrei ritornare alle trepidazioni che provi quando incontri Stefano, che indicano come il tuo sé si stia trasformando da un'omosessualità vista solo come affare negativo, scomodo, omofobico, ad una dimensione di semplice relazione d'intimità, per ora desiderata, fatta di sguardi, d'ammiccamenti, di frasi dette e non dette. Chissà se in un momento di coraggio, da Adulto tu possa permetterti di aprirti un po', per dire che vivi questa confusione emotiva, per esempio, che hai paura delle conseguenze che la cosa comporterebbe. In fondo dici tu stesso: "Penso che prima di dirlo a tutti (ma non credo sia necessario dirlo proprio a tutti) dovrei sapere accettare me stesso". Sante parole.

Sei giovane, ma non troppo, hai possibilità, tipo internet, che potrebbe aiutarti a capire la varietà di stili di vita e di possibilità di relazioni possibili, è forse arrivato il momento che t'incontri realmente con persone della tua età che vivono pienamente la loro omosessualità, per uno scambio, per un conforto, per un chiarimento. Anche un aiuto professionale, specie quando la tristezza ti fa fare pensieri insensati e inutili. Questi pensieri, come sono arrivati, lascia che se ne vadano allo stesso modo, lasciali scorrere, sono solo espressione di tristezze e d'immaginari pessimisitici sul futuro, dipenderà solo da te poter costruire al meglio il tuo benessere per una vita piena e felice.

Sulla questione genitori: è un processo e una decisione importante e delicata e, non raramente, presenta dei rischi. E' una fatica in più per chi come noi è portatore di una diversità forte. Credo sia utile dapprima occuparsi di sé, diventare sicuri dentro per poter poi affrontare gli altri, i genitori in questo caso. Se proprio invece vuoi considerare l'affetto profondo che i genitori sempre ti hanno dimostrato e chiedere il loro aiuto sappi che dovrà essere reciproco e quindi anche tu un po' dovrai occuparti delle loro lacune nel cercare di far capire cosa sei e quali sono i pregiudizi su questa realtà, che sono enormi, ed è anche vero che le cose socialmente sono cambiate, come sai.

Nel leggerti sento forza in me e immagino che sia anche un po' la tua che me la fa sentire: si tratta di imparare ad esprimerla, anche perché forse il primo ad avere pregiudizi e un'omofobia interiorizzata sembreresti proprio tu. Comunque, prima di tutto e giustamente si tratta di accettarla, senza troppe immaginazioni negativistiche sul futuro, poiché il futuro si costruisce giorno per giorno, partendo da quello che vivi ora per poi imparare ad affrontare il mondo e a fare dell'ambiente uno spazio importante per la tua vita. A prendere decisioni e a scegliere le persone a cui, sia con le ferite possibili, ma anche con la soddisfazione di dire "Ce l'ho fatta! Vivo la mia vita autenticamente seguendo quello che sono, senza nascondimenti, solo così posso scegliere e decidere per me, in base a quello che sento, sono e voglio".

Due buon testi che puoi consultare ed eventualmente far leggere ai tuoi genitori sono Figli Diversi (Giovanni Dall'Orto, Paola Dall'Orto, Sonda ed.) e uno più specifico dal punto di vista psicologico Essere e vivere la diversità (a cura di M. Palomba, Kappa ed.).

Un saluto affettuoso e sono sicuro che anche questa passerà e, chissà, domani potrai raccontartela dicendoti: "Come ero piccolo!!!!!!!!"

Dr Maurizio Palomba

Gay Couseling Roma

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