
La scorsa settimana è stato divertente leggere il sostegno incondizionato di molti politici al cardinal Bagnasco - che metteva l'omosessualità in relazione con la
pedofilia e l'incesto - specie dopo la (relativa) ritrattazione del segretario di Stato pontificio. Poi hanno accusato direttamente il governo per l'inevitabile "Bagnasco Vergogna" sul portale della cattedrale di
Genova. Se i politici sono disposti a tutto per una manciata di voti, all'interno della Chiesa esistono invece diverse posizioni critiche, alcune più moderate, altre più aspre. Io ho avuto la fortuna di parlare a lungo con un anziano prete che ha viaggiato il mondo e formato tantissimi
giovani e che è ancora impegnato a studiare e a tramandare la storia della Chiesa e dei suoi valori. Pur tenendo sempre fede al voto di castità, ha occhi per vedere, orecchie per ascoltare e un cervello per trarre le somme. Ha accettato di farsi intervistare, protetto dietro l'autoironico pseudonimo di
Don Narciso perché pensa di poter essere più utile da vivo. Ma rimane a disposizione di quanti,
giovani e meno
giovani, credenti e non, omosessuali ma non solo, volessero scambiare un'opinione schietta, anche polemica, ma priva di ipocrisie e di toni da crociata.
Come mai uno come te finisce per farsi intervistare da uno che di solito si occupa di sesso?Il
sesso è una cosa naturale. Una persona può confessarsi e raccontare al prete le sue avventure, delle quali magari si è pentito. Oppure no. Ma ognuno ha una sessualità e sceglie come viverla, senza che questo determini se è una brava persona o non lo è.
Se tutti hanno una sessualità, la avrete anche voi preti?Io ho scelto di dedicare la mia vita a Gesù Cristo, perché sono stato sempre innamorato di lui, più di chiunque altro. Riconosco però la
bellezza, mi fa piacere guardarla, in strada o in queste riviste piene di
pubblicità ammiccanti. Ma mi fermo lì. Non ho mai avuto rapporti sessuali e non penso proprio di cominciare adesso.
Cosa sai del sesso, non avendolo mai praticato?Io ho imparato tutto sul
sesso quando avevo 21 anni. L'ho imparato in latino, con la teologia morale, studiando i comandamenti: il
de Sexto, il
de Nono… Tutti noi preti abbiamo avuto una formazione tecnica sulla questione. Per questo accuso i preti italiani di una grande falsificazione, quando dicono nel catechismo:
Non commettere atti impuri. In realtà il comandamento dice:
Non commettere adulterio, cioè non uccidere "moralmente" il tuo prossimo. Perché, ad esempio, poteva essere una vergogna ritrovarsi il figlio di un altro.
I dogmi devono tener conto dei cambiamenti dei tempi?Gesù ci insegna soprattutto ad amare il prossimo. Mosè nel Levitico dava per scontata la schiavitù, una cosa che oggi noi riteniamo inaccettabile, e anche San Paolo diceva ai servi di restare sottomessi ai padroni. Mosè però aveva permesso il divorzio, vista la fragilità degli uomini. Gesù invece era contrario: considerava un'ingiustizia scacciare una donna di casa, perché significava distruggerla, costringerla a prostituirsi. Nessuno più l'avrebbe accolta. E poi una donna divorziata non doveva fare
sesso - e questo vale ancora oggi presso i musulmani - altrimenti finiva per essere lapidata. Quando chiesero a Gesù cosa fare della peccatrice lui si chinò e scrisse in terra con un sasso, poi disse: «Chi di voi è senza peccato…», e gli accusatori se ne andarono. Gesù disse allora alla peccatrice di andare via perché nessuno la condannava, e di non peccare più.
Cosa aveva scritto in terra?Nessuno lo ha spiegato. Sarebbe interessante saperlo…
L'episodio ci insegna che più grave del sesso è il giudicare. 
Che poi è quello che sta facendo adesso il santo Padre, che sta dando i numeri, sta uscendo dalla sua funzione. Papa Giovanni XXIII si scagliava contro i "Profeti di sciagura", che annunziavano il male, lo vedevano dappertutto. Io penso che pure i vescovi italiani, quando condannano i DiCo, perché sarebbero un pericolo per la famiglia, sono "Profeti di sciagura". Anche perché queste coppie di fatto già esistono e non creano problemi alla famiglia. I problemi delle famiglie sono economici, perché i ragazzi non hanno un
lavoro, non hanno una casa. E poi, vivendo a lungo coi
genitori, fanno
sesso con la fidanzata ma non producono figli, perché non possono permetterselo. Dunque è la nostra società ricca che condanna i suoi figli a una vita "immorale", perché è una società egoista, classista. È questa l'Europa atea, quella che rinuncia a Cristo.
Ma quando ha cominciato a spegnersi la luce del Concilio? 
Tutto è cominciato con il '68, con l'enciclica
Humanae vitae. Dopo Papa Giovanni si respirava aria di libertà, in tutti i sensi, ma il '68 e la rivoluzione giovanile spaventarono Paolo VI, che fino a quel momento era stato un Papa moderno, aperto al dialogo. Il rovesciamento delle regole morali, i ragazzi che andavano via di casa, quella che De Gaulle chiamò "la diarrea", spaventarono il Papa, ma anche l'allora giovane e progressista (!) cardinale Ratzinger. Paolo VI aveva nominato una commissione, la cui maggioranza sembrava aprire al preservativo, poi alcuni pretoni, "profeti di sciagura", impaurirono il Papa, che prese la decisione contro la stessa maggioranza, per tentare di porre un freno.
Tu lo hai conosciuto personalmente?Lo avevo conosciuto poco prima del '68. Ricordo quando dovetti leggere l'enciclica in una chiesa di New York. Era stata tradotta in uno spagnolo pessimo. La gente rideva e si indignava allo stesso tempo. Negli anni successivi lo continuai a frequentare, fino alla morte. Ma si era chiuso in se stesso e la gente finì per chiamarlo "Paolo Mesto". Era molto impopolare, c'era tanta ostilità contro di lui.
Dopo quaranta anni la Chiesa si scaglia ancora contro il preservativo, ma il '68 è finito e in mezzo c'è ...
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